
Le proteste dei cittadini non sono cadute nel vuoto.
Il regolamento sulle antenne approvato lo scorso settembre dall’amministrazione cittadina va rivisto. Ed a riconoscerlo sono, ora, gli stessi esponenti della maggioranza.
I finti comignoli per mascherare le antenne
La battaglia legale attivata a San Saba ed in altri territorio cittadini e la comparsa di singolari “parallelepipedi” sui tetti, nati dall’intenzione di mascherare la presenza delle antenne, hanno portato il Campidoglio a ragionare sul lavoro sin qui svolto per disciplinare il proliferare di antenne di telefonia mobile.
“È urgente aggiornare il Regolamento comunale e le Norme Tecniche di Attuazione del PRG, per garantire una pianificazione trasparente” hanno riconosciuto Riccardo Corbucci, presidente della commissione Roma Capitale, statuto e innovazione tecnologica, e Tommaso Amodeo, presidente della commissione urbanistica.
La delibera con cui Roma Capitale ha provato ad uniformarsi alla normativa regionale e nazionale, lo scorso settembre, e le modifiche introdotte alle Norme tecniche di attuazione, tre mesi più tardi, non hanno ottenuto l’effetto sperato.
In particolare è stato eliminato un riferimento normativo (il comma 4 dell’articolo 105) che prevedeva la localizzazione dei nuovi impianti “nelle aree idonee”.
Aree da identificare nel “Piano territoriale degli impianti radiotelevisivi e della telefonia mobile”. Una sorta di deregulation subito denunciata da rappresentanti di comitati e associazioni e da esponenti dell’opposizione e, in misura molto minoritaria, della maggioranza (EuropaVerde e Sinistra civica ecologista).
La maggioranza ci ripensa
Ora anche esponenti del PD (Corbucci) e della lista Gualtieri (Amodeo) chiedono di “ripristinare il Piano di localizzazione degli impianti” e di puntare al “coinvolgimento effettivo dei municipi nella scelta dei siti preferenziali”.
L’assessora al commercio Monica Lucarelli, impegnata in un tavolo tecnico con i dipartimenti, gli operatori e le soprintendenze, ha spiegato che l’amministrazione sta lavorando alla composizione di una serie di siti, nell’ambito del patrimonio pubblico, da considerare preferenziali.
Verranno poi messi a disposizione dei 5 operatori con l’auspicio che si possano scegliere forme di co-siting.
Ed è quella, tra l’altro, l’opzione che la stessa Lucarelli sta “suggerendo” per San Saba dove, al di là dell’antenna contestata, ce n’è un’altra che potrebbe essere utilizzata da un secondo operatore.
L’esempio di San Saba è stato fatto dall’assessora anche per ricordare che esistono due ordini di problemi segnalati dai residenti: uno attiene la sicurezza, l’altro invece il decoro.
“Nel caso di specie, il campo elettrico registrato quando l’antenna era in funzione, ha raggiunto al massimo il valore di max 2,43 volt al metro” ha ricordato Lucarelli.
Il limite massimo in passato era di 6 volt/metro, portato a 15 dalla recente normativa nazionale.
In quel caso, quindi, non ci sarebbe stato nessun pericolo dunque per la salute umana.
Ciò detto, anche l’occhio vuole la sua parte.
Ed infatti Amodeo e Corbucci hanno auspicato una “una validazione obbligatoria da parte di Roma Capitale degli elementi di arredo e mascheramento delle antenne, soprattutto nei contesti urbani vincolati e nei siti sensibili”.
Basta finti comignoli, come quello realizzato al Celio, che impattano sullo skyline.
L’assessora ha inoltre sottolineato l’importanza di un “sistema di mascheramento architettonico omogeneo, che eviti soluzioni improvvisate e renda gli impianti compatibili con il contesto paesaggistico.”
Meglio tardi che mai
L’inversione di marcia, a dieci mesi dall’approvazione del regolamento ed appena sette dalla modifica alle Norme tecniche di attuazione, non è passata inosservata.
“La maggioranza Pd boccia sé stessa sul Regolamento antenne.
Con la nuova norma, fortemente voluta dai dem, hanno tolto di mezzo la necessità di fare un Piano di localizzazione che serve a evitare concentrazioni pericolose e, soprattutto, hanno silenziato il confronto con i Municipi e i cittadini” hanno commentato l’ex sindaca Virginia Raggi e Carla Canale, capogruppo della civica Raggi in municipio IX.
E dai municipi, vale la pena sottolinearlo, era partita la richiesta di un dietrofont dell’amministrazione cittadina, proprio per introdurre un piano di localizzazione delle antenne.
Obiettivo che, adesso, sembra decisamente alla portata.
“Con la proliferazione degli impianti è scoppiato una sorta di far west operativo, che ha spinto i cittadini a protestare e a rivolgersi al TAR.
Di conseguenza, la maggioranza è tornata sui suoi passi”.
Verrebbe da dire meglio tardi che mai.
(Articolo di Fabio Grilli, pubblicato con questo titolo l’8 luglio 2025 sul sito online “Roma Today”)

