
L’avvio della preapertura della stagione venatoria in ben 15 regioni italiane riaccende lo scontro sulla tutela del patrimonio naturale.
A partire da mercoledì 2 settembre, per due settimane consecutive, le doppiette potranno sparare a 14 specie selvatiche in un contesto ambientale fortemente compromesso.
Una decisione contestata con fermezza dalla Lipu-BirdLife Italia, che sollecita la cancellazione immediata dei provvedimenti e l’intervento diretto dell’esecutivo per dichiarare lo stato di emergenza ambientale.
A preoccupare gli ecologisti sono le condizioni in cui versa la fauna, già duramente provata dai lunghi mesi di caldo torrido, dalla siccità estrema e dall’alternarsi di eventi meteorologici violenti che hanno ridotto e frammentato gli habitat.
Un’istanza di fermo condivisa da tutto il mondo ecologista: anche il Wwf ha chiesto formalmente alle Regioni di bloccare la caccia a settembre, così come in Toscana ben 17 associazioni ambientaliste unite (inclusa la stessa Lipu) si sono rivolte direttamente all’amministrazione regionale per ottenere il rinvio delle doppiette.
Tra gli animali inseriti nelle liste dei prelievi anticipati consentiti dalla legge 157/92 compaiono peraltro specie in evidente sofferenza conservativa, come l’alzavola e la quaglia, che secondo i criteri di tutela scientifica andrebbero escluse da ogni attività venatoria.
La posizione del presidente della Lipu, Alessandro Polinori, richiama l’esecutivo al rispetto delle priorità ambientali: «Visti i pesantissimi effetti della crisi climatica che anche e soprattutto quest’anno hanno colpito il Paese, chiediamo al Governo la sospensione delle preaperture e la proclamazione dello stato d’emergenza ambientale, a tutela di una fauna già fortemente provata dal clima avverso».
Il quadro nazionale si inserisce in un clima di forte tensione con le istituzioni comunitarie.
Sull’Italia gravano già due procedure aperte nel 2023 per l’abbattimento di uccelli in periodi protetti dalla Direttiva Uccelli e per l’impiego di munizioni al piombo nelle zone umide.
A complicare lo scenario si aggiungono le dichiarazioni della commissaria europea all’Ambiente Jessika Roswall, che ha evidenziato come le nuove proposte di riforma della legge sulla caccia risultino in aperto contrasto con le normative europee.
Di fronte al rischio di nuove sanzioni internazionali, l’associazione sostiene la necessità di cambiare rotta politica mettendo al centro la salvaguardia della biodiversità: «Il Governo ponga fine a questi continui tentativi di liberalizzare la caccia e dia finalmente non solo una risposta urgente alle richieste della Commissione europea, cancellando la riforma.
E dia inoltre finalmente risposte alla crisi climatica e della biodiversità attraverso l’attuazione delle Strategie europee, dal Clima al Regolamento sul Ripristino della Natura».
(Articolo pubblicato con questo titolo il 31 agosto 2026 sul sito online “Greenreeport.it”)

