
Tavola progetto di reef artificiale multifunzionale nella zona di Genova Sturla
Barriere artificiali sommerse per combattere l’erosione della costa.
Dal consiglio del municipio X è stata avanzata una proposta che, per difendere le spiagge del litorale, guarda alle esperienze maturate fuori regione.
La richiesta parte da una consapevolezza: il litorale romano deve fare i conti con un fenomeno erosivo che è legato a una pluralità di fattori, dall’intensificazione degli eventi meteo marini estremi, alla riduzione dell’apporto sedimentario garantito dal Tevere.
I risultati sono sotto gli occhi da anni tra cabine sradicate e intere strutture inghiottite dal mare.
A pagarne le conseguenze sono anche storici stabilimenti che diventa complicato rilanciare, dopo le macerie prodotte.
Progetti contro l’erosione della costa
“Per troppo tempo si è intervenuti inseguendo le emergenze, attraverso opere tradizionali che si sono dimostrate spesso insufficienti, costose e poco durature.
Oggi affermiamo con chiarezza che serve un cambio di paradigma: programmazione, innovazione e visione strategica devono diventare i pilastri delle politiche sul litorale” ha dichiarato Alessandro Ieva, capogruppo penstastellato del municipio X.
Cosa fare quindi?
Ci sono esperienze, oltre oceano, che possono essere prese in considerazione.
Nel provvedimento passato in municipio, ad esempio, si fa riferimento al caso australiano di Narrowneck Reef, realizzato nel 200 con geocontenitori riempiti di sabbia: è considerato uno dei principali esempi di integrazione tra valorizzazione turistica e difesa della costa.

Reef progettato a Genova Sturla
Anche in Italia sono state sperimentate modalità di difesa che non mirano soltanto su pennelli e scogliere.
E’ il caso di Ventimiglia, citato proprio nella mozione passata in consiglio: “prevede una secca artificiale sommersa finalizzata a dissipare il moto ondoso – si legge – migliorare la dinamica dei sedimenti e creare onde surfabili”.
Altro progetto pilota è previsto a Genova Sturla ed “integra reef artificiale sommerso, ripascimento e opere di stabilizzazione della spiaggia”.
“Sono esperienze che dimostrano come sia possibile superare i limiti delle opere tradizionali attraverso un approccio innovativo e integrato” ha fatto notare Ieva.
Sono soluzioni, quelle liguri, partorite dopo un confronto tra istituzioni, università, progettisti e comunità sportive.
Perché l’obiettivo è di non sacrificare quelle attività come il surf che, sulla costa, stanno trovando sempre più spazio.
Anzi le nuove metodologie, dovrebbero essere concertate proprio per garantire la valorizzazione della costa anche sul piano sportivo.
(Articolo di Fabio Grilli, pubblicato con questo titolo il 7 aprile 2026 sul sito online “Roma Today”)

