
Trump ha rivendicato apertamente – fin dal suo primo mandato – il diritto di ignorare le Nazioni Unite e bypassare ogni forma di rispetto per le alleanze internazionali.
“Non ho bisogno del diritto internazionale, mi basta la mia morale”

Trump ha rilasciato questa dichiarazione in un’intervista che è stata rilasciata l’8 gennaio al New York Times, cinque giorni dopo l’attacco avvenuto notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio che ha costretto in carcere il presidente del Venezuela Nicolas Maduro.
L’utilizzo della religione da parte di Trump

Il 6 marzo 2026 Donald Trump ha ricevuto un gruppo di pastori evangelici nello Studio Ovale: le immagini, diffuse dal suo staff sui social, mostrano il presidente degli Stati Uniti seduto alla scrivania Resolute, con gli occhi chiusi, mentre il pastore evangelico e telepredicatore Greg Laurie guida la preghiera invocando protezione per Trump e per le truppe statunitensi «in questi tempi difficili».
Delirio mistico alla Casa Bianca

Il 2 aprile 2026 la consigliera spirituale di Trump Paula White-Cain ha rilasciato la seguente dichiarazione con il presidente alle sue spalle: “: “Gesù ha impartito innumerevoli lezioni attraverso la sua morte, la sua sepoltura e la sua resurrezione.
Ci ha mostrato una grande leadership: una grande trasformazione richiede un grande sacrificio.
E, presidente, nessuno ha pagato un prezzo come quello che ha pagato lei.
Le è quasi costato la vita. È stato tradito, arrestato e falsamente accusato.“
”È uno schema familiare, che il nostro signore e salvatore ci ha mostrato“, ha aggiunto la consigliera spirituale scatenando una bufera sui social media dove è stata accusata di “blasfemia” e “parodia della religione“, soprattutto da utenti cattolici.
L’attacco al Papa
Trump è arrivato ad accusare Papa leone XIV di essere un “debole” in politica estera, di “danneggiare la Chiesa cattolica” e di trovarsi in Vaticano solo grazie alla sua vittoria alla Casa Bianca.
Quando Trump dice che Leone XIV è stato eletto perché lui è presidente, conferma una visione del tutto Trump-centrica del mondo: l’agenda del Conclave era molto più ampia.
Trump come Gesù

