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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Il Mar Jonio ed i rischi imminenti dell’air-gun

14/03/2016
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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d3 F.P-.SC

la Schlumberger italiana avanza ed i tentativi di “colonizzazione” dei nostri mari non si arrestano 

Recentemente abbiamo appreso che l’Unmig ha rigettato, parzialmente o totalmente, 27 istanze in Mare entro le 12 miglia marine (cfr. http://www.olambientalista.it/?p=41933&cpage=1#comment-693777).

Ancora più recente la notizia secondo la quale la società Transunion Petroleum, dopo la Shell, ha rinunciato alla ricerca idrocarburi nel Mar Jonio (cfr. http://www.olambientalista.it/?p=42351).

Tuttavia, già allora, ricordavamo che il Mar Jonio è da ritenersi ancora in pericolo per svariate altre istanze pendenti tra cui quella relativa al Permesso di prospezione in Mare, denominata “d 3 F.P-.SC”, presentata dalla Schlumberger Italiana S.p.A. ed ubicata nel settore centrale del Mar Jonio all’interno della Zona Marina “F” interessante le Regioni Basilicata, Puglia e Calabria.

L’area prescelta dalla Schlumberger Italiana occupa una enorme superficie pari a 4.025 Kmq.

Ricordavamo che in tanti, tra cui anche le scriventi Associazioni, presentarono osservazioni, ai sensi dell’art. 24 del D.lgs. n. 152/2006, sperando in un esito negativo.

Purtroppo, si apprende che la Schlumberger Italiana S.p.A., dopo aver ottenuto parere favorevole dalla Commissione nazionale di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A,), riceve anche il parere favorevole dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale Belle Arti e Paesaggio, con nota prot. n. 1978 del 27 gennaio 2016, nonostante i parere contrari delle Regioni interessate e di alcune delle Soprintendenze per i Beni Culturali e Paesaggistici coinvolte (cfr. https://www.youtube.com/watch?v=012BJGu3jXA).

In particolare, si mostra apprezzamento per la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata e quella per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto che hanno espresso significativi pareri sfavorevoli, differentemente dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Province di Cosenza, Catanzaro e Crotone.

Ad oggi, sembra del tutto un atto formale il rilascio del permesso, non ancora avvenuto, da parte del Ministero della Sviluppo Economico, per le attività di prospezione geofisica da condursi tramite la tanto contestata tecnica dell’air-gun.

L’area interessata dall’istanza di permesso di ricerca “d3 F.P-.SC”, interessante le tre Regioni che si affacciano sul Mar Jonio, coinvolge le Province di Matera Crotone, Cosenza, e Lecce per un totale di 52 Comuni tra cui Rotondella, Pisticci, Policoro, Bernalda e Nova Siri.  

Inquadramento territoriale

Inquadramento – Istanza di Permesso di ricerca idrocarburi “d3 F.P-.SC”

Con le osservazioni inviate il 31 dicembre 2014, facevamo notare che, secondo il principio di “impatto ambientale” previsto ai sensi dell’art. 5, comma 1, lett. C) del D.Lgs. 152/2006, è necessario assicurare una valutazione complessiva delle criticità ambientali derivanti dall’attività di prospezione e ricerca idrocarburi, costatato che nella medesima area erano presenti svariate altre istanze di prospezione e ricerca idrocarburi e la valutazione complessiva non può prescindere dalle medesime attività relative a progetti limitrofi ed interferenti con quello oggetto di esame.

Progetti limitrofi le cui istanze sono state quasi tutte rigettate dall’Unimg, probabilmente, per alleggerire il “carico” di criticità sollevate e lasciando in vita quell’istanza più significativa per la sua estensione e che non consentirebbe, alle società petrolifere e al Ministero concedente i titoli minerari, di rinunciare a gran parte del Mar Jonio.

In tanti facemmo notare che l’utilizzo di tecniche invasive nella ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, nonché l’eventualità di successive trivellazioni per l’estrazione con opportune piattaforme marine, comporterebbe uno sconsiderato aumento dei rischio di danno ambientale per il Mar Jonio considerato che trattasi di acque popolate da numerose specie protette di flora e fauna marina.

Il Mar Jonio fa parte di un corpo marino quasi chiuso, delimitato su tre lati dal versante calabro-lucano e dal versante appulo-lucano oltre ad insistere sul Mar Mediterraneo.

In tale contesto, possibili incidenti avrebbero considerevoli ripercussioni poiché la fauna marina avrebbe minore possibilità di spostamento e di allontanamento essendoci una elevata probabilità di rimanere confinata ed intrappolata in un’area quasi del tutto confinata.

La probabilità di avvenimento di incidenti legati a possibili errori umani e/o a guasti tecnologici con possibili perdite di idrocarburi, non è affatto trascurabile.

A ciò si aggiungono i danni causati da rumori e vibrazioni diffuse in termini peggioramento della qualità dell’ecosistema per un’inevitabile alterazione dell’equilibro marino.

