
Quello che sta accadendo a Roma da mesi e settimane rispetto al tema del verde è dir poco allucinante.
La giunta guidata da Gualtieri sta procedendo all’abbattimento di centinaia di piante, spesso di alto fusto: lecci, pini, tigli.
Alberi che fanno parte del paesaggio urbano e che danno ombra ai residenti.
La situazione è grave per vari motivi.
Anzitutto, durante questo periodo, la legge vieta di abbattere alberi perché è il periodo della nidificazione.
Il che significa, come hanno dimostrato anche gli ormai esasperati residenti dei quartieri di Monteverde e in questi giorni dell’Eur, abbattendo gli alberi si distruggono anche i nidi stessi.
La giunta si tutela dietro la solita, sempiterna scusa: l’urgenza di mettere in sicurezza piante che non sono sicure.
Con questa procedura di emergenza, l’assessore al Verde e il sindaco, così come gli assessori dei municipi coinvolti, pensano di mettere a tacere ogni problema.
Come se si potessero così stravolgere quartieri, lasciando intere strade senza alberi, senza coinvolgere i cittadini, uccidendo gli uccelli, distruggendo il paesaggio.
Nessuno nega che alcune piante possano essere pericolose, nessuno vuole morire sotto una pianta che cade.
Ma il problema è che a dichiarare che un albero è pericoloso o “giunto a fine vita”, altra locuzione astrusa, è sempre, in tutta fretta, un tecnico delle ditte scelte dal Comune, con un evidente conflitto di interessi (controllore/controllato).
Manca, cioè un controllo terzo, che possa stabilire che oggettivamente l’albero è malato.
Non solo.
Per abbattere gli alberi, decine di migliaia a Roma, sono stati spesi decine di milioni di euro.
Spesso abbattere e ripiantare è poco conveniente per il Comune e quindi per i cittadini, rispetto alla cura delle piante, mentre sta diventando una gallina dalle uova d’oro per le ditte, che ovviamente si guardano bene dall’evitare di abbattere un albero sano.
Spesso, infatti, se si trovano alcuni alberi malati in un filare, si abbatte l’intero filare.
La giunta sostiene che gli alberi saranno ripiantati: ma questo ormai è davvero insopportabile greenwashing, perché il punto non è questo.
Questa operazione viene svolta in totale mancanza di trasparenza.
Non c’è un vero censimento del verde, non si sa se il saldo tra abbattuti e ripiantati è positivo o negativo (per ora, verosimilmente, negativo).
Non si sa chi siano le ditte che abbattono e ripiantano, non si sa bene come vengano smaltiti i tronchi, non si sa come vengano scelte le specie da ripiantare e perché quelle.
Ci sarebbe davvero da fare chiarezza su tutto e già un’inchiesta è partita, dopo la tragica morte di Francesca Ianni, madre di tre figli, durante le vacanze di Natale scorso.
Proprio dopo la morte della donna – che ha sconvolto noi tutti, si sono intensificati gli abbattimenti.
E per certi versi sembrerebbe logico e giusto.
In realtà così non è, perché non si può rispondere a una morte così assurda decidendo di abbattere ovunque possibile e nonostante non sia periodo di abbattimenti.
E soprattutto quando i cittadini sono giustamente sul piede di guerra.
Dunque, se è comprensibile capire che i politici non vogliano essere coinvolti in inchieste penali, non è comprensibile la risposta a questa paura: sarebbe come togliere tutto l’asfalto di Roma, lasciando la città senza asfalto perché rovinato, per evitare il rischio di incidenti causati dalle buche.
Con il verde invece si fa come si vuole, senza capire che oggi per i cittadini il verde è diventato importante come se non più di altri temi.
Il punto più grave resta infatti il mancato coinvolgimento dei cittadini.
Questa giunta aveva promesso una Consulta del Verde, come ha ricordato il consigliere capitolo Daniele Diaco, vicepresidente della Commissione Ambiente e l’unico in piazza con i residenti all’Eur in questi giorni, che non è mai arrivata.
