
A 5 giorni dal voto entriamo nel merito specifico dei diversi contenuti della legge, a partire dalla presunta eliminazione delle correnti e dei giudici “politicizzati”, mettendo a confronto le ragioni degli opposti sostenitori.
SOSTENITORI DEL SI’
Il magistrato deve essere libero da tornaconti personali ed influenze correntizie indebite nel suo lavoro all’interno della propria categoria.
Finché i membri togati saranno indicati dalla categoria e saranno espressione delle correnti politiche che convivono nell’Associazione nazionale Magistrati, è possibile che il giudice o il pm più libero e indipendente subisca dal sistema un condizionamento psicologico e culturale che può essere anche inconscio.
I sostenitori della riforma del Csm insistono che la lotta al correntismo sarebbe la nobile causa alla base della modifica costituzionale che vuole rivoluzionare l’organo di governo autonomo della magistratura, pensato dai costituenti con l’intento di farne un argine a presidio della sua indipendenza dal mondo della politica, con argomenti che appaiono in verità poco convincenti.
L’effetto deleterio del correntismo, che viene denunciato con grande enfasi e che si intende combattere, è il favoritismo per qualcuno, spesso in danno di qualcun altro, che, tradotto in ciò che avviene all’interno della magistratura, significa sostanzialmente che qualche magistrato sia preferito a qualcun altro per determinati incarichi per comunanza di corrente, o per amicizia personale o altro.
Con il sorteggio questo non accadrebbe più: la politica giudiziaria sarebbe spazzata via dal lavoro quotidiano dei magistrati.
SOSTENITORI DEL NO
L’elenco delle accuse alla magistratura è lungo e fra di esse primeggia quella di essere politicizzata.
Al netto delle rappresentazioni folkloristiche, il cuore di questa accusa è legato alle correnti e allo scandalo Palamara del 2019.
Ma le correnti della magistratura non sono partiti politici.
Sono delle associazioni professionali – come in molti paesi europei – che compongono un’unica associazione che le contiene tutte: l’Associazione nazionale magistrati.
E già questo le rende diverse dal mondo dei partiti, che certo non si riconoscono in un unico grande partito.
Non deve stupire che anche i magistrati si aggreghino sulla base di idee, legate al mondo della giustizia, alla sua organizzazione, alla sua amministrazione, alle sue gerarchie di valori.
È una falsità che vi sia corrispondenza fra le correnti ed i partiti, sebbene non sia sbagliato individuare in esse orientamenti più o meno corporativi, più conservatori o maggiormente progressisti.
Sono luoghi di confronto, di elaborazione di idee, che fanno crescere la maturità e la consapevolezza di sé di un corpo di professionisti assai peculiare, come sono i magistrati: un potere-non potere.
Questo quando tutto va per il suo verso.
Le correnti, però, sono anche luoghi di aggregazione e consenso e partecipano alle elezioni dei componenti del Csm e dell’Anm.
Si chiama democrazia, uno degli strumenti di selezione di una classe dirigente, ma se le idee perdono di importanza e aumenta la distanza dal corpo elettorale, la democrazia e i corpi intermedi che la inverano corrono il rischio di diventare veicoli di clientelismo e “amichettismo”.
Le correnti, come è evidente, sono problematiche tutte interne al corpo della magistratura, che determinano disillusione dalle ambizioni di carriera per qualcuno, talvolta anche giustificata, ma praticamente nessun danno perla collettività.
Chi presume di riuscire ad eliminare le correnti con la riforma sulla separazione delle carriere non tiene in nessun conto che ad ogni magistrato (giudice e pm che sia) non può essere tolto il diritto di voto: potrà pertanto essere di qualunque “corrente” politica (di destra, di centro o di sinistra), che quindi non potrà in nessun modo essere eliminata.
Riguardo alla accusa di avere toghe “politicizzate” non viene preso in considerazione come la toga di una corrente di partito possa influenzare il giudizio finale, dal momento che deve sempre rispettare il codice penale che consente (qui sì anche “politicamente”) decidere tra il minimo o il massimo della pena consentita, per cui se derogasse sarebbe passibile di provvedimento disciplinare.
Come ultima considerazione sulle “correnti” c’è da far presente che con i tre gradi di giudizio si hanno 20 togati (15 giudici e 5 pm) per cui appare francamente priva di qualunque fondamento la “tesi” di avere 20 magistrati tutti della stessa corrente “politica”.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi

