
Un’immagine della protesta del primo marzo contro il decreto Caivano
Il caso di Sheikh Hydara, l’uomo accusato di aver violentato due donne ha riacceso i riflettori sulla situazione del Quarticciolo.
E, dopo gli interventi dell’opposizione che ha puntato il dito contro il Comune e del municipio V, con il minisindaco Mauro Caliste che ha invocato più controlli delle forze dell’ordine, a parlare sono gli attivisti del Quarticciolo Ribelle.
Che non risparmiano critiche a nessuno: “Continuiamo a sentire dichiarazioni poco serie e deliranti sulla castrazione chimica – spiegano – o su maggiori presidi della polizia come se fossimo una società senza carcere, senza polizia, senza posti di blocco, senza operazioni ad alto impatto”.
Il primo è un riferimento alle dichiarazioni del vicepremier, Matteo Salvini.
Per quanto riguarda i maggiori controlli delle forze dell’ordine, a invocarli è stato il presidente Caliste, lanciando un appello al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, affinché intervenga in un territorio in cui si moltiplicano gli “atti criminali”.
Gli attivisti: “Il modello Caivano ha fallito”
“Al parco di Tor Tre Teste la sera del 24 agosto, a Villa Gordiani, nella stessa Quarticciolo la settimana scorsa quando una donna si è salvata dalle urla, le botte e le minacce con un coltello di un italianissimo uomo sulla settantina, va in scena lo stesso copione.
Viviamo in una società in cui si crede che la vita delle donne valga poco” è l’attacco.
E poi il riferimento al modello Caivano, il piano di interventi da 20 milioni del governo, stilato dopo un dialogo con il Comune di Roma, che dovrebbe partire a settembre: “Ha fallito prima di tutto a Caivano perché a uno stupro si è risposto con la propaganda, con le telecamere, con un centro sportivo che nessuno frequenta, con gli sfratti.
Non gli importa veramente se moriamo, non gli importa veramente se ci stuprano perché non gli importa come viviamo prima di arrivare ad essere una notizia in tv”.
E poi: “Quando diciamo che vogliamo servizi sanitari adeguati che riducano l’impatto del crack, più centri anti-violenza, consultori a pieno regime, educazione sessuo-affettiva nelle scuole, ma ancora la regolarizzazione delle famiglie nelle case popolari, l’assegnazione delle decine e decine di case vuote lo diciamo perché l’alternativa a questo è la moltiplicazione inesorabile della violenza per strada e in casa, la perpetuazione dei femminicidi e della violenza maschile sulle donne”.
L’alternativa, dicono gli attivisti sono “la moltiplicazione inesorabile della violenza per strada e in casa, la perpetuazione dei femminicidi e della violenza maschile sulle donne, le decine di crackomani in giro per strada, uomini frustrati che menano le mogli, ragazzini impauriti che abusano delle loro compagne di scuola, che utilizzano foto e video senza consenso così come fanno i loro padri”.
L’annuncio di nuove proteste
In alternativa al modello Caivano, il Quarticciolo ribelle ha proposto un suo piano di interventi che, però, dicono, continua a restare inattuato per “problemi burocratici, incapacità amministrativa, equilibri da rispettare”.
Da qui la promessa di nuove mobilitazioni.
“Nelle prossime settimane – è l’annuncio – ritorneremo nelle strade del quartiere, ritorneremo ad alzare la voce perché nessuno restituirà la serenità alla donna di Tor Tre Teste che ha subito una violenza così atroce, non c’è una soluzione a questo, ma le daremo voce solo se riusciremo a cambiare questo territorio veramente.
Il nostro impegno per la sicurezza”.
(Articolo di Giulia Argenti, pubblicato con questo titolo il 29 agosto 2025 sul sito online “Roma Today”)

