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L’invasione di Ceuta e la campagna elettorale italiana

01/08/2026
in Approfondimenti, Archivi, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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L’invasione di Ceuta e la campagna elettorale italiana
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Il presidente del consiglio spagnolo, Pedro Sanchez, ha reagito con il consueto aplomb istituzionale alla grave crisi provocata dall’invasione di migliaia migranti provenienti dal Marocco sotto gli occhi delle forze dell’ordine marocchine che non hanno mosso un dito mentre entravano – a nuoto o scavalcando muri e recinzioni – nel territorio dell’enclave spagnola sulla costa africana.

In un comunicato Sanchez informa che «il governo spagnolo si sta impegnando nel dare una risposta immediata alla situazione a Ceuta.

Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie, lavorando con le autorità marocchine e internazionali, e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile.

Questo è ciò che abbiamo appena comunicato al Presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas. E’ tempo di costruire soluzioni, con responsabilità e cooperazione».

Un appello e un monito rivolto al governo marocchino (indispettito per i recenti accordi tra Madrid e l’Algeria che appoggia il fronte Polisario che chiede l’indipendenza del Sahara Occidentale, un’ex colonia spagnola occupata dal Marocco) e alla destra spagnola ed europea che si stanno scatenando e che accusano Sanchez di voler attrarre migranti in Spagna e nell’Unione europea.

Cosa sta succedendo – anche in Italia – lo spiega con invidiabile sintesi e amara lucidità la pagina Facebook “Abolizione del suffragio universale”: «Quattro ore.

Tanto ci hanno messo Meloni, Tajani e Salvini a trasformare la crisi di Ceuta in un comizio elettorale.

Uno dietro l’altro, stessa identica richiesta: sospendere Schengen con la Spagna.

Hanno visto migliaia di persone disperate e ci hanno visto dentro un sondaggio.

Sciacallaggio puro.

E dentro quelle dichiarazioni, dalla prima riga all’ultima, una montagna di bugie e porcherie.

Mettiamole in fila, una per una.

Primo.

Ceuta è fisicamente in Africa.

Si tratta di un fazzoletto di terra spagnola di 18 chilometri quadrati, dall’altra parte dello Stretto di Gibilterra.

Sta più vicina a Rabat che a Madrid.

Si esce di lì con un traghetto o con un aereo.

Chi ha attraversato quella frontiera, per arrivare in Italia, dovrebbe imbarcarsi verso la penisola iberica passando i controlli d’identità, attraversare tutta la Spagna, valicare i Pirenei, attraversare tutta la Francia e presentarsi a Ventimiglia.

Effetto della sospensione di Schengen con la Spagna sulla situazione di Ceuta: zero.

Il loro elettore però, che fino a martedì ignorava perfino l’esistenza di Ceuta e non saprebbe indicarla sulla cartina nemmeno se la ritrovasse scritta, adesso è convinto che stia dietro i Pirenei e che quella gente giovedì prossimo sia sotto casa sua.

Su quella convinzione ci costruiscono una campagna elettorale intera.

Che bello essere un politico destra e avere davanti tanti destropitechi a cui puoi raccontare letteralmente la qualunque.

Secondo.

La porta che vogliono sbarrare è sbarrata da 35 anni.

Codice Frontiere Schengen, norme speciali per Ceuta e Melilla: chi parte da lì verso la Spagna peninsulare o verso qualunque altro Paese dell’area viene fermato e identificato, documenti alla mano, come se uscisse da fuori Schengen.

Ceuta e Melilla hanno infatti un regime speciale, proprio per via della loro posizione, che prevede doppi controlli al confine esterno: uno all’ingresso dal Marocco e un altro ancora quando si viaggia verso il continente europeo.

Il ministro degli Esteri della Repubblica Italiana chiede di chiudere una frontiera già chiusa.

Terzo.

Testuale, dal profilo di Tajani: “Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano che scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari è stata profondamente sbagliata”.

Falso.

La Spagna ha approvato per decreto una regolarizzazione: permessi di soggiorno e di lavoro, di durata annuale, per gente che vive e lavora lì da anni, senza precedenti penali, già presente prima del 31 dicembre 2025.

Documenti per firmare un contratto, pagare le tasse, uscire dal nero.

Il capo della nostra diplomazia ha scambiato un permesso di soggiorno per una cittadinanza e un passaporto europeo.

Il decreto spagnolo riguarda persone che stanno in Spagna da anni, entrate in larghissima parte in aereo con un visto turistico, dall’America Latina.

Chi lega le due cose sta raccontando una balla e la racconta sapendo perfettamente di raccontarla.