Si veda il video della Greenpaece per comprendere visivamente cos’è e cosa comporta l’air-gun: https://www.youtube.com/watch?v=1iABtQDQ5EQ&feature=youtu.be.

Considerato che la ricerca di idrocarburi è finalizzata alla possibile e successiva fase estrattiva, con relativa costruzione di piattaforme marine, queste ultime devono essere viste in un contesto in cui il territorio prospiciente è interessato da attività turistiche che verrebbero inevitabilmente compromesse.

Infatti, i settori in crescita sono quelli legati al turismo ed ad altre risorse ecocompatibili.

L’intera area ha una importanza particolare per la riproduzione di specie fondamentali per l’economia ittica di una vasta area della costa ionica oltre ad essere aree di nursery dei delfini così come segnalato dalla Jonian Dolphin Conservation (cfr. http://www.joniandolphin.it/) oltre cad essere aree nursery del nasello e del gambero rosa.

Occorre ricordare che gli strumenti di indagine che si vorrebbero utilizzare, come il sistema dell’air-gun, comportano rischi significativi per l’ambiente marino, anche letali per la fauna ivi presente, poiché andrebbero ad alterare, anche in modo irreversibile, gli equilibri dell’ambiente stesso.

Al pari di altri sistemi di disturbo dello stato biotico ed abiotico, interessando anche per il fondale marino, dovrebbero quantomeno essere valutati più attentamente per le criticità che determinerebbero anche in relazione alla vicinanza di zone di riserva marina.

Studi scientifici evidenziano una diminuzione delle catture di pescato fino al 50% in un’area distante poche migliaia di metri dalla sorgente durante l’utilizzo dell’air-gun.

È stata anche dimostrata una diminuzione della disponibilità di uova di pesce probabilmente causata della prolungata esposizione di specie ittiche a suoni a bassa frequenza (cfr. http://www.imr.no/forskning/prosjekter/seismikk_gav_bade_okte_og_reduserte_fiskefangster/en).

Il ricorso alla tecnica dell’air-gun è previsto per oltre 3 mesi, in una vastissima area, con suoni emessi che raggiungono i 240 decibel, sufficiente per creare un elevato tasso di inquinamento acustico e di alterazione dell’equilibrio biologico dell’ambiente marino.

Nella Sintesi non tecnica presentata dalla società Schlumberger Italiana S.p.A., al punto 2.3 delle Linee guida per la tutela dei mammiferi marini, si afferma che: “Purtroppo non esistono attualmente delle norme specifiche che regolano in modo mirato ed esaustivo gli impatti, specialmente di natura acustica, potenzialmente generati da attività di indagine geofisica in ambiente marino. Non esistono, infatti, limiti normativi per le emissioni acustiche prodotte dalla strumentazione utilizzata per le indagini geofisiche”.  

L’affermazione della Schlumberger Italiana S.p.A. sembra un palese esempio di mancata applicazione del principio di precauzione, da parte delle Autorità competenti, previsto dall’art. 3-ter nella parte prima “Disposizioni comuni ed ai Principi generali” del D.Lgs. n. 152/2006.

Principio derivante dall’esigenza di un’azione ambientale consapevole e capace di svolgere un ruolo indirizzato alla salvaguardia dell’ecosistema in funzione preventiva, anche quando non sussistono evidenze scientifiche conclamate che illustrino la certa riconducibilità di un effetto devastante per l’ambiente ad una determinata causa umana.

La rilevanza e la cogenza del principio di precauzione è insito non solo nella definizione dettata dall’art. 3-ter, ma anche dall’art. 301 del medesimo decreto legislativo che ne prevede l’attuazione.

Per tali motivi, il Principio di precauzione è pacificamente e incontrovertibilmente ritenuto cogente e deve rappresentare, come nella realtà già rappresenta, consolidato orientamento giurisprudenziale.

Sarebbe in caso che le Regioni, le Province, i Comuni facessero, con la massima celerità possibile, sentire con più forza ed efficacia il proprio dissenso anche in vista del prossimo referendum del 17 aprile rispetto al quale si ritiene ingiustificabile l’atteggiamento di ostilità del governo nazionale con i suoi continui atti indirizzati a neutralizzarlo o, comunque, a depotenziarlo.

Con altrettanta urgenza si sollecitano i parlamentari italiani, non filo petroliferi, affinché si adoperino per introdurre, nel nostro ordinamento giuridico, il divieto del ricorso alla tecnica dell’air-gun nelle attività di prospezione idrocarburi.

13 marzo 2016

Donato Cancellata

Associazione Interocmunale Lucania – Pro Natura

Associazione VAS per il Vulture Alto Bradano

RASSEGNA STAMPA

LA GAZZETTA DI BASILICATA 14 marzo 2016

la Gazzetta di Basilicata 14.3.2016.

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 14 marzo 2016

la Gazzetta del Mezzogiorno 14.03.2016

LA NUOVA 14 marzo 2016

la Nuova 14.3.2016.

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