
Foto: Luca Laurenti
Nuovo allarme degrado dal “Giardino della giustizia” alla Romanina.
Se negli anni scorsi erano state denunciate più volte le condizioni degli alberi, secchi poco dopo la messa a dimora, stavolta a preoccupare i residenti sono le targhe dedicate ai magistrati uccisi dalla mafia. àChe, in molti casi sono scomparse o rotte.
L’allarme: “Le targhe non ci sono più”
A lanciare l’allarme è ancora una volta un cittadino, Luca Laurenti, che più volte aveva svolto dei sopralluoghi del giardino, denunciandone le condizioni.
Questa volta però non sono le querce a destare allarme, ma le targhe che si trovano ai loro piedi e che portano i nomi delle vittime di mafia a cui sono dedicate.
“Le querce sono tutte state rimesse a dimora – spiega Laurenti – ma gran parte delle lapidi non ci sono più, sono scomparse. Le poche che sopravvivono sono rovinate o coperti dalla vegetazione, quindi il senso del giardino non esiste più e il ricordo dei giudici è stato totalmente calpestato”.
Il giardino della giustizia
La messa a dimora delle piante, dedicate ai magistrati uccisi dalle mafie, era avvenuta nel novembre 2018 alla presenza dell’allora sindaca Raggi e del ministro della giustizia Alfonso Bonafede.
Insieme a parte della giunta ed ai rappresentanti del municipio, avevano presentato il piccolo bosco di querce, che avevano trovato dimora nel parco di via Luigi Schiavonetti, alla Romanina.
Pochi mesi più tardi, nell’agosto del 2019, quelle piante si sono seccate.
Nel corso dello stesso anno l’amministrazione Raggi era corsa ai ripari, stanziando un finanziamento per riqualificare quel giardino.
Però, due anni più tardi, si è ripetuta la stessa scena.
E poi, ancora, nell’agosto del 2022.
A tre anni di distanza, un nuovo allarme: “Ci sono le nuove querce, ma le lapidi sono sparite o sono rotte – denuncia Laurenti – il parco dei giusti non esiste più”.
(Articolo pubblicato con questo titolo il 22 agosto 2025 sul sito online “Roma Today”)

