
“I diritti vengono raccontati, ma non si vedono.
Le misure vengono annunciate, ma non entrano nelle case”.
A scriverlo è Giulia Bencivenni, mamma romana di tre bambini e caregiver di due di loro, in una lunga lettera aperta in cui si denunciano i disagi affrontati ogni giorno dai caregiver familiari.
Con un riferimento anche alle politiche messe in atto nel Lazio, in particolare con il nuovo avviso pubblico per i buoni servizio per le persone non autosufficienti, che ha scatenato dure critiche da parte delle famiglie e dell’opposizione, spingendo la Regione a un parziale passo indietro.
“Da una parte, la Regione Lazio ha formalmente riconosciuto la figura del caregiver familiare e ne ha previsto il sostegno – si legge nella lettera che Giulia ha scritto insieme a un nutrito gruppo di caregiver romani che si trovano nella stessa situazione -. Dall’altra, nella vita concreta di moltissime famiglie, quei benefici non sono mai arrivati davvero, oppure arrivano in modo discontinuo, incerto, insufficiente, con attese lunghissime, fondi non adeguati e una precarietà continua che rende tutto fragile e instabile”.
Il bando regionale per i caregiver
Nella lettera si criticano con durezza le modalità di accesso al nuovo bando della Regione per la non autosufficienza: “Si arriva a chiedere a famiglie già in difficoltà di anticipare per mesi circa 700 euro al mese, cioè migliaia di euro complessivi, per poter forse ottenere dopo un rimborso.
Ma chi vive davvero questa realtà sa bene che questo non è un sostegno: è una barriera economica insormontabile.
Costruire misure di questo tipo significa trasformare un presunto aiuto in un’ulteriore selezione sociale: accede solo chi può anticipare.
E chi non può, resta fuori.
Proprio chi avrebbe più bisogno viene escluso di fatto.
Questa non è inclusione.
Questa non è tutela”.
È lo sfogo.
Cosa prevede l’avviso pubblico
Nell’avviso pubblico pubblicato dalla Regione e finanziato complessivamente con 25 milioni si prevede per chi assiste persone non autosufficienti l’erogazione di un contributo per un massimo di 700 euro al mese per 12 mesi, per un importo complessivo non superiore a 8400 euro.
Per il pagamento delle spese sostenute per i servizi dal 1° gennaio 2026 e fino al 31 dicembre 2026, compreso.
Nel bando viene però specificato, almeno in una prima versione, che “la richiesta di liquidazione dovrà essere presentata, in un’unica soluzione, nel periodo compreso tra il primo gennaio 2027 e il 28 febbraio 2027 e dovrà riguardare tutte le mensilità di effettiva fruizione del servizio”.
In sostanza, i caregiver dovranno anticipare somme consistenti per l’assistenza alle persone non autosufficienti, richiedendo poi solo a distanza di mesi l’erogazione dei buoni.
Da qui le proteste delle famiglie, supportate anche dall’opposizione in Regione: “Quello che la giunta guidata da Francesco Rocca ha scritto nero su bianco è inaccettabile – l’accusa della consigliera dem Eleonora Mattia -. Si chiede alle famiglie di anticipare fino a 12 mesi di spese per l’assistenza.
Dodici mesi.
Per poi ricevere, forse, un rimborso in un’unica soluzione l’anno successivo.
È una scelta sbagliata.
Ed è una scelta politica.
Perché significa scaricare il peso sui cittadini più fragili.
Significa dire, nei fatti, ‘se puoi permettertelo, accedi al servizio.
Altrimenti resta indietro”.
Il dietrofront della Regione
Dopo giorni di polemiche è arrivato un parziale dietrofront della Regione, in particolare dall’assessore all’Inclusione sociale e servizi alla persona, Massimiliano Maselli: “Ho il piacere di comunicare che, per quanto riguarda l’avviso FSE+ relativo ai buoni servizio per la non autosufficienza, è stato possibile apportare una modifica all’art. 12 per agevolare il processo di rimborso, che sarà quindi suddiviso in due semestri e non più in unica soluzione”.
E poi: “Le spese sostenute dal 1° gennaio al 30 giugno 2026, dovranno essere rendicontate a partire dal 1° luglio 2026 ed entro il 31 luglio 2026; le spese sostenute dal 1° luglio al 31 dicembre 2026, invece, dovranno essere rendicontate a partire dal 2 gennaio 2027 ed entro il 31 gennaio 2027”.
Lo sfogo delle famiglie
Resta, però, come si legge nella lettera, tutta la frustrazione di chi ogni giorno assiste un familiare non autosufficiente: “La disabilità vera non è quella da mostrare per qualche minuto sotto i riflettori, per poi tornare a ignorarla il giorno dopo – è lo sfogo -.
La vera integrazione non è l’evento simbolico, non è la vetrina televisiva, non è il momento commovente da condividere.
La vera integrazione è fatta di assistenza concreta, continuità dei servizi, supporti accessibili, fondi adeguati, risposte tempestive, scuola realmente inclusiva, sanità presente, progetti di vita attuati davvero.
Tutto il resto rischia di diventare soltanto un modo per scrollarsi di dosso la responsabilità dell’abbandono, per costruire una narrazione rassicurante mentre le famiglie continuano a essere lasciate sole nella gestione quotidiana della disabilità”.
(Articolo di Giulia Argenti, pubblicato con questo titolo il 12 aprile 2026 sul sito online “Roma Today”)

