
Si è chiuso il primo grado di giudizio per l’azione di protesta che, il 6 maggio 2023, vide protagonista la Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona.
Il Tribunale di Roma ha condannato venerdì 8 maggio quattro attivisti della campagna “Non paghiamo il fossile” a 4 mesi di reclusione per il reato di imbrattamento.
La sentenza e le assoluzioni
I giudici hanno riconosciuto la responsabilità penale per lo sversamento di liquido nero (carbone vegetale) nelle acque del monumento del Bernini, ma hanno contestualmente assolto gli imputati dall’accusa di violazione del foglio di via.
La difesa e gli attivisti hanno accolto la decisione annunciando già il ricorso in appello non appena saranno rese note le motivazioni.
Secondo i portavoce del movimento, l’assoluzione sulla misura di prevenzione confermerebbe la natura “pretestuosa” di alcuni provvedimenti amministrativi presi nei confronti dei manifestanti in questi anni.
Le ragioni della protesta
L’azione rientrava nella mobilitazione contro i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD).
Secondo i dati diffusi da Ultima Generazione, nel 2024 tali sussidi statali hanno raggiunto la cifra di 48,3 miliardi di euro.
“Riteniamo che azioni come quella alla Fontana dei Quattro Fiumi siano state necessarie per diffondere la consapevolezza della crisi in atto,” ha dichiarato Alice, 31 anni, tra le persone condannate.
“L’Italia è nel pieno della crisi climatica, ma la politica continua a ignorare il problema.
Questa indifferenza ci fa più paura delle condanne.”
Il precedente
Quello di piazza Navona fu uno dei blitz più mediatici della scorsa stagione di proteste.
Gli attivisti sono stati protagonisti di oltre 70 procedimenti giudiziari in tutta Italia, molti dei quali conclusi con assoluzioni o proscioglimenti, fattore che il movimento cita spesso come riconoscimento della “legittimità” delle istanze poste alla base delle loro azioni dirette non violente.
(Articolo pubblicato con questo titolo il 12 maggio 2026 sul sito online “Roma Today”)