E se il problema sono le sanatorie (cioè le regolarizzazioni), qualcuno gli ricordi la più grande della storia repubblicana: 2002, legge Bossi-Fini, oltre 647mila persone regolarizzate.

Quarto.

Ingressi irregolari registrati nel 2025: 66mila in Italia, 36mila in Spagna.

Quasi il doppio da noi.

Applicando alla lettera il principio di Tajani, il primo Paese da buttare fuori da Schengen è l’Italia.

Con Tajani che firma il decreto contro sé stesso e Piantedosi che gli regge la penna.

Quinto.

Per quattro anni ci hanno raccontato sempre la stessa favola: “Non possiamo essere lasciati soli”, “nessuno può affrontare la migrazione da solo”, Cooperazione, solidarietà europea, redistribuzione.

Il 4 maggio scorso Meloni parlava ancora di crisi globale da affrontare insieme.

Poi la pressione si sposta di 1500 chilometri, tocca a qualcun altro e in quattro ore la solidarietà europea diventa una minaccia contro un governo alleato.

Sesto.

Il Marocco ha capito da tempo qual è la sua unica arma diplomatica: i corpi dei propri giovani.

Apre il rubinetto quando le serve qualcosa sul Sahara Occidentale o per punire decisioni che non condivide (come gli accordi tra Sanchez e l’Algeria della scorsa settimana), lo richiude quando l’ha ottenuto.

Era già accaduto, per esempio, nel 2014 e nel 2021, non c’entra nulla la politica migratoria della Spagna.

Davanti a un ricatto costruito sulle persone, il governo italiano ha puntato il dito contro chi quel ricatto lo subisce.

Il motivo di tanta delicatezza con il Marocco lo sappiamo tutti: i memorandum italiani con la Libia e con la Tunisia camminano sullo stesso identico meccanismo.

Soldi e legittimazione in cambio di frontiere presidiate.

Chi ha appaltato i propri confini alla guardia costiera libica si guarda bene dallo spiegare al mondo come funziona il ricatto migratorio, perché il primo a restarci sotto sarebbe lui.

Settimo.

E qui arriviamo al fondo del barile.

Il 19 giugno 2026, Donald Trump aveva appena raccontato al mondo intero che Giorgia Meloni lo aveva implorato per una foto al G7 di Évian e che lui gliel’aveva concessa perché gli faceva pena.

E in quel momento, tra 27 capi di governo, sapete chi ha preso la parola per difenderla?

Pedro Sánchez.

Sono passati 41 giorni.

Quarantuno.

Alla prima giornata di caos e di morti sulle coste spagnole in Africa, la prima a saltargli addosso è stata lei.

Su una vicenda che si decide sulla frontiera marocchina, dove la Spagna è il bersaglio del ricatto.

Chi ti tende una mano quando sei a terra, gente così se lo segna.

E aspetta il momento buono per azzannarlo.

Ottavo.

Sapevano dove sta Ceuta.

Sapevano che quella frontiera è controllata da 35 anni.

Sapevano che da noi gli ingressi irregolari sono il doppio dei loro.

Sapevano che la mano che ha aperto quel confine sta in Marocco.

Hanno parlato lo stesso.

Perché una bugia arriva a milioni di persone in tre ore e la smentita arriva a diecimila in tre giorni.

E perché una crisi umanitaria, per loro, vale un punto nei sondaggi.

Che miseria senza fondo».

Mentre la destra ruggisce il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) cerca di trasmettere «un messaggio di responsabilità, serenità e impegno di fronte alle crescenti arrivi nella nostra città negli ultimi giorni.

Ci troviamo di fronte a una situazione complessa che richiede una risposta istituzionale coordinata.

Tutte le amministrazioni coinvolte stanno lavorando permanentemente per affrontare questa realtà, mobilitando le risorse umane e materiali disponibili e mantenendo una comunicazione costante tra la Delegazione del Governo, la Città Autonoma e i vari organismi competenti.

Nello stesso tempo, le esigenze generate da questo aumento di arrivi vengono affrontate dalle autorità competenti, con l’obiettivo di rafforzare le misure esistenti e garantire una risposta appropriata alle circostanze.

È evidente che Ceuta, a causa della sua posizione geografica, affronta periodicamente sfide legate alle movimenti migratori.

Negare la complessità di questa realtà sarebbe irresponsabile.

Tuttavia, ridurrebbe anche questo fenomeno a slogan o spiegazioni semplici che non aiutano a risolvere i problemi.

