
Il Comune di Roma aumenta le rette per l’accoglienza dei minori e dei nuclei mamma-bambino nelle strutture della Regione e avvia un sistema di monitoraggio a tutela della qualità dei servizi.
La decisione è stabilita in una delibera approvata dalla giunta capitolina.
Con l’obiettivo di dare risposte ai gestori delle strutture che già negli anni scorsi avevano segnalato all’Amministrazione capitolina la necessità di un adeguamento delle rette.
La decisione del Comune
Con la delibera approvata in giunta, a partire dal primo agosto di quest’anno, la retta minima riconosciuta da Roma Capitale per l’accoglienza dei minori nelle strutture della Regione, è passata da 100 a 114 euro pro capite al giorno, mentre quella per i nuclei mamma-bambino nelle case famiglie per donne in difficoltà è passata da 83 a 94.62 euro.
Il monitoraggio
La delibera prevede anche di dare mandato all’Unità organizzativa Protezione persone minore età del Dipartimento Politiche sociali di avviare un sistema di monitoraggio periodico con tutti i municipi di Roma e gli organismi accreditati “a tutela del mantenimento costante degli standard di qualità dei servizi – si legge nel documento – e di un monitoraggio in itinere della spesa, al fine di programmare le risorse finanziarie”.
I fondi stanziati nella variazione di bilancio
Per consentire l’adeguamento delle rette, in sede di variazione di bilancio è stato previsto lo stanziamento di 2.5 milioni di euro, dopo i precedenti interventi sulle case-famiglia per disabili e sull’assistenza domiciliare.
Un punto su cui le cooperative che si occupano di questi servizi chiedono da tempo attenzione.
Le case famiglia della Capitale, infatti, al momento, accolgono circa mille minori e 150 donne con bambini piccoli, in condizioni di gravi fragilità. Un servizio che ha costi sempre più alti, per alcuni insostenibili.
Lo scorso aprile, in una in una lettera indirizzata al sindaco Gualtieri, numerose associazioni hanno denunciato questa situazione, chiedono di porre rimedio, prima che sia troppo tardi, a una crisi finanziaria che, dicono, si è aggravata in seguito all’aggiornamento del Contratto collettivo nazionale delle cooperative sociali e alla mancata revisione delle tariffe, ferme ai parametri del 2019 per i minori e del 2021 per i nuclei madre-bambino.
“I costi necessari per garantire standard di qualità e il pieno rispetto contrattuale – è la denuncia – non sono più compatibili con le rette attualmente riconosciute da Roma Capitale”.
(Articolo di Giulia Argenti, pubblicato con questo titolo il 17 agosto 2025 sul sito online “Roma Today”)

