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Il quartiere Tomba di Nerone della nuova mappa di Roma

13/12/2025
in Archivi, Comune di Roma, Editoriali, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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Il quartiere Tomba di Nerone della nuova mappa di Roma
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Veduta aerea della Tomba di Nerone (da Google Maps)

Il quartiere Tomba di Nerone è oggi un’area residenziale nella parte nord della città, lungo la storica Via Cassia: prende il nome da un celebre monumento funerario erroneamente attribuito all’imperatore Nerone, ma che in realtà è il sepolcro del prefetto Publio Vibio Mariano e di sua moglie.

Il Piano Regolatore di Roma del 1931 non vi prevedeva alcuna edificazione, perché l’area risultava del tutto agricola: per tali ragioni la “Tomba di Nerone” è stata classificata come Zona LIII dell’Agro Romano indicata con Z. LIII anche su tutte le targhe marmoree delle su vie.

La spinta alla futura urbanizzazione del territorio è stata determinata dalla bonifica dell’Agro Romano, decisa fin dal 1878 .

La prima legge in tal senso prevedeva la “bonifica” di terreni per un raggio di 10 km. circa dal centro di Roma, considerando per tale il migliorio aureo del Foro: c’è da mettere in risalto che la circonferenza tracciata con un raggio di 10 chilometri dal centro di Roma, a distanza di circa 50 anni sarà poi assunta in modo quasi identico come tracciato del Grande Raccordo Anulare (in sigla G.R.A.).

Nel 1910 è stata approvata l’estensione della bonifica ad altri terreni dell’Agro Romano ed è stata  consentita, con speciali agevolazioni, la costituzione di «borgate rurali» oltre i 5 km. dalla cinta daziaria della città: le prime sono sorte nel 1913.

L’opera di bonifica é proseguita con l’approvazione del Regio Decreto Legge n. 52 del 23 gennaio 1921, che ha sancito la formazione dei «centri di colonizzazione», tutti espropriati e concessi agli agricoltori al prezzo di esproprio.

Fra i centri di colonizzazione ricordiamo Castelluccia, Inviolatella-Acqua Traversa, S. Andrea-Trionfale, Valchetta Cartoni, Procoio Vecchio e Prima Porta (centro quest’ultimo di 139 ha., la cui data di creazione risale al 1922).

Dall’attuazione dei centri di colonizzazione i grandi proprietari terrieri, per paura dell’esproprio, sono stati indotti al frazionamento delle loro grandi tenute ed al loro “appoderamento” spontaneo: uno di questi é stato Alessandro Sansoni, proprietario all’epoca della tenuta Sepoltura di Nerone (o S. Andrea) che a tutto il 1908 risultava ancora un unico latifondo di sua proprietà, ma che nel 1922 era stata già divisa fra 6 ditte proprietarie, con 5 case coloniche, e che nel 1927 registrava 96 ditte proprietarie con 25 case coloniche disposte lungo le strade poderali allora esistenti.

La matrice dell’edificazione é stata in tal caso dettata da un lato dalle strade poderali esistenti e dall’altro dal confine fisico dell’appoderamento, attestato peraltro sui confini orografici.

Con il Piano Regolatore delle strade del 1921 fu redatto l’elenco completo delle strade di bonifica costruite e da costruire nell’Agro Romano: nell’elenco sono comprese, da nord a sud, le strade di bonifica n. 21 (realizzata dal 1933, futura via della Giustiniana, di 9,8 km.), n. 3 (realizzata dal 1927, futura via di Grottarossa, di 6,8 km.) e n. 25 (realizzata fra il 1923 ed il 1927, futura via dei Due Ponti, di 4,475 km.): l’elenco comprendeva anche la strada di bonifica n. 88, poi non realizzata, che ricalcava l’antica viabilità di epoca etrusco-romana che da Veio raggiungeva Malborghetto.

La realizzazione di queste nuove strade ha innescato delle spinte a sviluppare lungo il loro asse l’espansione delle borgate, che avverrà soprattutto dopo gli anni ‘60, costruite per lo più abusivamente (poi legittimate dalle successive leggi sul condono) .

Quest’area a nord di Roma è stata sottoposta all’edificazione massiva solo tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni ottanta, poiché il Piano Regolatore Generale del 1962 marcava la zona come soggetta a ristrutturazione edilizia e urbanistica, connotandola di fatto come edificabile.

Nel 1977 sono state istituite 155 zone urbanistiche di Roma a fini statistici  e di pianificazione e gestione del territorio, secondo criteri di omogeneità dal punto di vista urbanistico: i loro confini sono stati individuati lungo le soluzioni di continuità più o meno marcate del tessuto urbano.

