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Home Approfondimenti

Azione di protesta di Greenpeace alla Conferenza di Monaco: «La dipendenza dal gas di Trump minaccia l’Europa»

14/02/2026
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Azione di protesta di Greenpeace alla Conferenza di Monaco: «La dipendenza dal gas di Trump minaccia l’Europa»
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Già a fine gennaio, mentre i ministri Ue ratificavano il divieto di importazione di gas russo da parte dell’Unione europea, attiviste e attivisti di Greenpeace Belgio erano entrati in azione a Bruxelles per denunciare il rischio di cadere da una dipendenza energetica a un’altra, data la prospettiva di sostituire il gas russo con quello di origine statunitense.

E oggi, in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco alla quale parteciperà anche il segretario di Stato americano Marco Rubio, un gruppo ragazze e ragazzi di Greenpeace Germania è tornato a protestare contro la crescente dipendenza dell’Ue dal gas statunitense.

A due passi dalla sede della conferenza, gli attivisti hanno srotolato da una gru un grande striscione con la scritta “Break free from tyrants” (“Liberiamoci dai tiranni”) e gonfiato due sagome alte dieci metri di Putin e Trump seduti su una nave gasiera, a simboleggiare la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili da regimi autoritari.

Secondo i calcoli di Greenpeace International, dal 2022 le società europee hanno firmato contratti per l’acquisto di gas naturale liquefatto (Gnl) statunitense per un valore stimato tra i 190 e i 210 miliardi di euro.

Molti di questi contratti hanno una durata che va ben oltre il 2035, anno entro cui l’Unione Europea deve eliminare completamente il gas fossile per evitare gli impatti peggiori della crisi climatica.

Dall’inizio di quest’anno, i Paesi europei hanno già speso circa 2,8 miliardi di euro per il gas statunitense. In media, ogni giorno, arrivano in Europa due navi cisterna di gas liquefatto provenienti dagli Stati Uniti.

Greenpeace esorta i governi europei a ridurre la dipendenza dal gas di Trump e ad affidare la sicurezza energetica dell’UE alle energie rinnovabili prodotte localmente.

«Oggi siamo qui per denunciare una minaccia molto concreta alla sicurezza europea: la sua crescente dipendenza dal gas dagli Stati Uniti», dichiara Lisa Göldner di Greenpeace Germania.

«Proprio mentre l’Unione europea si sta finalmente liberando dalle importazioni di gas russo, rischia di sostituire un fornitore di gas inaffidabile con un altro.

Più l’Europa dipende dagli Stati Uniti per l’energia, maggiore è la sua vulnerabilità alle pressioni di Trump.

L’unico modo per l’Europa di proteggere la propria indipendenza politica e raggiungere una vera sicurezza energetica è eliminare gradualmente il gas fossile e accelerare la transizione verso un sistema energetico completamente rinnovabile».

Greenpeace, che già nei giorni scorsi ha battuto su questo tasto parlando degli sponsor dei Giochi olimpici invernali in corso in Italia, chiama in causa il “cane a sei zampe”: «Eni è l’emblema di questo pericoloso modello basato sui combustibili fossili: nel 2025 il colosso italiano del gas e del petrolio ha infatti firmato un accordo ventennale con la statunitense Venture Global per la fornitura di due milioni di tonnellate all’anno di Gnl, a partire dal 2030.

Un accordo che evidenzia il totale disinteresse dell’azienda italiana per la transizione e gli obiettivi climatici.

Con scelte miopi come questa, Eni e il governo italiano rischiano di vincolarci anche per prossimi i decenni a combustibili fossili dannosi per l’ambiente, il clima e la nostra autonomia geopolitica, mentre il nostro Paese avrebbe tutte le potenzialità per essere energeticamente indipendente dai regimi autoritari grazie a fonti rinnovabili e sicure».

Greenpeace chiede che i leader europei abbandonino l’impegno ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia statunitense entro il 2028 e a tutte le altre negoziazioni su accordi aggiuntivi per l’acquisto di gas dagli Usa, si impegnino a non firmare nuovi contratti e a estinguere gradualmente i contratti di fornitura esistenti entro il 2035.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 13 febbraio 2026 sul sito online “greenreport.it”)

 

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