
Iniziamo da oggi ad entrare nel merito specifico dei diversi contenuti della legge, a partire dalla intenzionale eliminazione delle correnti, mettendo a confronto le ragioni degli opposti sostenitori.
SOSTENITORI DEL SI’
Anna Gallucci
Sostituto procuratore a Pesaro
Membro dell’Anm, Magistratura Indipendente

Al referendum voterò sì perché credo nell’indipendenza dei magistrati e so che la prima indipendenza è quella interna: prima che negli altri poteri dello Stato, il magistrato deve essere libero da tornaconti personali ed influenze correntizie indebite nel suo lavoro all’interno della propria categoria.
… Finché i membri togati saranno indicati dalla categoria e saranno espressione delle correnti politiche che convivono nell’Associazione nazionale Magistrati, è possibile che il giudice o il pm più libero e indipendente subisca dal sistema un condizionamento psicologico e culturale che può essere anche inconscio.
Con il sorteggio questo non accadrebbe più: la politica giudiziaria sarebbe spazzata via dal lavoro quotidiano dei magistrati.
(estratto dell’articolo pubblicato il 10 febbraio 2026 sul quotidiano “Libero”)
Giuseppe Bianco
Sostituto Procuratore

Anno 2019: chat su chat, nomi su nomi.
Tutto un sistema da manuale Cencelli scoperchiato.
Consiglieri Csm dimissionari.
Altri consiglieri in carica ricusati da chi li chiamava in correità.
Prima pagina di tutti i giornali dell’epoca, instant-book, palinsesti televisivi velocemente ricalibrati sul sistema del correntismo.
Perfino moniti del presidente.
Anno 2026: tutto dimenticato e sostituito da discussioni fantasmagoriche ,tutte centrate non sul merito delle istanze riformatrici, ma sulle congetturali riforme eventuali e successive del futuro.
(Estratto dell’articolo pubblicato il 10 febbraio 2026 sul quotidiano “La Verità”)
SOSTENITORI DEL NO
Marco Patarnello
Magistrato

L’elenco delle accuse alla magistratura è lungo e fra di esse primeggia quella di essere politicizzata.
Al netto delle rap presentazioni folkloristiche, il cuore di questa accusa è legato alle correnti e allo scandalo Palamara del 2019.
Ma le correnti della magistratura non sono partiti politici.
Sono delle associazioni professionali – come in molti paesi europei – che compongo no un’unica associazione che le contiene tutte: l’Associazione nazionale magistrati.
E già questo le rende diverse dal mondo dei partiti, che certo non si riconoscono in un unico gran de partito.
Non deve stupire che anche i magistrati si aggreghino sulla base di idee, legate al mondo della giustizia, alla sua organizzazione, alla sua amministrazione, alle sue gerarchie di valori.
È una falsità che vi sia corrispondenza fra le correnti ed i partiti, sebbene non sia sbagliato individuare in esse orientamenti più o meno corporativi, più conservatori o maggiormente progressisti.
Sono luoghi di confronto, di elaborazione di idee, che fanno crescere la maturità e la consapevolezza di sé di un corpo di professionisti assai peculiare, come sono i magistrati: un potere-non potere.
Questo quando tutto va per il suo verso.
Le correnti, però, sono anche luoghi di aggregazione e consenso e partecipano alle elezioni dei componenti del Csm e dell’Anm.
Si chiama democrazia, uno degli strumenti di selezione di una classe dirigente, ma se le idee perdono di importanza e aumenta la distanza dal corpo elettorale, la democrazia e i corpi intermedi che la inverano corrono il rischio di diventare veicoli di clientelismo e “amichettismo”.
(estratto dell’articolo pubblicato il 10 febbraio 2026 sul quotidiano “Domani”)
Antonio Patrono
Magistrato, ex Procuratore della Repubblica presso il Tribunale della Spezia, due volte componente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) nel 1994 e nel 2006, nonché Presidente e Segretario Generale dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM)

I sostenitori della riforma del Csm insistono che la lotta al correntismo sarebbe la nobile causa alla base della modifica costituzionale che vuole rivoluzionare l’organo di governo autonomo della magistratura, pensato dai costituenti con l’intento di farne un argine a presidio della sua indipendenza dal mondo della politica, con argomenti che appaiono in verità poco convincenti.
L’effetto deleterio del correntismo, da costoro denunciato con grande enfasi e che intendono combattere, è il favoritismo per qualcuno, spesso in danno di qualcun altro, che, tradotto in ciò che avviene all’interno della magistratura, significa sostanzialmente che qualche magistrato sia preferito a qualcun altro per determinati incarichi per comunanza di corrente, o per amicizia personale o altro.
Queste, come è evidente, sono problematiche tutte interne al corpo della magistratura, che determinano disillusione dalle ambizioni di carriera per qualcuno, talvolta anche giustificata, ma praticamente nessun danno perla collettività.
Ma allora è davvero credibile che una così larga parte del mondo della politica si sdegni così tanto da modificare la Costituzione, subire un referendum popolare e sopportarne gli inevitabili rischi politici, solo perché talvolta accade che il posto di presidente di un tribunale o altro ufficio giudiziario sia ricoperto da Mevio invece che da Sempronio, che avrebbe forse qualche titolo in più del concorrente?
Può darsi che sia così, non vogliamo fare il processo alle intenzioni, ma diciamo con chiarezza le cose come stanno e poi ognuno ne tragga le conseguenze.
E tutto ciò, bisogna riconoscerlo, è avvenuto anche grazie alla compattezza della sua componente togata, ovverosia dei magistrati che ne fanno parte, divisi è vero in correnti, ma in correnti che, quando è stata in gioco l’indipendenza di tutti o di qualcuno, sono sempre state capaci di trovare un accordo e creare un fronte comune.
…È questo il correntismo all’interno del Csm, stavolta commendevole, che forse qualcuno, al di là delle intenzioni manifestate, vuole combattere?
Ma, se è così, questo tipo di correntismo è invece il caso di difendere oggi che è messo in pericolo dalla riforma a causa del nuovo metodo di selezione dei suoi componenti, ovverosia il sorteggio sia dei magistrati che dei laici che dovranno comporlo.
(estratto dell’articolo pubblicato il 6 febbraio 2026 sul quotidiano “Il Fatto Quotidiano”)
CONSIDERAZIONI FINALI
Quand’anche venissero eliminate le attuali correnti con l’attuazione della riforma, bisogna considerare che se ne potranno comunque formare delle nuove.
Ma soprattutto chi presume di riuscire ad eliminare le correnti con la riforma sulla separazione delle carriere non tiene in nessun conto che ad ogni magistrato (giudice o pm che sia) non può essere tolto il diritto di voto che potrà quindi essere di qualunque “corrente” politica (di destra, di centro o di sinistra), che pertanto non potrà in nessun modo essere eliminata.
Per di più, sia il Giudice che il PM sono obbligati in ogni caso a rispettare ed applicare la legge solo nel margine di discrezionalità che consente il Codice Penale, a pena di provvedimento disciplinare in caso di deroga non consentita, per cui non ci dovrebbe essere nessun rischio di condizionamento correntizio della giustizia.

