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Home Approfondimenti

Raffreddare le città senza aumentare le emissioni? Oltre ai condizionatori serve un approccio integrato

24/08/2025
in Approfondimenti, Archivi, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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Raffreddare le città senza aumentare le emissioni? Oltre ai condizionatori serve un approccio integrato
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Le ondate di calore estive mortali sono diventate la norma negli ultimi anni per l’Europa, il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, con impatti che si stanno facendo sentire in tutto il continente, dal sud, da sempre più caldo, al nord, solitamente più fresco:  8 dei 10 paesi al mondo che dovrebbero registrare il maggiore aumento di giorni di caldo estremo – definiti come giorni in cui la temperatura massima supera la media storica degli ultimi 80 anni – si trovano nell’Europa nord-occidentale, tra cui Irlanda, Regno Unito, Germania e Paesi Bassi.

Un’analisi del World resource institute (Wri) su 69 delle più grandi città europee, che ospitano 165 milioni di persone, ovvero circa il 22% della popolazione del continente, ha rilevato che il numero di giorni con temperature pari o superiori a 35 °C (95 °F) potrebbe aumentare del 53% se le temperature globali aumentassero di 3 °C.

In questo scenario, le ondate di calore durerebbero anche più a lungo, rendendone più gravi gli impatti.

Oltre ai gravi impatti sanitari attuali – nella regione europea dell’Oms muoiono già oltre 175.000 persone ogni anno per ondate di calore, che scendono a 50mila l’anno nei 35 Paesi più specificamente “europei” – ci sono quelli futuribili (uno studio prevede ulteriori 2,3 milioni di decessi in eccesso in Europa entro il 2099, negli scenari di riscaldamento più intenso) ma anche quelli economici da considerare: dal 1980 al 2010, le ondate di calore hanno causato perdite economiche annuali pari allo 0,3-0,5% del PIL in diverse città europee, con un aumento di oltre l’1% nell’Europa meridionale, principalmente a causa della perdita di produttività, e senza misure di adattamento queste perdite potrebbero quintuplicarsi nei prossimi 30 anni.

In questo contesto, l’accesso all’aria condizionata in Europa rimane tra i più bassi al mondo. La quota di famiglie dotate di aria condizionata nel 2022 indagata dalla Iea rivela che l’Europa (19%) è rimasta indietro rispetto ad altre regioni (sebbene l’Istat riporti un dato più che doppio per l’Italia, dove il 48,8% delle famiglie risulta dotato di un condizionatore), in particolare il Nord America (76%) e l’Asia-Pacifico (47%), nell’adozione dell’aria condizionata, attestandosi ben al di sotto della media mondiale del 37%.

Ma con l’aumento delle temperature in Europa e l’aumento dei redditi delle famiglie, si prevede un aumento della domanda di condizionatori ad alta intensità energetica: tra il 2010 e il 2019, la quota di famiglie dotate di aria condizionata è aumentata dal 14% al 19%.

Il problema è che senza una più rapida transizione verso l’energia pulita, la rapida espansione del raffreddamento potrebbe accelerare ulteriormente il cambiamento climatico.

Entro il 2050, il solo raffreddamento potrebbe generare 6,1 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica a livello globale ogni anno, quasi un quinto delle emissioni globali in molti scenari.

Che fare?

Secondo il World resource institute, soluzioni di raffreddamento passivo – come superfici riflettenti, ombreggiatura naturale, tetti verdi, ventilazione e progettazione di edifici climaticamente intelligenti – possono ridurre il pericoloso calore interno , ridurre il consumo di energia e salvare vite umane.

Questi approcci sono essenziali in Europa, dove ondate di calore più lunghe, frequenti e intense. I condizionatori d’aria svolgono ancora un ruolo fondamentale, in particolare per i gruppi vulnerabili e per la protezione di cibo, forniture mediche e processi industriali chiave.

Ma devono essere utilizzati in modo efficiente, alimentati da energia pulita e resi accessibili a tutti.

Per evitare che le città si blocchino in una domanda di raffreddamento in continua crescita – e con i rischi climatici e per la salute che ne derivano – il primo passo è ridurre la quantità di calore che gli edifici assorbono e generano.

Ciò significa bloccare il calore solare in eccesso con ombreggiature, vetri riflettenti e vegetazione, riducendo al contempo il calore interno proveniente da illuminazione, elettrodomestici e attrezzature.

Queste misure di base abbassano le temperature interne prima ancora che sia necessario il raffreddamento meccanico.

Il passo successivo è migliorare la ventilazione naturale e utilizzare materiali da costruzione che immagazzinino il fresco o assorbano il calore in eccesso, contribuendo a stabilizzare la temperatura interna.

I condizionatori dovrebbero essere utilizzati solo quando necessario, e in particolare con sistemi a basso consumo energetico e basse emissioni di carbonio, pensati per le fasce di popolazione più vulnerabili.

Affrontando il problema del calore alla fonte, le città possono ridurre la necessità di aria condizionata, tagliare le emissioni e proteggere la salute pubblica senza peggiorare il caldo estremo che è alla base del problema.

(Articolo pubblicato con questo titolo il 23 agosto 2025 sul sito online “greenreport.it”)

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