
Nei parchi di Roma torna l’incubo delle cornacchie.
Due attacchi sono stati registrati, a distanza di pochi giorni, con dinamiche tra loro simili.
Curiosamente, a restarne vittima, sono state delle donne che stavano portando a spasso i propri cani, in due aree verdi dell’Eur.
I due distinti episodi
Un’aggressione è stata documentata da Radio Globo con un video.
Nelle immagini si vede una donna che, viene ripetutamente colpita in testa dalla cornacchia, mentre il suo quadrupede, un esemplare di piccole taglia, le corre dietro.
Il fatto si è verificato nella passeggiata del Giappone, al laghetto dell’Eur.
L’altro episodio, pur restando nello stesso quartiere, è avvenuto a qualche chilometro di distanza: il parco del Ninfeo.
Il secondo accadimento è stato segnalato da una donna che, pubblicando la PEC inoltrata alla polizia locale, ha riferito di un attacco avvenuto il 12 maggio, mentre portava a spasso i suoi due cani.
Nella ricostruzione dell’episodio, ha fatto riferimento a un gruppo di cornacchie che, dopo aver volato redenti sopra di loro, l’avrebbero colpita sulla testa.
Due episodi simili, quindi, non del tutto nuovi.
Il fenomeno è stato infatti già documentato, negli anni passati, anche all’Eur.
Perché attaccano le persone
In questa stagione dell’anno le cornacchie si riproducono e quindi, se pensano che i propri piccoli siano minacciati, diventano aggressive.
Non è un comportamento che riguardi indistintamente la specie.
Come ha già avuto modo di spiegare Francesca Manzia, veterinaria esperta in fauna selvatica , questi attacchi vengono prodotti da esemplari che “hanno una deviazione comportamentale, probabilmente frutto di un contatto diretto con l’uomo, che non vedono come pericolo”.
Questo spiegherebbe il ripetersi, negli anni, di questi attacchi.
La presenza del cane
Nel caso delle ultime due aggressioni, però, c’è un ulteriore elemento che in passato non era emerso: le donne colpite stavano passeggiando con i cani.
E’ una casualità?
“C’è una correlazione.
Il cane è un predatore molto più ben identificabile dell’uomo e quindi vederlo, per le cornacchie, è motivo di preoccupazione – ha spiegato Manzia – potrebbe aver loro incentivato gli uccelli ad attaccare le donne con il cane, piuttosto che persone che passavano da sole”.
Quindi i motivi per le aggressioni sono duplici.
Qualche esemplare, per effetto di una “deviazione comportamentale”, potrebbe essere portato ad attaccare l’uomo.
Qualcun altro, invece, potrebbe farlo perché lo vede camminare con un potenziale cacciatore, il cane.
In ogni caso, in questo periodo dell’anno, meglio evitare le cornacchie e soprattutto, quando il loro gracidare diventa insistente, non è sbagliato pensare di cambiare strada.
(Articolo di Fabio Grilli, pubblicato con questo titolo il 24 maggio 2026 sul sito online “Roma Today”)


Propenderei per questa ipotesi “… Qualcun altro, invece, potrebbe farlo perché lo vede camminare con un potenziale cacciatore, il cane…”, in quanto le cornacchie, intelligentissime, potrebbero intravvedere un rischio per i loro piccoli.
Per quanto riguarda la mia zona e la mia esperienza relativa ad una famiglia di cornacchie che vivono da anni in un alto albero nel giardino condominiale, queste si comportano praticamente da animali domestici, venendo a chiedere del cibo sul balcone e insegnando ai loro piccoli a farlo.
Per quanto mi riguarda non hanno mai mostrato atteggiamenti aggressivi, anzi, quando esco sul balcone chiamano gracchiando, dato che riconoscono a grande distanza. Prima venivano addirittura a posarsi sul balcone a chiedere e, addirittura, non mostravano aggressività neanche verso altri uccelli che sostavano -oserei dire purtroppo per le eventuali deiezioni – sul balcone incuranti di loro.
Ultimamente non si presentano più e sembrano spaventate: da qualcosa o qualcuno? Non lo so ma, avendo constatato che esseri intelligenti e sensibili sono, il loro attuale timore mi preoccupa.
Per il roteare sopra la testa mi è capitato per strada, senza attacchi: andando a fare la spesa notai un piccolo di cornacchia, di quelli grandini ai quali i genitori insegnano a volare, morto sulla strada, sfracellato probabilmente da qualche auto che non aveva avuto la grazia di rallentare. Mi fece una gran pena e quindi lo presi per deporlo sul marciapiede ad evitare ulteriori oltraggi al suo corpicino; la pena aumento ancor di più quando notai, mentre lo raccoglievo, la disperazione immensa di due cornacchie che gridavano roteando su di me.
Non mi attaccarono.
Egoisticamente dovrei dire che le cornacchie sul balcone le consideravo anche utili nella vana speranza che tenessero lontani gli altri uccelli che hanno l’abitudine di fare deiezioni, mentre loro difficilmente sporcano il balcone; però i “caconi” non sembravano mostrare gran timore delle cornacchie.