
Laura Corrotti, FdI
La Regione Lazio rende più semplici e veloci le procedure dei condoni per sanare gli interventi edilizi realizzati all’interno di aree diventate successivamente protette, o sottoposte a vincoli paesaggistici.
Condoni più veloci nelle aree protette
Lo fa tramite l’approvazione di un emendamento, firmato dalla consigliera e presidente della commissione Urbanistica Laura Corrotti, di Fratelli d’Italia.
L’atto modifica la proposta di legge 247, cioè il cosiddetto Collegato al Bilancio della Regione Lazio.
L’obiettivo dell’emendamento è quello di risolvere alcuni nodi tecnici non da poco, emersi dalla stessa proposta di legge poi modificata, e che riguarda le pratiche di condono edilizio sulle aree protette o con vincoli paesaggistici.
Il nodo del “silenzio-assenso”
L’idea iniziale è quella di velocizzare le pratiche.
La Regione dice all’ente che gestisce le aree protette: “Hai 60 giorni per esprimerti sulla richiesta di nulla osta relativa a interventi edilizi passati”.
Dopo questo termine, si forma il “silenzio-assenso”, quindi la pratica viene approvata in automatico.
Ma c’è un problema, non da poco: la legge nazionale.
E, come noto, le leggi di un ente locale (Regione o Comune) non possono passare oltre quelle nazionali.
Il doppio vincolo e le leggi nazionali
Il primo problema è il doppio vincolo: non solo quelli regionali, ma anche nazionali dettati dal codice dei beni culturali e del paesaggio.
Il secondo è che il “silenzio-assenso”, secondo la legge nazionale 241 del 1990, non si può applicare nelle aree protette.
Infine, la tipologia degli abusi: originariamente il Collegato non specificava i tipi di sanatoria applicabili con la nuova norma, e potevano crearsi problemi nel distinguere piccole tolleranze con grandi abusi.
A danno dell’ambiente, del paesaggio e dei cittadini interessati.
Il parere obbligatorio sui grandi abusi
Per questo la consigliera Corrotti ha riformulato l’emendamento, aggirando il rischio di una dichiarazione di inapplicabilità o illegittimità.
Innanzitutto, le pratiche si sanatorie per abusi più consistenti, per esempio senza permesso di costruire o in difformità sostanziale, l’ente che gestisce le aree deve esprimere un parere di compatibilità rispetto alle finalità di tutela dell’area.
L’ente deve pronunciarsi esplicitamente, non c’è “silenzio-assenso”.
La tolleranza per le lievi difformità
Ma la grande novità è quella relativa alle tolleranze costruttive, ovvero “lievi difformità” rispetto ai progetti originali.
In questi casi, non serve un nuovo nulla osta.
Basta comunicare all’ente gestore e si può procedere risparmiando lunghe istruttorie.
In sostanza, è un compromesso: si semplificano le pratiche per piccoli abusi, che si possono derubricare a errori, mantenendo però le tutele per le aree verdi protette.
L’ente gestore resta centrale, è obbligato a fornire un parere e rappresenta un passaggio da compiere per i privati, soprattutto nelle situazioni più rilevanti.
Corrotti (FdI): “Eliminiamo burocrazia inutile”
“Soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento presentato in tema di interventi di semplificazione sulle procedure di condono edilizio nelle aree naturali protette – il commento di Corrotti -. In particolare, si chiarisce che non serve più un nuovo nulla osta ma l’ente di gestione può esprime un parere, rendendo il procedimento più rapido e lineare.
Allo stesso tempo, per le difformità di lieve entità si eliminano passaggi burocratici inutili, con un evidente beneficio in termini di tempi e certezze per i cittadini.
L’obiettivo è quello di garantire maggiore velocità amministrativa, senza compromettere la tutela del territorio“.
(Articolo di Valerio Valeri, pubblicato con questo titolo il 4 maggio 2026 sul sito online “Roma Today”)

