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Il Tar Sardegna: elementi di illegittimità nella legge regionale sulle rinnovabili. La parola alla Consulta

07/07/2025
in Approfondimenti, Archivi, Aree agricole, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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Il Tar Sardegna: elementi di illegittimità nella legge regionale sulle rinnovabili. La parola alla Consulta
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Nuovo round giuridico per la  la legge sarda sulle aree idonee alle energie rinnovabili, che individua come inidoneo ai nuovi impianti eolici e solari circa il 99% del territorio regionale.

Al centro della scena c’è sempre la legge regionale n. 20 del 5 dicembre 2024, recante il titolo “Misure urgenti per l’individuazione di aree e superfici idonee e non idonee all’installazione e promozione di impianti a fonti di energia rinnovabile (FER) e per la semplificazione dei procedimenti autorizzativi”. 

Lo scorso gennaio, l’esecutivo ha deciso di impugnare il provvedimento perché ritiene violi tre articoli della Costituzione (non rispetterebbe gli articoli 3, 41 e 117 della Costituzione, come del resto già previsto dal Kyoto club e dagli industriali della filiera elettrica).

E ora è confermata la necessità di un rinvio alla Corte costituzionale della legge varata da consiglio e giunta guidata da Alessandra Todde.

Lo sottolineano tre ordinanze pubblicate nei giorni scorsi dal Tar Sardegna, nelle quali si legge in sintesi: il potere delle Regioni di normare le aree non idonee con lo strumento legislativo anziché con atto di pianificazione regolamentare, come invece previsto dal decreto ministeriale del 10 settembre 2010, potrebbe essere illegittimo.

Le tre ordinanze sono le numero 598, 599 e 600/2025.

Il Tar Sardegna ha ritenuto la normativa regionale potenzialmente lesiva di diversi principi costituzionali (artt. 3, 9, 41, 97, 117 Cost.) e in contrasto con il diritto europeo (direttiva 2018/2001/Ue, come modificata dalla direttiva 2023/2413/Ue).

Il divieto assoluto di realizzazione di impianti, senza istruttoria specifica e senza valutazione caso per caso, viola il principio di proporzionalità e appare in contrasto con i principi fondamentali stabiliti dalla normativa statale e con gli obblighi derivanti dal quadro normativo europeo, che mira a promuovere una rapida e diffusa transizione verso fonti energetiche sostenibili.

Per questo il Tar ha quindi sospeso il giudizio e trasmesso gli atti alla Corte costituzionale.

Secondo il Tar, la legge regionale non si è limitata a individuare le aree idonee, ma ha imposto un divieto assoluto e generalizzato nella maggior parte del territorio sardo, qualificato come area «non idonea», impedendo la valutazione concreta degli interessi pubblici coinvolti.

Questo certamente a svantaggio delle future generazioni e in potenziale violazione dell’art. 9 della Costituzione.

Le ordinanze del TAR confermano la complessità del bilanciamento tra tutela del territorio e sviluppo delle rinnovabili, sottolineando come l’autonomia legislativa regionale debba sempre esercitarsi nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento giuridico nazionale e europeo.

Sulla vicenda interviene il Wwf, che accoglie con favore queste decisioni, che si inseriscono nel più ampio contenzioso sulle aree idonee.

Ricorda tuttavia l’associazione ambientalista come queste rappresentino un ulteriore campanello d’allarme, frutto della scarsa chiarezza del decreto Aree idonee, parzialmente annullato dal Tar Lazio proprio per l’eccessiva discrezionalità lasciata alle Regioni e la mancanza di criteri vincolanti.

L’approccio adottato ha trasformato il dibattito da «quali semplificazioni adottare nelle aree idonee» a «se sia possibile o meno realizzare impianti in certe aree», generando incertezza e rallentamenti.

A oltre un anno dall’adozione del decreto, fa notare il Wwf, sono i tribunali amministrativi a dover riportare ordine, considerando che siamo in presenza di un modello inefficiente, che ostacola il raggiungimento degli obiettivi al 2030 e scoraggia investimenti strategici.

Alla vigilia della riscrittura del decreto, sottolinea il Panda, serve con urgenza una collaborazione tra istituzioni regionali e nazionali per definire un quadro normativo chiaro, coerente e rispettoso degli obiettivi climatici.

In questo senso, il dibattito attorno al tema delle “aree idonee” rischia di essere ormai inutile e superato dal nuovo paradigma delle aree di accelerazione, potenzialmente capace di rilanciare la transizione energetica superando le incertezze create sulle “aree idonee”.

In definitiva, le ordinanze del Tar Sardegna richiamano alla necessità di evitare approcci rigidi e generalizzati e favorire, invece, una governance energetica responsabile, trasparente e coerente con le sfide climatiche e sociali attuali.

La Sardegna, come l’intero Paese, non può permettersi ritardi nella transizione energetica.

Pertanto, il Wwf invita nuovamente la Regione Sardegna a rivedere gli strumenti normativi adottati, superando rigidità eccessive che rischiano di compromettere gli obiettivi della transizione energetica.

Analogo invito il Wwf rivolge al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, che ha annunciato un nuovo decreto che ci auguriamo arrivi prestissimo e superi gli errori di quello messo in discussione dalla sentenza del Tar del Lazio e, tenendo conto delle ordinanze del Tar Sardegna, sgomberi il campo dai divieti generalizzati per le rinnovabili.

Le tutele del paesaggio e della biodiversità devono avere il senso delle proporzioni rispetto ai danni prodotti dalle diverse attività umane e procedere insieme a politiche energetiche rinnovabili ambiziose, fondate su innovazione, rispetto del territorio e partecipazione pubblica.

La conclusione del Panda: non si può sperare di affrontare la crisi climatica con l’ipocrisia.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 4 luglio 2025 sul sito online “greenreport.it”)

 

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