Subito dopo l’attacco al Papa, il 13 aprile 2026 Trump ha pubblicato un post in cui il presidente americano appare rappresentato come se fosse Gesù: indossa una tunica bianca, posa la mano su una persona malata ed è circondato da militari, infermieri e fedeli in preghiera. Nella mano tiene una sfera luminosa, descritta come luce divina.
Alle sue spalle compaiono alcuni dei principali simboli degli Stati Uniti: la bandiera, l’aquila, la Statua della Libertà, insieme a soldati e mezzi delle forze armate. L’immagine, realizzata con l’intelligenza artificiale, si inserisce nella serie di contenuti che Trump ha condiviso negli ultimi giorni, alternandoli ai suoi messaggi più polemici.
Le presunte 8 guerre “spente” da Trump
Donald Trump, nel corso del 2025, ha più volte dichiarato di aver posto fine a diverse guerre (inizialmente sei o sette, poi arrivate a otto) in un brevissimo lasso di tempo dopo il suo ritorno alla Casa Bianca.
Secondo quanto affermato da Trump, questi conflitti erano ritenuti “interminabili” o comunque non risolvibili.
Cosa c’è di vero nelle affermazioni di Trump?
Le dichiarazioni di Trump sono considerate esagerazioni o auto-attribuzioni di meriti, poiché la realtà geopolitica è più complessa e non tutti i conflitti citati sono cessati per sua diretta intercessione.
Ecco alcuni dei conflitti che Trump sostiene di aver risolto, secondo quanto riportato dalle fonti. Israele-Iran/Gaza: Trump ha affermato di aver contribuito a fermare la guerra, ma le situazioni sul campo sono rimaste fluide, con conflitti che rischiavano di riesplodere.Armenia-Azerbaigian: In riferimento alla situazione nel Nagorno-Karabakh, l’intervento americano ha supervisionato accordi parziali o temporanei.
India-Pakistan: Il conflitto nel Kashmir ha visto un cessate il fuoco, ma il governo indiano non ha attribuito tale risultato direttamente all’azione di Trump.
Serbia-Kosovo: Il conflitto non era in una fase di guerra aperta, quindi la risoluzione non è direttamente attribuibile a un’azione di pace.
Etiopia-Egitto: La disputa sulla diga del Nilo è continuata nonostante i tentativi di mediazione.
Altri contesti: Trump ha menzionato sforzi in zone come Cambogia-Thailandia e altre tensioni regionali, spesso sovrapponendo i suoi interventi a dinamiche geopolitiche già in corso.
Il “Board of Peace” di Gaza
Nel mese di settembre 2025, Donald Trump ha dichiarato pubblicamente di voler creare un Board of Peace in quanto l’Organizzazione delle Nazioni Unite sarebbe “insufficiente” e “poco d’aiuto”: il Board è stato infatti istituito in seguito alla risoluzione 2803/2025 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (approvata con l’astensione di Russia e Cina), dopo che l’ONU non è riuscita a trovare risorse e capacità militari per la gestione..
La volontà d’istituire il Board of Peace s’inserisce anche nel quadro delle trattative per il raggiungimento del cessate il fuoco nella guerra di Gaza (2023-): infatti, la seconda fase del piano di pace prevede l’implementazione di un Consiglio avente il compito di governare la Striscia e coordinare la ricostruzione della stessa.
L’11 gennaio 2026 lo stesso Trump ha annunciato che avrebbe formalizzato la nascita del Consiglio nel giro di qualche settimana e ne avrebbe annunciato i membri entro sette giorni.
Una volta iniziata il 14 gennaio 2026 la seconda fase del piano per Gaza, Donald Trump ha ufficializzato l’istituzione dell’organizzazione e inviato i primi inviti ad alcuni paesi.
Il Board of Peace è stato formalmente istituito il 22 gennaio 2026 durante il Forum economico mondiale (World Economic Forum) di Davos in Svizzera, mediante la firma dello statuto da parte dei 24 primi paesi membri dell’organizzazione.

Il Board of Peace è diventata quindi un’organizzazione internazionale il cui obiettivo, secondo lo statuto, è quello di «promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate dai conflitti».
Donald Trump è il presidente a vita dell’organizzazione, l’accesso alla quale avviene solo su invito del presidente; per ottenere un seggio permanente è necessario il pagamento di una somma pari a un miliardo di dollari.
L’Italia ha espresso l’intenzione di partecipare, come confermato dal Ministro Tajani.
L’organismo opera con una logica “privatistica” dal momento che Washington e i principali finanziatori detengono il potere decisionale: è di fatto una colonizzazione vera e propria di Gaza, senza riconoscere peraltro formalmente lo Stato della Palestina.

Ambizione di vincere il premio Nobel
Trump ha spesso espresso l’ambizione di vincere il Premio Nobel per la Pace, sottolineando come nessun altro presidente abbia ottenuto risultati simili.

La posizione dell’Onu: Trump si è vantato di aver risolto questi conflitti senza il sostegno delle Nazioni Unite.
Fact-checking: Diverse analisi (come riportato da fonti come Guardian o Repubblica) hanno evidenziato che la narrazione delle “otto guerre fermate” è un’esagerazione propagandistica, poiché la maggior parte di questi conflitti ha continuato a presentare forti tensioni o non si è risolta definitivamente come dichiarato.
Di fronte al mancato premio Nobel, il 19 gennaio 2026 Trump ha dichiarato che “senza il Nobel non mi sento più obbligato alla pace”.
La cattura di Nicolas Maduro

