
Contro una gestione reputata “impropria e privatistica” di un bene pubblico.
Per questo i lavoratori della Galleria Nazionale di Arte Moderna tornano a protestare.
Dopo l’apertura dello stato di agitazione, è stato convocato un presidio davanti al museo statale in programma mercoledì 29 aprile, dalle 13 alle 15.
La protesta dei lavoratori della Gnam
Una mobilitazione indetta dopo mesi di relazioni sindacali difficili e discontinue e le numerose segnalazioni di comportamenti impropri e lesivi della dignità del personale da parte della Fp Cgil e l’Usb Pi.
“Una vertenza ampia e complessa figlia di una gestione privatistica e inadeguata di un museo pubblico e del suo personale.
All’ordine del giorno – scrivono i sindacati – situazioni di sperequazione tra lavoratrici e lavoratori, dalla semplice fruizione dei diritti contrattuali fino alla valorizzazione delle competenze e dei percorsi di carriera.
La direttrice si è circondata di un gruppo di fidati collaboratori, scelti per lo più per appartenenza sindacale o per non aver mai dimostrato dissenso verso le sue scelte culturali.
Un circolo magico, che sotto la tutela dei vertici, gode di un trattamento esclusivo. A questo – continua la nota – si aggiunge una sistematica mortificazione della libertà e della democrazia lavorativa”.
I dipendenti “segnalati”
L’apice con l’invio, da parte della direttrice, al Ministero della Cultura e ad autorità competenti, di un elenco delle lavoratrici e dei lavoratori firmatari di una lettera di dissenso rispetto la presentazione del libro Perché l’Italia è di destra – Contro le bugie della sinistra di Italo Bocchino nei locali della galleria.
Da allora il clima non è cambiato.
“Alle richieste della rappresentanza sindacale non arrivano mai risposte e, nonostante la mediazione della Prefettura di Roma e del Ministero della Cultura, il tentativo di conciliazione è fallito perché la direttrice si impegna solo con generiche promesse puntualmente smentite dalle sue azioni” scrivono ancora Fp Cgil e l’Usb Pi.
Le rivendicazioni
Lo stato di agitazione include anche una serie di rivendicazioni sul tema della sicurezza, riguardanti ambienti freddi e non climatizzati, lavoratori esposti a zone di cantiere e polveri sottili, mancato coinvolgimento del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
“La direttrice ha, inoltre, previsto da tempo la chiusura di importanti servizi culturali interni alla Galleria come la Biblioteca specializzata e l’archivio destinati ad essere riaperti solo tra qualche anno nel progetto di riqualificazione del cosiddetto ‘ampliamento Cosenza’.
Ma nel frattempo i servizi per studiosi e ricercatori sono sospesi.
Le condizioni di lavoro nella Galleria Nazionale sono inadeguate sotto vari punti di vista, la gran parte del personale lamenta sofferenza psicologica e molti pensano di inoltrare una richiesta di mobilità”.
Da qui la mobilitazione: un presidio di protesta “contro ogni forma di repressione del dissenso in un luogo pubblico di cultura e per un autorevole intervento del superiore ministero”.
(Articolo pubblicato con questo titolo il 25 aprile 2026 sul sito online “Roma Today”)

