
Il 30 aprile il Governo Meloni ha approvato, in sede di consiglio dei Ministri, un pacchetto di interventi per contrastare l’emergenza abitativa.
Si tratta di un Piano Casa, atteso dalle amministrazioni locali e dalle associazioni e sindacati che si occupano del tema, che prevede il recupero di 60.000 immobili e nel complesso di creare 100.000 nuove case popolari entro il prossimo decennio.
Il Piano Casa del Governo Meloni
Il Piano si basa su tre punti chiave: recupero di case Erp, la creazione di un fondo gestione Invimit (quindi ministero delle Finanze) e misure di semplificazione della burocrazia per agevolare gli investimenti privati, dai quali ottenere case a canoni calmierati.
Il testo, approvato il 30 aprile, è contenuto in un decreto firmato dalla presidente Giorgia Meloni e dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.
Recuperare 60.000 alloggi inutilizzati
Come detto, il primo “pilastro” è il recupero di 60.000 alloggi popolari, con un investimento di 1 miliardo e 700.000 euro.
L’obiettivo è rendere assegnabili case che oggi, per mancanza di manutenzione, non lo sarebbero.
A Roma la problematica coinvolge circa 1.000 unità immobiliari di proprietà della Regione Lazio, gestite da Ater Roma, e spesso oggetto di polemiche tra forze politiche opposte e tra il governo regionale e i sindacati che si occupano di diritti degli inquilini.
A occuparsi del piano di recupero sarà un commissario straordinario “dopo aver definito gli interventi insieme agli enti che gestiscono gli alloggi popolari”.
Un fondo da 10 miliardi per i comuni italiani
Inoltre, il Governo di centrodestra punta a concentrare una serie di risorse all’interno di un fondo gestito da Invimit Sgr, soprattutto erogazioni dell’Unione Europea e dello Stato, oggi destinate all'”housing sociale” e all’emergenza abitativa.
In questo fondo, verranno creati “comparti specifici dedicati a ciascuna regione o provincia autonoma, in modo da garantire che le risorse vengano utilizzate per le esigenze specifiche del territorio di riferimento”.
Nel complesso, il Governo prevede di immettere in questa mega cassaforte oltre 10 miliardi di euro.
Mani tese ai costruttori
Ovviamente, come succede anche a Roma, in tutta Italia il Governo punta a incentivare l’arrivo di investitori privati per ottenere in cambio nuovi interventi di edilizia agevolata, dedicata alle cosiddette “fasce grigie” della popolazione.
L’obiettivo è avere nuovi alloggi da affittare o vendere a prezzi calmierati, e per arrivarci lo Stato è pronto a “semplificazioni burocratiche e procedure rapide”.
Anche in questo caso, se gli investimenti dovessero superare il miliardo di euro, verrà nominato un Commissario straordinario “che dovrà rilasciare un provvedimento unico di autorizzazione”.
Burocrazia facile in cambio di alloggi sociali
Ma cosa otterrebbe la collettività in cambio di iter più rapidi per costruire?
Addirittura “almeno 70 alloggi in edilizia convenzionata su 100 realizzati”.
Quindi si andrebbero a ribaltare le percentuali che mediamente si applicano nei comuni.
A Roma si tratta di un minimo del 30%.
Inoltre, il privato dovrà vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33% rispetto a quello di mercato: “Le procedure semplificate e accelerate saranno applicate esclusivamente alla quota di alloggi di edilizia integrata, mentre sulla restante quota si continuerà ad applicare la disciplina ordinaria” fa sapere il Governo.
La stretta di Nordio: sfratti in 15 giorni
Ma in consiglio dei Ministri non è stato solo trattato l’aspetto “sociale” della precarietà abitativa.
Su proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio, è stato approvato un disegno di legge “con dichiarazione d’urgenza” che fa scattare un giro di vite in materia di rilascio degli immobili.
Il provvedimento del 30 aprile introduce misure che rendono “più rapida” la liberazione delle case e degli stabili occupati abusivamente “compresi i casi di scadenza del contratto di affitto o di morosità dell’affittuario”.
Il decreto di rilascio viene emesso quindi entro 15 giorni dalla richiesta “con una riduzione dei tempi per le esecuzioni e con l’introduzione di una procedura d’urgenza”.
Inoltre, è prevista una penale per il ritardo “pari all’1% del canone mensile per ogni giorno di occupazione oltre il termine fissato da giudice”.