La Casa Bianca ha precisato che l’operazione del 4 gennaio 2026 va intesa come un’azione di polizia finalizzata all’arresto di una persona incriminata, e non come un intervento militare: sul piano internazionale, la reazione è stata invece nettamente critica, dal momento che L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha definito la cattura di Maduro una violazione del diritto internazionale.
Trump ha tenuto poi una conferenza show dove ha spiegato i reali obiettivi di tale operazione, che vanno oltre la formale accusa di narcotraffico e commercio illegale di armi: come sempre c’entra il petrolio.
A due giorni dalla decapitazione del regime chavista, il presidente Usa Donald Trump ha fatto sapere che intende aumentare il controllo degli Stati Uniti sulla Groenlandia, arrivando a evocare, direttamente o indirettamente, l’ipotesi di una sua acquisizione territoriale.
“Prenderemo la Groenlandia con le buone o con le cattive”

Una proposta che secondo la “morale” di Trump si inserisce in una strategia geopolitica più ampia legata alla sicurezza dell’Artico, alla competizione con Russia e Cina e al controllo di risorse considerate cruciali per il futuro.
Con la caduta di Nicolas Maduro la crisi economica sull’isola di Cuba è peggiorata notevolmente da quando sono stati bloccati i rifornimenti di petrolio da Caracas.
Ironia della sorte, alla Casa Bianca pensano per l’Avana una soluzione “alla venezuelana”; non un cambio drastico di regime, ma una nuova leadership più vicina e permeabile alle richieste di Washington.
“Voglio prendermi Cuba e poi farò quello che voglio con l’isola”

