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LE OLIMPIADI DECISE DA CHI NON CONOSCE LA GEOGRAFIA DEI TERRITORI

14/02/2026
in Approfondimenti, Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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LE OLIMPIADI DECISE DA CHI NON CONOSCE LA GEOGRAFIA DEI TERRITORI
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Non è in discussione il valore di pace  e di  fratellanza dello sport e nemmeno il valore sportivo degli atleti italiani impegnati nelle diverse discipline. 

E’ in discussione il racconto idilliaco, infarcito dal ridondante linguaggio della propaganda, che sorvola sui costi ambientali  dell’organizzazione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.

Nel tempo gli standard logistici, sportivi, infrastrutturali, stabiliti dal  Comitato Olimpico Internazionali  sono diventati ecologicamente impattanti, conseguenza anche della globalizzazione dello sport, dell’aumento delle discipline, del numero di atleti, delle dimensioni degli impianti: tutti elementi che in un paese come l’Italia, con parti del proprio territorio densamente popolate, urbanizzate, cementificate  e orograficamente  molto artificializzate, rendono “impossibile” praticare la “sostenibilità ambientale” di manifestazioni di queste  dimensioni.

E rendono “impossibile” praticare anche la “sostenibilità economica”: l’iniziale stanziamento del governo di centrosinistra di un miliardo nel 2020  è stato costantemente aumentato, raggiungendo i 7 miliardi con l’attuale governo di centrodestra.

Ha prevalso la megalomania di certi politici, di destra e di sinistra, la voglia di usare l’evento per promuovere l’immagine del paese e il marketing politico e propagandistico di sé stessi, senza alcuna visione del futuro della montagna da parte di chi usa i luoghi senza conoscerne la  “geografia fisica”.

Nel racconto ufficiale a reti unificate non c’è traccia di quello che succede dietro le quinte della manifestazione sportiva.

Non c’è traccia della devastazione diffusa di aree naturali e di habitat e del supplemento di cemento e asfalto su tanti ambiti urbani ed extraurbani: una gigantesca “rimozione mediatica” per non compromettere una “gigantesca operazione di distrazione di massa”. 

Mi vorrei soffermare su un’area in particolare, quella della Val Boite, da Calalzo  a Cortina. 

Nel film dell’impatto sulla montagna veneta delle opere necessarie allo svolgimento delle Olimpiadi Invernali del 2026  si è  visto solo  un primo piano: quello che inquadra la pista di bob. 

Ma a Cortina  non si stanno svolgendo  solo le gare di bob.

Per le gare di sci alpino femminile si sono realizzati gravi scempi ambientali e paesaggistici nei boschi e sulle montagne che circondano Cortina, molti dei quali con impatto significativo sui siti Natura 2000 e che hanno comportato la perdita di biodiversità in più di 40 ettari tra boschi e pascoli alpini: habitat e corridoi ecologici per animali e piante e necessari per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici.. 

Il film dell’impatto ambientale delle opere necessarie allo svolgimento delle Olimpiadi Invernali del 2026 dovrebbe contenere, in sequenza, oltre all’adrenalinico e spettacolare evento sportivo,  tutti i fotogrammi delle conseguenze ambientali, sociali ed economiche  delle infrastrutture civili previste. 

La sceneggiatura  del film dovrebbe narrare della  incoerenza fra i propositi di valorizzazione della montagna e le opere e i loro effetti, oltre che sulla conservazione dei beni naturalistici, sulle condizioni per un “progetto credibile” di  ripopolamento delle vallate alpine. 

Le infrastrutture stradali nella Val Boite sono pensate in funzione del veloce raggiungimento di Cortina e finiscono per compromettere definitivamente  l’idea di un modello di sviluppo nella valle e di stili di vita  alternativi: il ripristino della linea ferroviaria Calalzo-Cortina  poteva  far germogliare un  nuovo senso comunitario e identitario in tutta la  Val Boite.

Si è preferito investire  centinaia di milioni di euro  per ogni singola infrastruttura, dal tunnel di Tai di Cadore a quello di Cortina passando per quello di Valle di Cadore, che serviranno  a trapassare  le viscere delle montagne  con  tutte le conseguenze idrogeologiche future e a rendere impossibile, dal punto di vista geomorfologico, la costruzione di una ferrovia locale, panoramica, turistica, sociale, che unisca per tutto l’anno  i borghi e migliori i  servizi alla residenzialità  e all’economia locale.

Un’economia locale basata su una nuova agricoltura di montagna per la coltivazione e la trasformazione dei prodotti locali (il clima sta cambiando), su un’economia selvicolturale e artigianale, su un’edilizia del recupero delle abitazioni in disuso,  su un turismo sanitario nel tempo dei cambiamenti climatici: tutte azioni da supportare con incentivi alla residenzialità e a forme di  lavoro a distanza (smart working).

A San Vito di Cadore l’infrastruttura su gomma è una tangenziale ed è stata fatta nella zona più verde del paese e dove alla sera, nei prati vicini al torrente, si potevano  scorgere i caprioli: in futuro  si potranno vedere  dei pannelli fonoassorbenti utili a far sentire il turista come in città e utili, secondo gli organizzatori, a rendere  l’infrastruttura sostenibile.

Importante  che Cortina diventi una piccola  metropoli del lusso  nelle Dolomiti,  che  i soldi li facciano i soliti potenti uomini d’affari e chi se ne frega  dello spopolamento dei centri minori.

Va bene pure che gli edifici della vecchia stazione ferroviaria di Cortina perdano  la loro suggestiva  aspirazione a ridiventare  il  capolinea della linea ferroviaria  della Val Boite perché devono far posto a nuovo cemento per nuove “residenze di lusso” e parcheggi privati e poter così favorire i  profitti dei soliti potenti uomini d’affari, pronti, con l’avallo delle amministrazioni locali, a realizzare  i loro malsani progetti urbanistici.

Ci sono state nazioni che hanno scelto di girare un altro film.

Nazioni  che non hanno il privilegio di possedere  un bene naturalistico come le Dolomiti, patrimonio dell’Umanità.

Nazioni  che hanno dato vita ad un dibattito pubblico per valutare i pro e i contro (ambientali ed economici) dell’evento olimpico  e che hanno sottoposto a referendum la candidatura ad ospitare le Olimpiadi del 2026. 

Innsbruck (Austria), Sion(Svizzera), Calgary (Canada)  hanno  detto “no” alla possibilità di ospitare  le Olimpiadi invernali 2026.

La stessa Stoccolma (il cui dossier di candidatura prevedeva tra l’altro  di utilizzare la pista di bob della vicina Lettonia), ultima concorrente in gara con Milano-Cortina,  si è ritirata lasciando campo libero alla “insipienza italica”. 

I motivi del rifiuto da parte di Innsbruck, Sion, Calgary a ospitare le Olimpiadi sono di natura ambientale ed economica. 

Il racconto mediatico nostrano ha rimosso la  “realtà geo-fisica” e sta creando  una bolla emotiva nazional-popolare” che svanirà il 22 febbraio.

Una bolla  che avrà distolto l’attenzione sulle priorità politiche, sociali e climatiche del paese e avrà distolto anche 7 miliardi di soldi pubblici dalle misure necessarie al contrasto degli effetti del cambiamento climatico e dagli incentivi per fermare lo spopolamento delle valli di montagna.

7 miliardi  per finanziare un evento che dura 17 giorni e che abbiamo avuto il coraggio e l’ignavia di riproporre dopo il disastro delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006.

Schiavon Dante 

 

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