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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Il World water day e l’Italia. Nei tubi si perde il 37% dell’acqua

22/03/2015
in Archivi, Aree agricole, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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(da Greenreport.it del 20 marzo 2015) – Il 22 marzo si celebra il World water day e l’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva ha realizzato per il decimo anno consecutivo un’indagine sui costi sostenuti dagli italiani per il servizio idrico integrato nel corso del 2014 e sottolinea che il costo dell’acqua è ancora in aumento: «+6,6% rispetto al 2013 e +52,3% rispetto al 2007.

Nel 2014 una famiglia italiana ha speso in media € 355 per il servizio idrico integrato, ma ormai in molte zone del Paese più di quanto si spenda in media per l’energia elettrica (€ 513 annui).

Le regioni centrali si caratterizzano per tariffe più alte con 468 euro annuali.

Le principali variazioni rispetto al 2013 si riscontrano nell’area settentrionale (+6,8%), segue l’area centrale (+6,3%) e quindi quella meridionale (+3,1%)».

Fra i capoluoghi di provincia, le città più care sono le toscane: Firenze, Pistoia e Prato  con 563 euro, seguono Grosseto e Siena con 562.

Il primato positivo va ad Isernia con 120 euro, come nel 2013, segue Milano con i suoi con 136 euro (+8,7%), mentre Latina e Cuneo, con +17%, sono i capoluoghi dove ci sono stati gli aumenti più forti nel 2014.

Secondo Cittadinanzattiva la regione dove l’acqua costa di più è la Toscana, con una spesa media annua di 526 euro e il 5,6% in più rispetto al 2013 e 7 delle 10 città più costose sono toscane.

Ma è un po’ tutta l’Italia centrale a far pagar cari i servizi idrici: le  Marche sono a 451 euro pro-capite all’anno, con un +5,1%,  l’Umbria a 439 euro ed a + 4,3%.

Sulle 10 città più economiche, 5 sono capoluoghi delle regioni settentrionali.

Se si prendono in considerazione le singole componenti del servizio idrico integrato, la tariffa più alta per il servizio di acquedotto è a Reggio di Calabria con 355 euro, una spesa di oltre 39 volte superiore a quella do Aosta che se la cava con soli 9 euro.

Per depurazione e fognatura si paga di più a Carrara, 298 euro, circa 6 volte quanto s paga a Cremona: 49 euro.

La quota fissa più elevata è a Gorizia con 99euro,  28 volte più dei 3,50 euro di Milano.

In Italia la dispersione idrica è in media il 37%, addirittura in aumento del 3% rispetto al 2013.

Un problema particolarmente grave al Sud, dove le perdite sono ben al di sopra della media nazionale, in particolare in Calabra (60%) e Basilicata (58%).

Ma anche il Lazio registra una dispersione idrica del 60%, l’Abruzzo del l 53%.

Le regioni più virtuose sono la Valle d’Aosta con il 20% di dispersione, Marche e Trentino Alto Adige con il 26%.

Immagine.Dispersioni acqua in Italia

Cittadinanzattiva fa notare che «Nonostante il quadro poco confortante, si riscontra la presenza di agevolazioni tariffarie nel 56% dei casi.

La situazione resta però molto disomogenea nelle diverse aree del Paese e le misure risultano essere spesso poco incisive.

Gli aventi diritto vengono individuati in base alla soglia dell’indicatore Isee nel 79% dei casi; per quanto riguarda l’entità dell’agevolazione, nel 31% dei casi è uguale per tutti gli aventi diritto e in un ulteriore 31% è stabilita in base alla numerosità del nucleo familiare. Infine, per quanto riguarda la tipologia di agevolazione, nel 39% dei casi si configura come contributo forfettario».

 

Tina Napoli, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, conclude ricordando che «Il Commissario europeo Vĕra Jourová per la Giornata europea del consumatore ha affermato in maniera chiara che è urgente mettere al centro delle politiche la figura dei cittadini-consumatori, rafforzandone i diritti ed aumentando i luoghi della partecipazione.

Nell’ambito dei servizi idrici, nel nostro paese, abbiamo anche ulteriori traguardi: garantire la fornitura di acqua potabile in tutte le aree del paese, ridurre il dato sulla dispersione idrica che rimane elevatissimo, ovvero garantire a tutti l’accessibilità e la qualità nell’erogazione del servizio. Coinvolgere i cittadini nella definizione e nella valutazione del servizio, applicando il comma 461 dell’art.2 della Legge Finanziaria per il 2008, può rappresentare un atto di coraggio da parte delle amministrazioni ed un’assunzione di responsabilità da parte di cittadini ed organizzazioni di consumatori, per considerare la qualità e l’efficienza “un bene comune”».

 

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