Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Il 25 aprile dello scorso anno, simbolicamente durante la manifestazione per la Liberazione in piazza S. Paolo, la coalizione sociale deLiberiamo Roma avviava – dopo aver occupato simbolicamente un immobile abbandonato nel centro – la raccolta delle firme sulle quattro delibere di iniziativa popolare per l’acqua e la scuola pubblica, l’uso sociale del patrimonio edilizio abbandonato e la finanza sociale. (vedi https://www.rodolfobosi.it/roma-e-la-campagna-deliberiamo-per-un-nuovo-modello-di-citta/)
Le proposte di delibera di iniziativa popolare erano il frutto di mesi di lavoro collettivo, a cui avevano partecipato oltre 80 comitati ed associazioni, che avevano voluto prendere sul serio le dichiarazioni della nuova amministrazione sul rilancio della partecipazione come metodo di governo della città.
Ad un anno di distanza vogliamo fare il punto.
32.000 firme di cittadini e cittadine sono state depositate presso la Segreteria Generale del Comune di Roma il 22 di luglio 2014.
Sulla base del regolamento del Consiglio Comunale le delibere popolari dovevano essere portate nelle commissioni consiliari entro i 15 giorni successivi, per essere votate dalla Assemblea Capitolina entro sei mesi.
Ma si è dovuto attendere quattro mesi, passando per l’occupazione, il 19 novembre della sede della commissione, prima che una commissione, quella sulla scuola, si riunisse (il 12 dicembre).
L’Assemblea capitolina, intanto, non inseriva nemmeno le delibere nell’ordine dei lavori. Ad oggi la commissione scuola è tutt’ora l’unica commissione impegnata nella discussione.
Nel frattempo arriva il primo segnale negativo: la Giunta, pur a conoscenza che era in corso la raccolta di firme sulla gestione del patrimonio, approva, il 23 luglio, un giorno dopo il deposito della proposta popolare, una propria delibera senza nemmeno sentirsi in dovere di consultare il comitato promotore.
Di fronte all’inerzia delle commissioni e dell’Assemblea capitolina il comitato promotore ha notificato al comune un “atto di diffida e messa in mora” minacciando un ricorso al TAR.
A seguito di ciò, il 14 gennaio, nell’ultima settimana utile secondo il regolamento, l’Assemblea capitolina viene convocata sulle delibere, senza che mai le commissioni ne avessero discusso e quindi con una sicura bocciatura.
In quella sede deLiberiamo Roma concordò con i capigruppo della maggioranza la sospensione della discussione in aula ed il rinvio in commissione, per avviare un confronto di merito.
I capigruppo del PD e di SEL, in quella occasione, si impegnarono a formare un gruppo di lavoro con il comitato promotore per un esame congiunto delle proposte di delibera e per concordare eventuali modifiche che potessero portare alla loro approvazione.
Si era nei giorni dello scoppio del bubbone di Mafia Capitale.
Sembrava che si fosse finalmente imboccata la strada del confronto, che si è avviato in una affollata assemblea il 21 gennaio nella sala della Protomoteca, nella quale le forze politiche confermavano l’impegno al confronto. (vedi https://www.rodolfobosi.it/deliberiamo-roma-mercoledi-21-ore-1500-assemblea-pubblica-nella-sala-della-protomoteca-in-campidoglio/)
Ma quel gruppo di lavoro non è mai stato convocato.
Né mai le commissioni consiliari sono più state riunite per esaminare i testi.
Le commissioni Lavori pubblici e Bilancio, convocate per l’esame delle delibere su Acea e Finanza sociale durante la discussione del bilancio, sono state annullate lo stesso giorno e rinviate sine die.
Nel frattempo l’Assembla capitolina ha discusso ed approvato il bilancio 2015 del Comune, che va in direzione ostinata e contraria sulle proposte dei cittadini:
– mentre la delibera popolare sull’Acqua Pubblica propone di riacquistare le quote di Acea ATO2, l’Assemblea capitolina decide di vendere il 3,53% delle quote di cui è in possesso.
– mentre la delibera popolare sulla Scuola propone di annullare i finanziamenti alle scuole private, l’Assemblea capitolina decide di fargli un regalo di 9 milioni di euro tramite lo sgravio fiscale sui rifiuti.
– mentre la delibera popolare sulla Finanza Sociale prevede di rimettere in discussione il patto di stabilità, l’Assemblea capitolina decide di accelerare la messa in opera del piano di rientro
– mentre la delibera popolare sul Patrimonio prevede di bloccare la vendita del patrimonio, l’Assemblea capitolina decide di vendere oltre 600 immobili e, è notizia recente, di mettere a bando per uso sociale 20 (venti!!) locali su centinaia a disposizione.
In tutto questo periodo si sono susseguite manifestazioni, incontri, con i capigruppo, i consiglieri, i segretari dei partiti, impegni e assicurazioni si sono sprecati, ma ad un anno dal lancio della campagna e a oltre tre mesi dalla scadenza regolamentare l’autoreferenzialità del Campidoglio continua a prevalere.
Per ora ci fermiamo qui.
Oggi volevamo solo informarvi sullo stato dell’arte delle proposte che avete sottoscritto lo scorso anno.
La rete sociale deLiberiamo Roma trarrà un giudizio collettivo su questo primo anno di iniziativa, e deciderà come procedere, nella prossima riunione di martedì 28 aprile (ore 18, Via Sant’Ambrogio 4) a cui invitiamo tutti a partecipare.
Buon 25 aprile.
rete sociale deLiberiamo Roma