
L’assessora Monica Lucarelli
I contratti pirata sono “una piaga che mina i diritti dei lavoratori”.
Dopo l’allarme lanciato dalla Confcommercio Roma, che stima un 20% di lavoratori del terziario inquadrati con questo tipo di contratto nella Capitale, a intervenire sulla questione è anche l’assessora alle Attività produttive del Comune, Monica Lucarelli.
L’appello: “Servono più controlli”
“Questa piaga dei contratti pirata – sottolinea Lucarelli – mina i diritti dei lavoratori, compromette la qualità dell’offerta della ristorazione a Roma e genera ingiusta concorrenza sleale tra imprese.
Non possiamo permettere che professionisti esperti vengano ridotti a figure sottoinquadrate, privati di una equa retribuzione e delle tutele fondamentali”.
Una situazione che, secondo l’assessora, deve essere affrontata attraverso un “intervento coordinato”, da qui l’appello “al governo e alle parti sociali, a rafforzare i controlli sui contratti, a sostenere l’informazione rivolta ai lavoratori sui loro diritti e a promuovere l’applicazione esclusiva dei contratti nazionali, come quello della ristorazione”.
Solo così, sostiene Lucarelli, sarà possibile garantire “un mercato sano, trasparente e competitivo, in cui le attività produttive oneste possano crescere e investire senza subire distorsioni da pratiche sleali.
Difendere il lavoro equo nella ristorazione significa tutelare il tessuto economico e culturale della città: serve dignità per chi lavora, trasparenza per chi investe e qualità per chi fruisce dei servizi”.
I contratti pirata a Roma
Come chiarito dal direttore della Confcommerio Roma, Romolo Guasco, i contratti pirata “vengono sottoscritti da organizzazioni sia sindacali che datoriali che hanno una rappresentatività scarsa e non certificata”.
Con l’obiettivo di abbattere il costo del lavoro.
In questo modo si generano differenziali retributivi che possono oscillare tra i 3000 e gli 8000 euro annui lordi (danno retributivo) a seconda della figura professionale e una perdita di contribuzione previdenziale che in alcuni casi supera i 1500 euro annui (danno contributivo).
Nel dettaglio: per un macellaio specializzato la perdita di retribuzione arriva a circa 5.800 euro annui, per un magazziniere può toccare gli 8mila euro l’anno; per un salumiere i 5mila euro.
(Articolo pubblicato con questo titolo il 23 agosto 2025 sul sito online “Roma Today”)

