
Andrea Catarci, responsabile dell’Ufficio Giubileo delle Persone e Partecipazione di Roma Capitale, ha motivato le ragioni della nuova mappa di Roma in questo modo: ”Oltre a restituire dignità e identità a tutti i 327 quartieri – di cui 130 sono collocati fuori dal GRA dove oggi risiedono circa 800mila persone – la nuova mappatura permette di analizzare i fabbisogni e incrementare la dotazione dei servizi in maniera mirata”.
Catarci ha precisato che si tratta di “un lavoro partecipativo e in continuo aggiornamento, che arriva 48 anni dopo la definizione delle zone urbanistiche della giunta Argan”, istituite nel 1977 a fini statistici e di pianificazione e gestione del territorio secondo criteri di omogeneità dal punto di vista urbanistico: i loro confini sono individuati lungo le soluzioni di continuità più o meno marcate del tessuto urbano.
Non si fa invece nessun riferimento alla suddivisione territoriale in zone toponomastiche, pur riconfermando i toponimi dei “rioni” e dei “quartieri”, ma trascurando del tutto i “suburbi” e le “zone dell’Agro Romano”.
A fianco dei quartieri, sono state individuate 104 zone funzionali, cioè porzioni di territorio non residenziali, ma con funzioni specifiche: aree agricole, parchi, università, impianti sportivi, fiere, cimiteri monumentali, poli industriali, ecc.

Zone funzionali del XV Municipio (in giallo)
Queste zone, che occupano oltre il 42% del territorio comunale, sono state mappate separatamente per meglio riconoscerne il ruolo nella vita cittadina, ma presentano una serie di incoerenze con le stesse finalità per cui sono state istituite.
Se la nuova mappa di Roma deve riguardare soprattutto l’espansione edilizia della Capitale e deve quindi costituire un aggiornamento sia delle 4 canoniche zone toponomastiche della città (Rioni, Quartieri, Suburbi e Zone dell’Agro Romano, tutte peraltro ancora valide e non abolite) che delle zone urbanistiche, allora le “zone funzionali” sono del tutto incoerenti con questa suddivisione territoriale ed andrebbero quindi eliminate del tutto.
L’incoerenza delle “zone funzionali” rimane anche a volerle considerare valide per un attimo, perché riguarda ad esempio la conferma dei 22 Rioni del centro storico di Roma senza riconoscervi però nessuna zona funzionale, quasi a voler dire che non vi sono quanto meno parchi, fiere ed impianti sportivi.
Si ignorano parchi come quelli del parco di Colle Oppio (nel Rione Monti), del Parco di San Gregorio al Celio e Villa Celimontana (nel Rione Celio) e del Parco di San Sebastiano (nel Rione S. Saba) oppure fiere come quella dell’Epifania a piazza Navona (nel Rione Parione).
L’incoerenza appare ancor più generalizzata riguardo agli allegati della scheda di secondo livello, che essendo riferiti esclusivamente alla popolazione (che risiede negli edifici costruiti prima) rendono del tutto incoerente l’innalzamento al livello di zona funzionale ad es. nel XV Municipio del cimitero Flaminio (con zero abitanti) o dei Parchi Volusia-Papacci (con un numero irrisorio di abitanti).

Se fra gli scopi della nuova mappa di Roma si aggiunge anche e soprattutto l’aggiornamento delle zone toponomastiche della città, come si dovrebbe, allora alla categoria delle “zone dell’Agro Romano” dovrebbero essere innalzate (con le rispettive schede di secondo livello) tutte le seguenti zone funzionali del XV Municipio destinate ad agricoltura: Procoio, Monte Caminetto, Riserva di Livia, Monte Oliviero, Vaccareccia, Veio, Casaccia, Torre dei Venti, Prato Corazza, Bosco Baccano-La Melazza.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi

