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SE 350 ETTARI VI SEMBRAN POCHI

09/09/2025
in Approfondimenti, Archivi, Edilizia, Governo del territorio, Natura, News, Urbanistica
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SE 350 ETTARI VI SEMBRAN POCHI
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Il Veneto è la regione con l’11,88% di suolo consumato (contro una media nazionale del 7,4% ed europea del 4,5%).

Ma se si guarda un dato ottenuto utilizzando la Carta di Copertura del Suolo (CCS) della Regione Veneto alla scala 1:10000, contenuto nell’allegato B della Delibera di Giunta in applicazione della “legge regionale per il contenimento del consumo di suolo” e relativo all’anno 2012 (13 anni fa) la percentuale del 11,88%  sale al 14,06%.

Inoltre,  se  escludiamo dal conteggio del suolo consumato in Veneto  le aree montagnose, le superfici acquee e le aree protette la percentuale di suolo consumato arriva al 19% dell’intera superficie regionale.

Il dato statistico, molto negativo nelle sue proporzioni, si fa  anche “esperienza percettiva” condizionando lo sguardo delle persone sensibili all’ambiente e al paesaggio veneto.

Ed è uno ”sguardo mortificato” su un paesaggio spesso irrimediabilmente compromesso quello che accompagna la  grigia percezione  visiva della realtà urbanistica veneta e che si affianca alla drammatica rilevazione statistica. 

Tra gli effetti di una smisurata cementificazione, oltre alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo naturale, c’è la disseminazione nel territorio di grandi e piccole opere edilizie o infrastrutturali in stato di abbandono.

Tale “processo estrattivo” di una “risorsa naturale non rinnovabile” come la “terra”  ha subito, paradossalmente, un’accelerazione con la legge regionale nr. 14 del 6 giugno 2017 “Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo”.

Ora, quella  legge nefasta sta per essere assorbita dal Testo Unico  in materia di Governo  del Territorio e del Paesaggio  in discussione in Regione. 

Italia Nostra, Legambiente e WWF hanno presentato delle proposte di emendamento a tale disegno di legge. 

Sulle proposte di emendamento presentate dalle associazioni ambientaliste esprimo, rispettosamente, il mio profondo dissenso.

Trovo controproducente l’emendamento con la previsione di un consumo di suolo massimo di 350 ettari/anno: un budget di terra fertile da consumare che, seppure inferiore alla media annua dell’ultimo periodo, rappresenta un grave errore strategico nell’approccio politico ed ecologico  ad una situazione definita dalle stesse associazioni “drammatica”. 

In Veneto l’unica “terapia d’urto” per fermare un silenzioso e vorace crimine ambientale  è una “moratoria” su ogni forma di nuovo consumo di suolo, sia infrastrutturale, sia industriale, sia commerciale, sia abitativo.

Tale moratoria risulta indispensabile per attuare un “censimento” della “straderia veneta” e un ”censimento” su base intercomunale  dell’edificato industriale e commerciale in abbandono per un suo “riutilizzo funzionale” coordinato a livello regionale.

In Veneto una ricerca di Assindustria Veneto Centro del 2019 mostrava che sui 92.000 capannoni presenti in Veneto (1 capannone ogni 54 abitanti) erano 11.000 i “capannoni abbandonati”.

La moratoria risulta indispensabile per attuare un “censimento” su base intercomunale anche “dell’edificato residenziale in disuso” per un suo riutilizzo abitativo che per realizzarsi compiutamente si deve saldare a una politica di ripopolamento (con un sensibile aumento dei   servizi, quelli di trasporto pubblico in primis) dei centri minori dove è impressionante il patrimonio abitativo in degrado: il contraltare della “congestione urbanistica” dei centri urbani maggiori dove si continua a cementificare  il centro e le periferie.

Nei comuni veneti, nella elaborazione della società Openpolis dei dati ISTAT 2019, la percentuale di abitazioni non occupate oscilla fra il 10% e il 38%, con percentuali più elevate nei paesi e borghi più periferici (li potremmo chiamare le zone interne del ricco Nord Est o le zone interne del ricco business del Prosecco). 

C’è bisogno di una “terapia d’urto” per stoppare il consumo di suolo: la terra sta sparendo mentre una politica ignorante al servizio della rendita fondiaria  sta legiferando sulla materia  scegliendo il terreno scivoloso delle  “disquisizioni pseudo-urbanistiche”, corredate da una “terminologia tecnocratica” usata come un fumogeno per neutralizzare e paralizzare  il bisogno di ”agire qui e ora”.

Se non si propongono azioni drastiche pesando la loro  efficacia e mandando  un segnale forte  di discontinuità con la furbesca e narcotizzante legislazione veneta sul contenimento del consumo di suolo  non si costruirà alcuna  terapia d’urto.

Una terapia d’urto che per essere tale  deve essere accompagnata dal  coinvolgimento  della società civile attraverso forme di democrazia dal basso (con proposta di legge di iniziativa popolare sul contenimento del consumo di suolo  e/o referendum abrogativo sulle leggi ossimoro esistenti).

Compromessi tipici di una “politica senza visione” e mediazioni al ribasso sugli obiettivi da raggiungere in termini di ”tempo” e di “spazio”  finiscono  per assecondare uno sviluppo basato ancora una volta  sul cemento. Leggi in modalità greenwashing al punto cui siamo giunti della storia geologica della regione Veneto sono deleterie ai fini del raggiungimento del consumo di suolo “zero” entro il 2030 come prevede la Nature Restoration  Law.

E sono deleterie perché conducono verso un  “punto di non ritorno” attraverso  tre passaggi ecologici e politici involutivi: si consuma il consumabile, non si governa il territorio e si compromettono ”funzioni ecosistemiche essenziali” per la vita biologica nel tempo dei cambiamenti climatici.

Schiavon Dante

 

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