In sostanza, gli interventi sono calati dall’alto, a volte di nascosto, a volte con cartelli poco chiari che parlano di potature, a dimostrazione della cattiva coscienza (o comunque dell’ignoranza).
Basta. Non è più possibile fare così.
Se tu Comune decidi di potare selvaggiamente, spesso capitozzando, pratica ancora in uso, o addirittura scegli di abbattere decine e decine di alberi ad alto fusto, a volte anche centinaia, devi per forza coinvolgere i residenti.
Devi spiegare loro perché lo stai facendo, devi mostrare le prove, devi indire un’assemblea pubblica in cui le persone possano dire la loro, fare domande, capire.
E trovare poi un eventuale punto di incontro.
Invece no.
Sul verde come d’altronde su tutto il resto, basti vedere l’utilizzo dei fondi del Giubileo per trasformare la città in un modo in cui nessuno dei cittadini ha potuto dire la sua, la Giunta decide come se fosse sovrana, dall’alto, senza che i romani possano dire nulla.
Noi abbiamo solo il diritto (dovere) di meravigliarci delle meraviglie della città e di come il sindaco e i suoi l’hanno cambiata a loro decisione unilaterale.
Manca davvero qualsiasi straccio di cultura deliberativa.
Tra l’altro, sempre a proposito di vegetazione, bisognerebbe chiedersi perché tutti gli alberi promessi nei progetti degli architetti del Giubileo, ad esempio alla stazione Termini – quasi giungle urbane tanti ce n’erano nei modelli – non sono stati poi piantati nella realtà quasi per nulla.
La giunta li ha pagati?
O no?
E chi ripagherà i cittadini del danno?
Questa è solo una delle mille domande che si dovrebbe fare al sindaco e all’assessora al Verde Alfonsi.
Ma lui, a quanto pare, non ci pensa proprio ad aprire discussioni con i residenti.
Forse è molto impegnato a rilanciare la sua candidatura bis, sempre dall’alto, perché non mi pare si stia parlando di primarie.
Nel frattempo, i residenti esasperati e stanchi, insieme alle associazioni, scendono in strada, si avvinghiano agli alberi, rischiando denunce pesanti, perdendo giornate e ore di lavoro.
Eppure tutto quello che vorrebbero è che non si facesse strage di alberi senza senso, senza ragione, senza che si capisca cosa verrà dopo, perché ne va della loro qualità di vita.
Che si rispettasse il Regolamento del Verde di Roma, che si facesse una Consulta del Verde.
Sarebbe il minimo, eppure neanche questo viene loro dato.
Da una giunta che, sulla carta e solo su quella, si definisce di sinistra.
(Articolo di Elisabetta Ambrosi, pubblicato con questo titolo il 7 maggio 2024 sul sito online de “Il Fatto Quotidiano”)
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N.B. – Ai fini di un a corretta informazione si ritiene doveroso fare le seguenti precisazioni ad alcune delle affermazioni scritte da Elisabetta Ambrosi.
“Anzitutto, durante questo periodo, la legge vieta di abbattere alberi perché è il periodo della nidificazione” – A prescrivere il divieto non è una “legge”, ma il Regolamento del Verde approvato dall’Assemblea Capitolina con delibera n. 17 del 12 marzo 2021, che vieta (4° comma dell’art. 33) di fare “potature” (e non “abbattimenti”) nel periodo che va da aprile ad agosto, “fatti salvi gli interventi urgenti dettati da ragioni di sicurezza ed incolumità pubblica”.
Per quanto riguarda la nidificazione il divieto vale per i mesi di marzo e agosto, escludendo sempre condizioni di accertata pericolosità delle piante.