Più fronti aperti contemporaneamente e neo protettorati per riprendersi il vecchio giardino di casa degli USA: è il grande risiko americano di Donald Trump, che sogna come colpo da maestro quello di diventare il presidente americano che fa cadere dopo 65 anni il socialismo cubano.
Minacce, pressioni, la manu militari sempre pronta; la diplomazia trumpiana non bada ai mezzi termini e si muove con la consapevolezza che il panorama regionale e globale, questa volta, gli è favorevole.
Al momento però Cuba resiste grazie anche al petrolio portato dalla Russia e dalle iniziative di solidarietà avviate ad esempio con la Flotilla.
L’attacco all’Iran assieme ad Israele
La guerra d’Iran, detta anche “terza guerra del Golfo” ha preso avvio il 28 febbraio 2026 con un’operazione militare congiunta da parte di Stati Uniti ed Israele contro obiettivi militari, civili, industriali, uffici politici e leader di comando in Iran.
All’operazione israeliana è stato dato il nome “Ruggito del Leone” (in ebraico שאגת האריה?), mentre quella statunitense è stata denominata dal Dipartimento della Guerra “Furia epica” (in inglese, Operation Epic Fury).
Israele e gli Stati Uniti hanno giustificato la propria operazione come un attacco preventivo; l’Iran l’ha invece definita un’aggressione illegale e non provocata, e in risposta ha dato avvio all’operazione “Vera Promessa 4” (in farsi, Va’de-ye Sadeq), con il lancio di missili e droni contro Israele, installazioni statunitensi e obiettivi industriali in tutti gli Stati arabi del Golfo Persico, chiudendo inoltre lo stretto di Hormuz provocando un forte aumento del prezzo del petrolio.
L’operazione israelo-statunitense è iniziata due giorni dopo la conclusione del terzo round di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare, svoltosi a Ginevra con la mediazione dell’Oman, e pochi giorni prima dell’avvio del quarto round poi annullato a causa dello scoppio della guerra.
I bombardamenti israeliani hanno preso di mira i massimi leader militari e politici iraniani, uccidendo, tra gli altri, la Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei, insieme ad alcuni membri della sua famiglia e ad altre importanti figure del regime.
Quella che doveva essere una guerra lampo, più volte dichiarata come “vinta” da Trump, è ancora in atto a distanza ormai di un mese e mezzo, con lo stretto di Hormuz bloccato dall’Iran e l’aumento incontrollato del prezzo del petrolio.
Attacchi ad una NATO “codarda”
In un continuo crescendo Trump comunica il nuovo affondo via Truth, il social di sua proprietà.
Gli alleati della NATO non vogliono unirsi alla battaglia, si lamentano dell’alto prezzo del petrolio ma non aiutano ad aprire lo stretto di Hormuz, sarebbe così facile per loro, con pochi rischi, sono dei codardi, ce ne ricorderemo – scrive minaccioso Donald Trump per il quale senza gli Stati Uniti l’alleanza atlantica è una tigre di carta.
In base alla sua “morale” l’azione difensiva dell’Iran con lancio di missili e droni contro Israele, installazioni statunitensi e obiettivi industriali in tutti gli Stati arabi del Golfo Persico viene considerata da Trump come un “attacco” ad un paese come gli Usa facente parte della Nato che dovrebbe far scattare addirittura l’art. 5 del trattato della NATO, i cui paesi hanno fatto sapere giustamente che questa non è una loro “guerra”.
Il blocco navale del blocco navale
Cerchiamo di comprendere cosa realmente Trump intende fare dopo il fallimento dell’incontro delle Delegazioni diplomatiche di Islamabad, anche se va ricordato il fatto che il Paese ospitante dei colloqui di pace, il Pakistan, ha chiesto che sia ancora osservata la tregua di due settimane, concordata tra Stati Uniti e Iran e che teoricamente dovrebbe durare fino al 22 aprile.
Per restare in linea con la dottrina trumpiana che, in estrema sintesi, potremmo sintetizzare con un “chi se ne frega dei negoziati, io ho le armi più potenti del mondo”, il Pentagono ha annunciato che dalle 16 (ora italiana) del 13 aprile 2026 inizierà un blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e uscita dai porti e dalle aree costiere iraniane.
Il blocco navale verrà “applicato in modo imparziale a tutte le navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane, inclusi tutti i porti iraniani sul Golfo Arabico e sul Golfo dell’Oman”.
Un blocco navale che diventa, dunque, una sorta di assedio esteso all’intera area del Golfo, i cui effetti potrebbero essere devastanti non solo per l’economia della Regione ma estendersi all’economia del globo.
Per complicare ulteriormente la situazione già di per sé molto complicata, The Donald ha aggiunto domenica (l’altro ieri per chi legge) che “le forze statunitensi intercetteranno anche ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran”, aggiungendo, a scanso di equivoci, “nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare“.
La conclusione del ragionamento di Trump – comparso sui social media –, si riassume così: “qualsiasi iraniano che spari contro di noi, o contro navi pacifiche, sarà FATTO SALTARE IN ARIA!“.
L’invocazione del 25° emendamento o di una procedura di impeachment
A riaccendere la discussione è stato il post di Donald Trump, pubblicato sul suo social Truth, nel quale il Presidente ha minacciato «la morte dell’intera civiltà iraniana» allo scadere dell’ultimatum posto a Teheran, con il quale ora è in vigore un cessate il fuoco di 14 giorni che, comunque, non ha ancora portato alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
A fronte di queste pesanti dichiarazioni – e minacce di attacchi che, se effettivamente realizzati, sarebbero da considerarsi crimini di guerra secondo il diritto internazionale – oltre 85 parlamentari democratici e persino alcune figure vicine al mondo conservatore (tra cui l’ex deputata Marjorie Taylor Greene, per anni alleata di Trump) hanno proposto la rimozione del Presidente USA attraverso il 25° emendamento o tramite l’istituto dell’impeachment.
Le cose potrebbero cambiare nel corso dei prossimi mesi: a novembre, infatti, negli USA si terranno le elezioni di Mid Term (elezioni di metà mandato), durante le quali i cittadini statunitensi voteranno per rieleggere tutti i 435 membri della Camera dei Rappresentanti e 33 membri del Senato (1/3 del totale).
A quel punto, l’attuale maggioranza repubblicana nel Congresso potrebbe venire meno, con una maggiore possibilità di riunire i voti necessari per rimuovere Donald Trump come 47° Presidente degli Stati Uniti.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi

