
Veduta aerea del quartiere Tor di Quinto (in puntinato rosso i suoi confini toponomastici)
Il Quartiere Tor di Quinto sorge sulla riva destra del Tevere lungo l’ansa del fiume, alla confluenza con l’Aniene.
Deve il proprio nome ad una torre posta in questo territorio, a sua volta così chiamata perché posta al V miglio fuori Porta Ratumena, porta della quale si hanno poche informazioni, forse localizzata alle pendici del Campidoglio.

L’area è interessata da resti archeologici con il tracciato della antica via Flaminia fino alla altezza della via Olimpica (scoperto da Gaetano Messineo e poi reinterrato a scopo protettivo).


Presso viale Tor di Quinto, lungo la via Flaminia antica, nell’area di proprietà del distaccamento dei Carabinieri a cavallo, è stato scoperto un mausoleo: il monumento era originariamente costituito da due tamburi gemelli, posti su un alto podio, realizzati in opera cementizia e rivestiti in marmo.
Oggi si conserva in situ solo il nucleo di uno dei due tamburi gemini, mentre il rivestimento marmoreo, in parte recuperato durante gli scavi del 1875, è stato successivamente trasportato e quindi ricomposto, dopo un attento studio, dall’archeologo Giacomo Boni sulla via Nomentana, nella proprietà del barone Alberto Blanc.
Il Boni ha ricostruito solo uno dei due tamburi, realizzando ex novo il basamento in mattoni rossi e il nucleo, decorato dal fregio originale a ghirlande con cippi di coronamento. Il sepolcro è datato in età imperiale, tra il I e il II sec. d.C.

L’area di Tor di Quinto è stata per numerosi secoli una zona di campagna, caratterizzata dal transito delle grandi consolari Via Flaminia e Via Cassia.
Dopo la Presa di Roma del 1870, anche questa zona è stata in parte investita da grandi cambiamenti: infatti nel 1889 la Società di corse del Lazio costruì l’Ippodromo di Tor mdi Quinto , collegato a Ponte Milvio dall’ampio Viale Lazio, oggi Viale di Tor di Quinto.
Nel 1891, lungo Viale Lazio, è stato edificato il Poligono del Tiro a Segna Nazionale (TSN), ancora oggi in funzione.

Lo sviluppo urbano dell’area risale al XX Secolo, quando prima iniziò a svilupparsi l’abitato intorno al Piazzale di Ponte Milvio intorno al 1920 (il piazzale ricade in parte nel Quartiere Della Vittoria), insieme ad una serie di fornaci proprio nell’ansa del Tevere.
Negli anni successivi, furono costruiti alcuni edifici tra il Piazzale di Ponte Milvio e Viale Lazio, e alcuni villini e ville tra Via Cassia e Via Flaminia, come Villa Brasini e Villa Aloisi.

Villa Brasini
Cerase Bazzani ha costruito la monumentale Chiesa della Gran Madre di Dio, in Piazzale di Ponte Milvio, terminata nel 1933.

A partire dal 1938, invece, sono stati iniziati i lavori del Ponte XXVIII Ottobre (detto anche “Ponte della Vittoria”), che dopo la caduta del Fascismo è stato chiamato Ponte Flaminio, il ponte monumentale che passa il Tevere sull’asse viario della Cassia e della Flaminia.
Fino al 1930-1940 Tor di Quinto è stata considerata una zona praticamente fuori città.
L’ultimo “avamposto” prima di raggiungere Tor di Quinto era piazzale di Ponte Milvio, dal quale si poteva arrivare per mezzo di un tranvai (la linea 101) ad una delle propaggini settentrionali del quartiere, ossia il capolinea di via dei Due Ponti.
Il mezzo pubblico, chiamato dal popolo “er tranvetto” o anche “er 101” o ancora “uno”, collegava due zone che all’epoca dei citati periodi storici erano considerate remote dai più, anche se da Ponte Milvio (chiamato dal popolo romano ancora oggi “Ponte Mollo“) si potevano raggiungere facilmente un quartiere altolocato come i Parioli o il popoloso Flaminio.
Come quartiere è stato definito ufficialmente, insieme al suburbio omonimo, il 1º marzo 1954, mediante variazione del dizionario toponomastico, dalla suddivisione del precedente suburbio S. I Parioli in due comprensori: quartiere Q. XVIII Tor di Quinto e suburbio S. I Tor di Quinto.

Negli anni Cinquanta il quartiere ha iniziato la sua espansione verso Nord, con la costruzione di palazzine di lusso, a Vigna Clara e sulla Collina Fleming, ma fino agli anni Settanta gran parte di esso era ancora campagna e vi era una frequente attività pastorizia.
Nel quartiere sono inoltre presenti diverse caserme, come la Camillo Sabatini, dei Lancieri di Montebello e la Salvo d’Acquisto, dell’Arma dei Carabinieri, dove il 30 agosto del 2010 si é esibito davanti a Gheddafi e Berlusconi un gruppo folkloristico libico accompagnato da una trentina di cavalieri arabi, in uno spettacolo equestre che culminerà con le figure disegnate dal Carosello dei Carabinieri.
Sull’ansa del Tevere é stato realizzato un parco con un laghetto artificiale, dove la RAI avrebbe voluto installare la sua sede, poi trasferita a Saxa Rubra.
Il toponimo indica anche la zona urbanistica 20A del Municipio Roma XV di Roma Capitale: è contraddistinto con il Codice di Avviamento Postale (C.A.P.) 00191.
La nuova mappa di Roma attribuisce la denominazione di Tor di Quinto alla omonima zona funzionale, che non appartiene alla suddivisione toponomastica che riconosce il “Quartiere XVIII Tor di Quinto” di cui fa parte a tutti gli effetti: la nuova mappa le attribuisce la funzione di Servizi di pubblica utilità e servizi amministrativi.

La nuova mappa di Roma individua inoltre il quartiere “Vigna Clara”, di cui si propone l’eliminazione perché fa parte integrante anch’esso del quartiere XVIII Tor di Quinto, di cui costituirebbe una inutile sottozona e con cui va accorpato assumendo a confine nord la sponda destra del il Fosso dell’Acqua Traversa.
La nuova mappa di Roma individua inoltre il quartiere “Ponte Milvio”, di cui si propone l’eliminazione perché fa parte integrante anch’esso del quartiere XVIII Tor di Quinto, di cui costituirebbe una inutile sottozona e con cui va accorpato assumendo a confine occidentale Piazza di Ponte Milvio e l’inizio della via Cassia Antica.
I confini del quartiere “Tor di Quinto” sono i seguenti: sponda destra del Fosso dell’Acqua Traversa a nord, via Cassia antica fino a piazza Ponte Milvio compresso ad ovest, sponda destra del fiume Tevere a sud e ad est.
Dott. Arch. Rodolfo Bosi

