
Una settimana di caos, traffico impazzito, tempi di percorrenze moltiplicate.
Ma anche di incidenti, proteste e una marcia sostenuta dalle opposizioni municipali.
Il black point di San Basilio si è imposto alla cronaca cittadina tanto da costringere il Campidoglio a dire la sua.
Trincerato per giorni in un lungo silenzio, ieri – per bocca del principale artefice e sostenitore del provvedimento, l’assessore alla mobilità Eugenio Patanè – ha commentato quello che sta accadendo, difendendo l’idea e predicando calma.
“In riferimento alle polemiche sollevate nei confronti dei lavori sul black point di San Basilio, mi preme precisare innanzitutto che stiamo parlando di un cantiere appena avviato i cui effetti dunque potranno essere giudicati solo dopo la conclusione dell’opera e l’opportuna sperimentazione”: lo dichiara l’assessore alla mobilità di Roma Capitale, Eugenio Patanè.
Il progetto, finito al centro delle polemiche nelle ultime settimane, mira a intervenire su una delle aree più pericolose del quadrante est della città, dove si incrociano via Nomentana, via Casal Boccone, via del Casale di San Basilio, via Diego Fabbri, via Tino Buazzelli e via Nicola Maria Nicolai.
“Il black point in questione – prosegue Patanè – è un progetto sperimentale che mira a ridurre drasticamente il numero di sinistri mortali verificatisi in quell’area: basti pensare che in un solo triennio, il complesso delle tre intersezioni ha comportato costi sociali per circa 5.200.000 euro, a causa di 53 incidenti, 2 morti e 39 feriti”.
Un intervento, dunque, che ha l’ambizione di risolvere un nodo critico della sicurezza stradale nella zona, e i cui effetti – secondo quanto spiegato dallo stesso assessore – potranno essere valutati solo dopo la conclusione dei lavori.
“Come abbiamo detto e ribadito più volte insieme ai Presidenti di Municipio, ai residenti e comitati di quartiere che abbiamo incontrato – precisa l’Assessore – solo al termine dei lavori, dopo l’apposizione della segnaletica e la realizzazione completa di tutti gli accorgimenti e miglioramenti che via via si potranno apportare – anche accogliendo proposte proattive -, inizierà la sperimentazione, che durerà fino a 6 mesi, e potremo valutare sul campo i risultati.
Se verificheremo che l’opera non sta funzionando da un punto di vista dei flussi di traffico e della congestione, della sicurezza stradale e dell’inquinamento siamo pronti a modificarlo o a tornare direttamente al sistema di viabilità precedente.
Oggi però, dopo aver realizzato neanche il 30% dei lavori previsti – conclude Patanè – è davvero impossibile giudicare se il sistema di viabilità potrà funzionare o meno una volta completata l’opera”.
(Articolo pubblicato con questo titolo il 6 settembre 2025 sul sito online “Roma Today”)

