
Persone fermate in centro a Roma e trattenute “per oltre quattro ore dalle forze dell’ordine presso l’ufficio immigrazione di Tor Cervara“.
È quanto segnalato da Ultima Generazione, che ha riportato le testimonianze di alcune persone coinvolte.
Si tratta delle persone che sabato 27 settembre, secondo quanto sottolineato dagli attivisti, sono state fermate nel centro della città, “da più di 45 agenti“.
Alcuni degli attivisti, davanti al Pantheon, “camminavano normalmente senza neanche i cartelli visibili ma ancora chiusi in borsa“.
L’intento, è stato sottolineato, “era esprimere solidarietà ad Alina, Beatrice e Serena, le tre scioperanti della fame arrivate oggi al dodicesimo giorno di protesta per il riconoscimento del genocidio da parte del governo e per la protezione della Flotilla“.
“Fermati mentre camminavamo in strada”
Ultima Generazione ha indicato: “Gli agenti hanno perquisito ogni borsa, composta solo da effetti personali come libri, quaderni e i cartelli con frasi come “Faccio fatica a digerire un genocidio”, “Riconoscimento del genocidio” e “Blocchiamo tutto”.
Tre persone avevano anche piccole catene alla vita“.
Le persone, hanno insistito, “sono state trasportate in camionetta a sirene spiegate a 120 chilometri orari da Palazzo Madama fino all’ufficio immigrazione di Tor Cervara, trattenute complessivamente per oltre 4 ore tra cella e fotosegnalamento.
Durante il fermo sono stati privati di tutti gli oggetti personali — borracce, penne, cinture — fatta eccezione per un libro, controllato pagina per pagina.
Tredici delle persone coinvolte (tra cui le scioperanti) sono state denunciate per manifestazione non preavvisata, nonostante non abbiano mai avuto la possibilità di manifestare: sono state fermate mentre camminavano normalmente per le strade del centro“.
“Ci hanno fatto andare in bagno con la porta aperta”
Serena, scioperante della fame al 12º giorno, 39 anni, educatrice e professionista sanitaria, ha commentato: “Nonostante la numerosità di agenti presenti in questura e l’assoluta assenza di elementi che potessero indicare una pericolosità, è stato scelto di rinchiuderci in cella per ben 4 ore.
È stato estremamente frustrante.
Ero stanca, debole e schifata dalle condizioni di quel luogo.
Il vetro che ci separava dall’esterno e, allo stesso tempo, che ci permetteva di guardare i movimenti degli agenti e delle altre persone era così sporco dell’unto delle manate che non era pensabile avvicinarsi con la faccia per guardare meglio.
A terra erano appallottolate tre coperte luride e impregnate di polvere“.
E ancora: “Poi solo muro, sporco anche di macchie di sangue, probabilmente delle numerose zanzare lì uccise in precedenza, che anche in quel momento ci stavano divorando.
Una sporgenza lungo una parete del muro era pensata per sedersi.
Un bicchiere di plastica appoggiato con dei mozziconi all’interno.
Al centro un buco nel pavimento coperto da una griglia, probabilmente utile a fare defluire non so bene quali liquidi.
Io e Alina – ha proseguito – eravamo separate dagli altri.
È stato brutto non poter avere la vicinanza del gruppo in quel momento.
Alcuni agenti sono passati davanti al vetro ignorando i miei cenni di richiamo per poter andare in bagno o chiedere di coprirmi perché avevo molto freddo.
Ci hanno poi fatto andare in bagno con la porta aperta”.
“Una detenzione arbitraria”
Federica, una studentessa di 18 anni, ha rivelato: “Finire in cella per camminare a Roma.
Non importa quanti problemi ci sono in città.
Sei tu la cosa più urgente da fermare.
Siamo tutti finiti in questura per 4 ore, poi altre 4 per fotosegnalamenti.
Vi sembra giusto?
Vi aspettereste di prendere una denuncia dalla polizia per aver camminato su una strada di Roma?
Vi consiglio di non finirci, a Roma, in tal caso.
Oppure di entrare in resistenza civile.
Perché se siamo in 100, non ci possono fermare“.
Mentre Lucio, 58 anni, reporter per un’agenzia di stampa internazionale, ha notato: “Sabato sono stato alzato di peso da terra dalle forze dell’ordine per essere condotto con le altre persone in una caserma della polizia.
Ritengo assurda e illegittima questa detenzione arbitraria e punitiva durata fino alle 21:30.
Trovarsi in una cella priva di aerazione e sigillata – ha terminato – non è un’esperienza gradevole, ma tradisce un atteggiamento persecutorio e punitivo.
Restare in cella per molte ore senza motivo è un abuso di potere inaccettabile.
Una mortificazione morale e materiale del tutto inutile per la salvaguardia dell’ordine pubblico, che va sempre e comunque esercitata alla luce dei diritti fondamentali scolpiti nella Costituzione, e anche nelle leggi”.
(Articolo pubblicato con questo titolo il 1 ottobre 2025 sul sito online “Roma Today”)