Unione Inquilini: “Fortemente preoccupati”
“Siamo fortemente preoccupati, le dichiarazioni del ministro Salvini appaiono come un’operazione di propaganda” fa sapere Silvia Paoluzzi di Unione Inquilini.
“Un miliardo e 700 milioni di euro annunciati vengono dilazionati fino al 2030, una cifra distribuita su più anni non consente alcun intervento immediato di questa portata, cioè il recupero di oltre 60.000 abitazioni”.
“Un vantaggio per la speculazione”
L’esponente del sindacato inquilini accusa poi la presidente Meloni di aver ripetuto più volte l’importanza sociale del provvedimento “senza che questa insistenza trovi riscontro nel decreto” aggiunge Paoluzzi.
Per la sindacalista “sembra più che altro un grande vantaggio per la speculazione privata e per i fondi immobiliari, che nei prossimi anni potrebbero beneficiare della progressiva erosione del patrimonio pubblico”.
Bonelli (Avs): “I conti non tornano”
Attacco anche da parte di Angelo Bonelli, deputato e segretario nazionale di Europa Verde con un passato da consigliere regionale nel Lazio: “Per realizzare 50.000 nuove abitazioni servirebbero 12,5 miliardi di euro, il Governo ne prevede 1,7 e dà il via libera a scardinare i piani regolatori se i costruttori investiranno oltre un miliardo per nuovi complessi.
E’ un regalo ai costruttori, che potranno edificare in aree oggi tutelate: non a caso il ministro Giuli ha minacciato di non votare la legge“.
Insomma, per l’onorevole i conti non tornano: “Il costo medio di una ristrutturazione per una casa popolare è di 400-500 euro al metro quadro, che arrivano a 1.000 con l’efficientamento energetico. Le risorse stanziate bastano per 25.000 alloggi, non 60.000”.
Gli assessori italiani (Zevi incluso) chiedono nuovi fondi
L’Alleanza Municipalista per il Diritto alla Casa, una rete di assessori di cui fa parte anche quello capitolino alla Casa, Tobia Zevi, chiede al Governo un confronto: “Prendiamo atto dell’approvazione del Piano, ma attendiamo di leggere il resto per analizzarlo puntualmente e chiediamo un confronto”.
Per gli amministratori “primario è il nodo delle risorse: non si può pensare di risolvere il problema della casa con un Piano nazionale che di fatto si avvale di fondi già destinati ai Comuni per progetti di rigenerazione urbana.
Servono fondi nuovi, dedicati e vincolati: chiediamo che non siano ad essere i Comuni a pagare il Piano casa”.
“Sfratti saranno carico sociale per i Comuni”
L’Alleanza si sofferma anche sul tema sfratti: “Quali misuri sono presenti nel testo, soprattutto nel patrimonio pubblico?
Senza un parallelo e robusto investimento in soluzioni abitative alternative e in presa in carico sociale, si rischia di spostare il problema, aggravandolo, e scaricando interamente sui Comuni i costi economici e sociali delle scelte nazionali”.
Asia Usb e movimenti: “Regole poco chiare, Meloni pensa ai suoi elettori”
Attacco duro da parte di Asia-Usb insieme al movimento per il diritto all’abitare.
Nella loro analisi, finisce nel mirino anche la decisione di creare un fondo per le risorse destinate alla precarietà abitativa: “Saranno i fondi, Invimit e Cassa Depositi e Prestiti ad avere molteplici agevolazioni.
In cambio dovranno garantire alloggi a prezzi inferiori al mercato, anche se la formulazione rimane vaga.
Nessuna specificazione sui meccanismi di controllo e garanzia né su cosa voglia dire in termini pratici ‘inferiori al mercato’.
Quale mercato?
Quello che oggi massacra il 30% degli Italiani con mutui e affitti insostenibili?
Se fosse quello lo scopo occorrerebbe calmierare e mettere mano alla legge sugli affitti introducendo criteri di proporzionalità sui redditi percepiti.
Il target del Governo Meloni invece è un altro, cioè quella classe media a cui puntare alle prossime elezioni politiche e dunque in conferenza stampa.
Di contro nel Piano Casa non vi è la previsione di un alloggio Erp in più, ma la manutenzione straordinaria di quelli esistenti, 40.000 in meno rispetto le precedenti dichiarazioni”.
(Articolo di Valerio Valeri, pubblicato con questo titolo il 4 maggio 2026 sul sito online “Roma Today”)

