
Milano chiama e Roma risponderà?
La domanda, dopo lo sgombero dell’occupazione dello storico centro sociale di sinistra del Leoncavallo a Milano, è lecita.
Le opposizioni hanno infatti puntato i fari su un altro immobile occupato abusivamente, quello di Casapound a Roma.
L’immobile di via Napoleone III è di proprietà dell’agenzia del demanio è stato occupato a dicembre del 2003.
Venti anni dopo è arrivata una sentenza con tanto di condanne che ha riconosciuto l’occupazione abusiva del palazzo.
L’insegna che campeggiava sulla facciata è stata rimossa nel 2019 e la struttura è nella lista degli sgomberi della prefettura e per il Campidoglio l’occupazione non può e non deve essere messa da parte ancora a lungo.
“Ora si sgomberi CasaPound”
Eppure, a oggi, i militanti di estrema destra sono ancora lì.
E così nel giorno dell’intervento al Leoncavallo la sinistra denuncia i due pesi e le due misure usate dal Governo.
L’Anpi, in prima linea, ha tuonato: “L’improvviso sgombero del Leoncavallo a Milano è un atto di forza del ministero dell’interno.
Il sindaco di Milano non è stato neppure avvertito.
La presidente del Consiglio ha dichiarato che ‘in uno stato di diritto non possono esservi aree sottratte alla legalità.
Ma dal 2003 è occupato a Roma da CasaPound uno stabile di proprietà del Comune, adibito a sede centrale dall’associazione neofascista, e il ministro Piantedosi non ha mai mosso un dito.
L’episodio di Milano conferma perciò la natura autoritaria e faziosa delle scelte di questo governo“, ha detto il presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo.
Anche Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, è dello stesso avviso: “Lo sgombero del Leoncavallo, presentato dal ministro Piantedosi come un trionfo di legalità, dimostra ancora una volta l’ipocrisia e il doppiopesismo di questo Governo.
Un presidio culturale, sociale e politico attivo da oltre trent’anni a Milano, che ha dato voce a generazioni di giovani, artisti e attivisti, viene liquidato come semplice ‘illegalità’, mentre l’immobile occupato dai fascisti di Casapound nel cuore di Roma resta intoccabile per Piantedosi.
Ci aspettiamo ora lo sgombero immediato di via Napoleone III, dove da anni Casapound occupa un immobile pubblico in pieno centro a Roma“, conclude Bonelli.
Parole condivise anche da altre anime dalla sinistra.
Il post di Meloni
Giorgia Meloni, senza citare il Leonacavallo, ha commentato l’azione così: “In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità.
Le occupazioni abusive sono un danno per la sicurezza, per i cittadini e per le comunità che rispettano le regole.
Il governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque: è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti“.
Un post che, sui social, anche lì ha scatenato qualche polemica.
Leggendo le parole di Meloni, dunque, è lecito immagine presto un’azione bipartizan?
Difficile dirlo.
“CasaPound ha organizzato di eventi culturali”
CasaPound, nel frattempo, ha voluto respingere al mittente le accuse della sinistra: “Il Leoncavallo era ospitato in un edificio di proprietà privata.
CasaPound, al contrario, da oltre vent’anni ha sede in un immobile del demanio dello Stato sottratto al degrado e alla speculazione, nel cuore di Roma, in un quartiere multietnico dove la nostra presenza non ha mai creato alcun problema di ordine pubblico.
Anzi: in questi anni, CasaPound ha organizzato centinaia di eventi culturali, conferenze, presentazioni e dibattiti, ospitando anche figure e intellettuali lontanissimi dalle nostre posizioni, a dimostrazione che la nostra sede è stata ed è un punto di confronto e di apertura culturale, non di chiusura“.
“A differenza di centinaia di occupazioni rosse e di immigrati presenti a Roma e in tutta Italia – si legge – CasaPound è l’unico spazio dove sventola il tricolore, una sproporzione immensa.
E mentre la sinistra si esercita in polemiche pretestuose, dimentica che in via Napoleone III venti famiglie italiane in emergenza abitativa hanno trovato una casa, un sostegno e una comunità.
Al contrario, le cronache giudiziarie più recenti hanno mostrato il vero volto di un sistema che ruota attorno ai centri sociali: un business milionario che coinvolge direttamente anche pezzi delle istituzioni.
A Roma, ad esempio, alcune occupazioni sono state di fatto acquistate con fondi pubblici, perfino con i soldi del Pnrr, e poi assegnate direttamente agli occupanti a spese dei contribuenti: il caso del Porto Fluviale, costato milioni di euro, è solo l’ultimo esempio.
Per questo riteniamo che il paragone tra CasaPound e il Leoncavallo non solo sia infondato, ma rappresenti l’ennesimo tentativo maldestro della sinistra di spostare l’attenzione dai propri scandali e dalle proprie responsabilità“.
(Articolo di Lorenzo Nicolini, pubblicato con questo titolo il 21 agosto 2025 sul sito online “Roma Today”)

