
Il prefetto di Roma Lamberto Giannini (foto d’archivio)
“A Roma la mafia c’è. Coesistono mafie tradizionali e autoctone che spesso si compenetrano e operano tra più livelli“.
Sono le parole di Lamberto Giannini, prefetto di Roma, in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere che si è tenuta mercoledì 6 agosto a palazzo San Macuto.
Il prefetto ha sottolineato che le diverse organizzazioni criminali fanno “spesso alleanze o meglio patti di non belligeranza” e “mutuo soccorso“.
Le piazze di spaccio
Banda della Magliana, camorra, ‘ndrangheta e mafia, come riferito da Lamberto Giannini: “Ci sono spacciatori al dettaglio, assaggiatore, addetti alla custodia e al ritiro del denaro, pusher. Poi c’è un capo piazza“.
Poi entrando nel dettaglio ha proseguito: “Sono state acquisite dalle indagini evidenze su un rapporto di lavoro tra” capi della piazza e semplici spacciatori con “contratti di lavoro, licenziamenti, punizioni“.
“Spesso le mafie si riconoscono tra loro e stabiliscono patti“.
“Un chilo di cocaina può valere 40mila euro e da 80 a 120 al grammo in base alla purezza, dal 75% al 90% – ha aggiunto Giannini -. La mattina di solito viene ceduta quella più pura, mentre più tardi viene data quella meno pura“.
In base alle “ultime indagini sono state acquisite evidenze per cui c’è un vero e proprio rapporto di lavoro tra titolare della piazza e pusher.
Si parla di assunzioni a tempo indeterminato e sanzioni.
Se i conti non tornano qualcuno viene licenziato, gli decurtano lo stipendio o ci sono punizioni, anche con pesanti ritorsioni fisiche“.
La ndrangheta a Roma
Prefetto di Roma che ha continuato: “L’importante per fare affari” nel mondo criminale “è non farsi la guerra“.
Al momento “Cosa Nostra sembra depotenziata, mentre è forte la presenza della ndrangheta, soprattutto sul litorale con tante ‘Locali’. Su Anzio e Nettuno” e in alcune indagini sono emersi legami “con le amministrazioni”.
A Roma per inquinare la politica
Prefetto di Roma che ha poi citato alcune famiglie autoctone: “i Casamonica a Roma sud che, a loro volta, sono collegati con gli Spada“.
E ancora: “Le mafie vengono a Roma perché c’è il ‘potere politico’ che i criminali cercano di inquinare.
Inoltre si tratta di una città centrale: c’è l’aeroporto di Fiumicino“, dove arrivano e partono “i voli per il Sud America, c’è il porto di Civitavecchia“, ha dichiarato ancora davanti alla Commissione parlamentare.
Predominio su Roma è della camorra
Il “predominio” sulla Capitale è “della Camorra“.
Gli investigatori ritengono che “sia Michele Senese la figura di riferimento, in grado di mantenere la ‘pax mafiosa’.
Anche strutture importanti come la ndrangheta si approcciano a questa figura con grande rispetto e ne hanno riconosciuto il ruolo“.
Mafia cinese e mafia nigeriana
Lamberto Giannini che però ha sottolineato: “Sono ottimista per il futuro, ma si è parlato spesso con la procura di arrivare a organici” più grandi “per quanto riguarda le Distrettuali Antimafia.”
Giannini ha poi citato la mafia cinese presente sul territorio romano considerata “molto chiusa” e la mafia nigeriana che sfrutta “la prostituzione e i traffici di eroina“.
L’omicidio di Fabrizio Piscitelli
Roma dove sei anni (il 7 agosto 2019) venne freddato a colpi di pistola al parco degli Acquedotti il Fabrizio Piscitelli, il Diabolik della curva Nord della Lazio: “L’omicidio di Fabrizio Piscitelli ha cambiato alcune dinamiche criminali“.
“Ci può essere tranquillamente la coesistenza tra chi traffica stupefacenti e chi fa l’ultras”, ha aggiunto il prefetto di Roma, rispondendo in commissione parlamentare alla domanda di un commissario che gli chiedeva se i tentativi di infiltrazione della ndrangheta, che si sono registrati a Milano con l’indagine ‘Doppia Curva’ si possono riscontrare anche a Roma.
“Vanno vigilati a Roma tutti quei luoghi in cui c’è una grande possibilità di avere clienti e dove possono esserci le condizioni favorevoli dettati da grandi contesti aggregativi – ha spiegato Giannini -. Va sempre tenuta alta la guardia perché è evidente che in una curva piena di 25mila persone potrebbe riscontrarsi un fenomeno di richiesta.
Non intendo criminalizzare nessuno ma è un fatto che sono posti dove si può fare business“.
Rotto muro omertà
“Da quando sono prefetto di Roma abbiamo fatto 67 misure interdittive” antimafia, si tratta di “un numero significativo”.
“La procura della Repubblica e gli investigatori stanno facendo un lavoro eccezionale – ha concluso – hanno aggredito pesantemente il fenomeno.
Come accade durante una partita di calcio in cui si sta vincendo e c’è difficoltà nell’avversario, questo è un momento in cui se arriva qualche forza fresca si può ottenere un risultato importante, perché c’è tanto materiale su cui lavorare“.
(Articolo pubblicato con questo titolo il 6 agosto 2025 sul sito online “Roma Today”)