I codici alfanumerici con cui sono state contrassegnate sono composti dal numero del Municipio di appartenenza (secondo la vecchia numerazione) e da una lettera progressiva, ma non sono stati aggiornati dopo il riordino dei Municipi nel 2013.

La Tomba di Nerone è stata così contrassegnata come zona urbanistica 20C del XV Municipio di Roma (ex Circoscrizione XX), che è stata ignorata del tutto dalla nuova mappa di Roma assieme alla Zona dell’Agro Romano LIII “Tomba di Nerone”.

Se fra gli scopi della nuova mappa di Roma si aggiunge anche e soprattutto l’aggiornamento delle zone toponomastiche della città (Rioni, Quartieri, Suburbi e Zone dell’Agro Romano), come si dovrebbe, allora la zona LIII dell’Agro Romano dovrebbe diventare il “Quartiere LIII Tomba di Nerone” più o meno con gli stessi confini anche della omonima zona urbanistica 20C. 

Ma la nuova mappa di Roma individua il quartiere “Tomba di Nerone” secondo confini che non sono corrispondenti quanto meno all’edificato di quest’area a nord di Roma.

A sud ovest dell’area estende impropriamente il confine alla via Taormina ed alla via Val Gardena, perché l’edificato a ridosso fa parte del quartiere Cortina d’Ampezzo: ne va quindi scorporata tale parte, aggiungendola al quartiere limitrofo.

La nuova mappa esclude inoltre dai confini del quartiere “Tomba di Nerone” il limitrofo quartiere “Grottarossa”, il cui edificato a ridosso di via Veientana fa parte a tutti gli effetti dello stesso sviluppo edilizio del quartiere “Tomba di Nerone”.

La nuova mappa esclude infine dai confini del quartiere “Tomba di Nerone” i quartieri denominati “Due Ponti” e “San Godenzo” del tutto impropriamente, dal momento che l’edificato attorno a queste due vie appartiene a maggior ragione allo stesso sviluppo edilizio del quartiere “Tomba di Nerone”.

Si propone in definitiva di inglobare all’interno dei confini del “Quartiere LIII Tomba di Nerone” la sola parte edificata del quartiere “Grottarossa”, di cui si chiede lo scorporo, e gli interi confini “Due Ponti “ e “San Godenzo”, di cui si chiede l’eliminazione, aggiungendo le loro schede di secondo livello a quelle del quartiere Tomba di Nerone.

Il “Quartiere LIII Tomba di Nerone” che ne deriverà dovrà avere come confini le seguenti vie,  tutte con il Codice di Avviamento Postale (C.A.P.) 00189.

A nord i fabbricati intorno a via Volusia, via Guardistallo, via Montespertoli, via Vergemoli e via Fosso del Poggio.

Ad Ovest i fabbricati sul lato occidentale di via Cassia, via Quadroni, via La Moletta, via Camporgiano, via Casal Saraceno, via Gradoli, via Tomba di Nerone, via Leonessa, via Manfredi Azzarita e via Italo Panattoni, via Montemignaio.

Ad Est i fabbricati sul lato orientale di via Cassia, via Grotte di Castro, via Veientana, via di Grottarossa, via Veiano, via Cerreto Laziale, via al Sesto Miglio, via santi Cosma e Damiano, via Germana Stefanini, via Gallese, via Ischia di C astro, via Vito Sinisi, via Bruno Bruni,via Raffaele Stasi, via dei Due Ponti, via San Godenzo, via Campagnano, via Dicomano, via Chianciano, via Oriolo Romano.

Per una più precisa individuazione dei confini orientali del quartiere è utile la perimetrazione definitiva su questo stesso versante del Parco di Veio, così come decisa il 19 febbraio 2025 con l’approvazione del suo Piano di Assetto.

Del “Quartiere LIII Tomba di Nerone” debbono entrare a far parte anche i Parchi Volusia-Papacci, classificati dalla nuova mappa di Roma come “zone funzionali”, quando invece sono da considerare parte integrante del quartiere in termini di verde attrezzato e servizi, al pari del Parco di Villa Paladini, incluso invece dalla nuova mappa di Roma.

Si fa presente che contiguo al Parco Volusia é il “Parco della Pace”, che in zona é chiamato anche “Papacci” in ricordo di Nino Papacci per l’impegno da lui profuso per la realizzazione peraltro di un campo di calcio che non si é poi potuto realizzare

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

 

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