In caso invece di abbattimenti (comma 16 dell’art. 40) “gli eventuali nidi di volatili presenti sulle alberature oggetto di abbattimento devono essere prelevati con le dovute accortezze e consegnati al più vicino Centro di Recupero Fauna Selvatica. Lo stesso obbligo vale anche per gli uccelli non ancora in grado di volare e per i cuccioli di mammiferi (scoiattoli, moscardini, ecc.) presenti nelle cavità delle alberature e ne deve essere data comunicazione alla Direzione Benessere degli Animali del Dipartimento Tutela Ambientale.”
Ma nei casi di necessità ed urgenza, derivante da rischio per la pubblica incolumità, (comma 2 dell’art. 32) “gli interventi effettuati dal personale di Roma Capitale e dal Corpo dei Vigili del Fuoco nei limiti delle rispettive competenze, non sono sottoposti alle procedure sugli abbattimenti di cui al successivo art. 40”.
“abbattendo gli alberi si distruggono anche i nidi stessi” – Affermazione non rispondente al vero se viene rispettato quanto prescrive il comma 16 dell’art. 40 del Regolamento del Verde.
“Ma il problema è che a dichiarare che un albero è pericoloso o “giunto a fine vita”, altra locuzione astrusa, è sempre, in tutta fretta, un tecnico delle ditte scelte dal Comune, con un evidente conflitto di interessi (controllore/controllato)” – Negli “avvisi alla cittadinanza” pubblicati sulla pagina apposita del Dipartimento Tutela Ambientale del Comune di Roma vengono fornite in modo vario le ragioni che hanno condotto all’abbattimento: si va genericamente dalla “pianta pericolante” ad “alterazioni strutturali gravi”, da “rischio schianto” a “piante secche”, sempre con la precisazione che “gli alberi abbattuti saranno sostituiti entro un anno dall’abbattimento come disposto dall’art. 41 del Regolamento del Verde.”
Non viene allegata mai la “perizia” fatta dal tecnico, per cui non è dato di sapere con certezza se trattasi di tecnico di ditte scelte dal Comune e se soprattutto ci sia “sempre” un “evidente conflitto di interessi”.
Le modalità di intervento vanno dall’intervento condotto in Economia dal Servizio Giardini, senza quindi un conflitto di interessi o di intervento condotto direttamente dalla ditta in Appalto, di cui in tal caso va comunque dimostrato un eventuale conflitto di interessi.
“non si sa se il saldo tra abbattuti e ripiantati è positivo o negativo (per ora, verosimilmente, negativo)” – In una intervista rilasciata ieri il Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Roma, Giammarco Palmieri, ha ricordato che “fino a questa primavera abbiamo piantato su strade parchi circa 30mila nuovi alberi contro i 13mila battimenti per malattia o vetustà dell’albero e in più stiamo piantando 115mila piante forestali con la prima parte del PNRR e ne pianteremo altri 600mila”.
“Spesso, infatti, se si trovano alcuni alberi malati in un filare, si abbatte l’intero filare” – Si fa una affermazione senza che se ne dia una oggettiva dimostrazione.
“Questa giunta aveva promesso una Consulta del Verde, come ha ricordato il consigliere capitolo Daniele Diaco” – La “Consulta del Verde” è prescritta dal 4° comma dell’art. 4, secondo cui “può essere articolata in organismi consultivi municipali.”
Il 5 luglio 2022 il Coordinamento per il Regolamento del Verde, che ha contribuito allo stravolgimento del testo del Regolamento del Verde che con il suo consenso aveva fatto adottare l’allora assessore Pinuccia Montanari, ha presentato alla Commissione Ambiente una sua proposta di Regolamento della Consulta del Verde.
Un testo alternativo è stato promosso dal sottoscritto assieme alla associazione per Villa Pamphilj e poi trasmesso ed illustrato in occasione della audizione tenuta il 19 giugno 2023.
Risulta che poi la Commissione Ambiente ha redatto una propria proposta che non risulta però trasmessa all’Assemblea capitolina per la sua definitiva approvazione.