La mobilità umana risponde a molteplici fattori: conflitti, disuguaglianza, persecuzione, povertà, instabilità politica, cambiamento climatico e mancanza di opportunità.

Tentare di spiegare ogni episodio esclusivamente attraverso teorie su un presunto “effetto chiamata” implica ignorare una realtà molto più ampia e, inoltre, rende difficile cercare soluzioni efficaci».

Secondo i socialisti di Ceuta, «la nostra priorità deve essere garantire una gestione ordinata, efficiente e sicura dei confini, rafforzare le risorse di accoglienza quando necessario e proteggere in particolare i più vulnerabili, inclusi i minori non accompagnati, sempre con pieno rispetto per la legge e i diritti umani.

Nessuno lascia la propria casa per capriccio, e nessuna persona perde la sua dignità attraverso un tentativo di utilizzare questa situazione per generare paura o scontro politico.

I cittadini di Ceuta meritano risposte serie, non slogan.

Meritano istituzioni che collaborano, agiscono responsabilmente e mettono l’interesse generale al di sopra del profitto di parte.

Continueremo a sostenere che lo Stato sostenga Ceuta con tutte le risorse necessarie e che questa realtà sia affrontata attraverso la cooperazione tra le amministrazioni, la solidarietà territoriale e una politica di migrazione che combina efficacia, umanità e rispetto per la legge.

Questo è il percorso che Ceuta ha bisogno e quello che continueremo a sostenere».

(Articolo di Umberto Mazzantini, pubblicato con questo titolo il 31 luglio 2026 sul sito online “greenreport.it”)

****************************

Facciamo un po’ d’ordine.

Ceuta è un’enclave spagnola in territorio marocchino, vuol dire che è Europa ma che è esclusa da Schengen.

Quindi chi arriva non può circolare liberamente in Europa, un trattato fra i due governi prevede il reimpatrio immediato.

Qual è l’anomalia?

Che in così tanti tutti assieme vuol dire che il Marocco ha aperto le porte per qualche vendetta recondita nei confronti della Spagna e  chi non sopporta Sanchez ne ha subito approfittato per attaccarlo, vedi i nostri implacabili governanti.

DIETRO L’ESCALATION A CETUA C’E’ LA MANO DEL PRESIDENTE USA.

L’attuale escalation a Ceuta potrebbe essere una richiesta diretta di Donald Trump a il re del Marocco Mohammed VI per vendicarsi dell’atteggiamento ostile di Pedro Sánchez avuto durante la missione in Iran che aveva vietato l’utilizzo delle basi.

Infatti l’enclave di Ceuta è attualmente tornata in una situazione di estrema emergenza umanitaria e di sicurezza.

Migliaia di migranti stanno attraversando in massa il confine a piedi e a nuoto senza incontrare forti resistenze sul lato marocchino.

Il legame geopolitico tra l’amministrazione di Donald Trump e la pressione migratoria del Marocco sulle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla risiede storicamente nel riconoscimento formale della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale da parte degli Stati Uniti.

Questo passaggio diplomatico ha alterato gli equilibri nell’area, spingendo Rabat a utilizzare i flussi migratori come leva di pressione politica nei confronti della Spagna e dell’Unione Europea per ottenere lo stesso riconoscimento, che l’UE e la Spagna hanno sempre negato.

Nel dicembre 2020, durante il suo primo mandato, Donald Trump ha rotto decenni di neutralità statunitense riconoscendo la sovranità del Marocco sul conteso territorio del Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Rabat e Israele (Accordi di Abramo).

Come simbolo di questa stretta alleanza geopolitica, il re Mohammed VI ha ufficialmente intitolato a Donald Trump la nuova superstrada costiera da 1 miliardo di dollari che collega Tiznit a Dakhla, attraversando il Sahara Occidentale.

****************************

Post di Lorenzo Tosa

Il modo in cui la destra italiana e di governo – Meloni e il ministro degli Esteri Tajani in testa – sta strumentalizzando la crisi migratoria di Ceuta è quanto di più politicamente vergognoso, abietto e demagogico abbiamo visto negli ultimi anni.

E sì che ne abbiamo viste di ogni.

Usare un caso serissimo come leva e arma di ritorsione nei confronti di un dichiarato avversario politico, Pedro Sánchez, evocando addirittura lo stop all’area Schengen, è un esercizio di pura demagogia che riduce un tema complesso e sfaccettato come questo in mera clava politica e propaganda da dare in pasto a orde di razzistelli da tastiera che straparlano di invasioni e “remigrazioni” e non saprebbero neanche indicare Ceuta su una cartina geografica.

Ripetiamo insieme.

