
Auto in fila verso Tor Vergata
Neanche con la linea G a pieno regime sarebbe stato possibile gestire in altra maniera il deflusso dei fan dal prato di Tor Vergata.
Lo dicono i numeri dell’opera che, tra l’altro, non sarà comunque pronta prima del 2031 (se tutto va bene).
Il concerto di Ultimo è terminato da ore ma si continua a discutere dell’organizzazione dell’evento.
In particolare, delle modalità con le quali è stata gestita l’uscita degli spettatori.
La favola finita all’uscita
Come abbiamo raccontato all’indomani del concerto, in tanti si sono ritrovati spaesati, per usare un eufemismo, al momento di dover fare ritorno a casa.
Del resto, non è facile gestire 250 mila persone che, tutte insieme, vogliono spostarsi da un luogo a un altro, specialmente se si trovano in una zona dove i servizi, inutile girarci attorno, scarseggiano.
Un’area che, nelle idee dell’amministrazione, deve diventare uno spazio stabile per i grandi concerti.
Da una parte, Atac e l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, hanno parlato di un successo del piano trasporti, rivendicando in particolare l’apertura, per tutto il giorno, delle tre metro di Roma.
Dall’altra, però, ci sono gli utenti che hanno lamentato lunghe attese, navette che non passavano, scarse informazioni e, più in generale, un senso di abbandonano una volta che si sono spenti i riflettori del maxi palco di Ultimo.
Sarebbe bastata la linea G?
Partiamo da un presupposto: avere la linea G aperta e funzionante avrebbe aiutato eccome.
Peccato, però, che non sarebbe bastato.
È doveroso sottolinearlo perché in tanti, all’indomani del concerto, hanno detto che con “la nuova Termini – Tor Vergata” non ci sarebbero stati tutti questi problemi.
Occorre intanto ricordare che, se tutto dovesse procedere senza problemi, i lavori per la trasformazione dell’ex Termini – Centocelle inizieranno nel 2027 e dureranno almeno 4 anni.
Una volta completata, stando ai progetti, i pendolari avranno a disposizione una tranvia di 13 chilometri percorribili in circa 45 minuti, per toccare 25 fermate.
A regime, la futura linea G trasporterà circa 55.000 passeggeri al giorno.
Ovviamente, in casi eccezionali, il servizio verrebbe potenziato, come accaduto ad esempio con le metro.
Il collegamento con Termini
Peccato, però, che la tratta Tor Vergata – Giardinetti, quella che darà veramente vita alla linea G, sarà l’ultima a essere realizzata.
Prima, infatti, si procederà col sistemare l’infrastruttura già esistente.
Solo dopo si procederà con il collegamento fino all’università.
Ecco, se veramente si vogliono organizzare nuovi eventi che richiamano centinaia di migliaia di persone, sarebbe il caso di ripensare le tempistiche dell’opera, accelerando nella costruzione dei tanto attesi prolungamenti.
Il comune ha invece fatto sapere che la tranvia aprirà a tratti, cercando così di sopperire, per quanto possibile, allo stop forzato dello storico trenino giallo.
Solo alla fine si posizioneranno i binari che arriveranno fino a Tor Vergata.

Il tracciato della futura linea G
La carenza di servizi
Quello che è emerso fuori in tutta la sua drammatica semplicità è l’assenza di servizi nelle zone periferiche di Roma.
Soprattutto, gli scarsi collegamenti con l’ateneo di Tor Vergata raggiungibile, a oggi, da quattro linee bus e dalla ferrovia regionale FL6 Frosinone Roma.
Per il resto, occorre arrivare fino ad Anagnina e, da lì, aspettare un bus che vada in direzione Tor Vergata: obiettivamente troppo poco per un ateneo universitario, figuriamoci per un’area che si vuole trasformare in una nuova Woodstock.
(Articolo di Matteo Torrioli, pubblicato con questo titolo il 6 luglio 2026 sul sito online “Roma Today”)