Non c’è nessuna invasione dell’Europa.

Non c’è nessuna reale minaccia ai confini italiani, figuriamoci.

Di più, non c’è nessuna possibilità che queste migliaia di migranti salgano su un traghetto, attraversino lo stretto di Gibilterra e sbarchino nella penisola iberica e sul continente europeo senza un titolo, una protezione internazionale o il riconoscimento del diritto d’asilo. È follia (o malafede) anche sol pensarlo. O entrambe le cose.

E, soprattutto, non c’entra nulla né “il fallimento del modello Sánchez” – come straparlano i giornali di destra – né la recente regolarizzazione di 500.000 nuovi spagnoli voluta dal governo spagnolo.

Se decine di migliaia di migranti – tra cui anche donne e bambini – all’improvviso sono riusciti ad oltrepassare il confine via mare la ragione è semplice: che chi doveva controllare i confini nella parte marocchina non ha fatto letteralmente NULLA, lasciando migliaia di persone libere di passare.

Se mai dovremmo chiederci perché.

E le ragioni possono essere molte.

C’è chi parla della storica rivendicazione territoriale del Marocco sulle enclave spagnole Cueta e Melilla.

Chi punta il dito sui legami tra la monarchia marocchina e Israele e di una crisi artatamente costruita e voluta per mettere politicamente in difficoltà la più grande spina nel fianco di Israele in Europa, ovvero Pedro Sànchez, nonché l’unico a parlare di genocidio a Gaza e a rispettare il mandato di cattura internazionale nei confronti di Netanyahu. Una ripicca politica, quindi.

Ma potrebbero esserci anche altre questioni legali.

Due in particolare che si incrociano.

In primis, il ricorso vinto alla Corte Suprema da un migrante algerino che ha contestato l’espulsione in quanto arrivato a Ceuta a nuoto, poiché non è entrato violando una barriera fisica. Un precedente che potrebbe aver spinto altri a tentare la stessa strada, rendendo giuridicamente più difficile il respingimento immediato. Ma, anche se fosse, non significa affatto che potranno entrare in Spagna, solo che i tempi e i modi del rimpatrio sono più lunghi e non automatici.

Secondo: l’annullamento di alcuni articoli del Regolamento sugli stranieri con cui la stessa Corte suprema ha imposto un rafforzamento della tutela dei minori migranti.

L’unica cosa che non c’entra assolutamente nulla è la regolarizzazione dei migranti voluta da Sánchez, che non riguarda minimamente le migliaia di migranti che hanno superato il confine a nuoto in un’enclave spagnola in Africa.

Come è puro sciacallaggio politico della peggior specie, tuonare contro la Spagna ed evocare la sospensione di Schengen per una crisi, seria ma non certo nuova (era già capitato nel 2021 per una cris diplomatica tra Spagna e Marocco) e limitata a un territorio politicamente europeo ma geograficamente in Africa, separato dalla Spagna e dall’Europa dallo stretto di Gibilterra, e che sarà come tutte le altre volte controllato – c’è da pretendere con umanità e rispetto dei diritti umani – da parte del governo spagnolo.

Quella di Ceuta non è una crisi che riguarda l’Unione europea e men che meno l’Italia, ma solo e soltanto la Spagna.

Che ha risposto a Tajani convocando immediatamente l’ambasciatore. È il minimo.

Questo è quello che c’è da dire oggi su Ceuta.

Tutto il resto è pura speculazione politica, autentica disinformazione e sguaiata propaganda da parte di avvoltoi che volteggiano sulle disgrazie per cibare le viscere di gente che esulta per la morte di decine di migranti (“diciotto di meno”) e augura che diventino “pasto per gli squali”.

E il livello di barbarie che si sta toccando non ha nulla a che vedere con la richiesta di controllo dei confini ma moltissimo con il razzismo più becero e ormai sdoganato dalle destre estreme in Italia, in Spagna e in tutta Europa.

E va combattuto con la legge, il diritto, con il ragionamento, con la verità.

Ma anche con umanità.

 

 

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Comments 1

  1. Pasquale Annunziata says:
    2 settimane ago

    Il modo in cui la destra italiana ma anche tutta l’Unione Europea che insegue le varie destre nazionali, sta strumentalizzando la crisi di Ceuta è quanto di più politicamente vergognoso, abietto e demagogico abbiamo visto negli ultimi anni.
    Una vera “unione” sarebbe dovuta scendere in campo in massa e dare una mano ad uno stato membro in difficoltà, creata ad arte da una Nazione straniera, non chiudersi a riccio e voltando la faccia dall’altra parte.

    Rispondi

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