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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

A Bologna un G7 Ambiente a passo di lumaca

13/06/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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La suspense si è sciolta con grande anticipo durante l’atteso G7 Ambiente in corso a Bologna.

In un meeting dominato dalla partita climatica il rappresentate – e neo amministratore dell’Epa, l’Environmental protection agency – degli Stati Uniti al G7, considerato uno dei fautori dell’uscita degli Usa dall’Accordo di Parigi intrapresa dal presidente Trump, ha girato i tacchi nel pomeriggio di ieri.

Non molto dopo i saluti d’apertura e ben lontano dai lavori conclusivi del vertice bolognese, che chiuderà stasera.

«Era già previsto che mr. Pruitt dovesse rientrare questo pomeriggio – ha smorzato il ministro dell’Ambiente italiano, Gian Luca Galletti (nella foto con Scott Pruitt, ndr) – perché ha un appuntamento con il presidente Trump».

La sensazione è che il principale tema di discussione, una volta rientrato negli Stati Uniti, continuerà a non essere la sfida del cambiamento climatico, con grande contrarietà degli altri leader (da Italia, Gran Bretagna, Germania, Giappone, Francia e Canada, oltre agli invitati da Cile, Etiopia, Maldive e Ruanda) presenti a Bologna.

La ministra tedesca dell’Ambiente e della sicurezza nucleare, Barbara Hendricks, ha parlato apertamente di «disappunto» per la decisione degli Usa di lasciare gli Accordi di Parigi sul clima, mentre il padrone di casa si è visto costretto a fare buon viso a cattivo gioco.

«A prescindere da cosa concretamente emergerà da questo G7, ha infatti sottolineato il ministro Galletti, un risultato l’abbiamo già ottenuto.  

Continuiamo a parlare, a individuare soluzioni, obiettivi comuni.  

Credo – ha aggiunto – che le posizioni espresse all’inizio rimarranno tali, su questo non c’è dubbio, ma credo anche con un passo in avanti verso il dialogo l’abbiamo sicuramente fatto».

Nessuno spazio da parte italiana per la messa in discussione del Trattato internazionale siglato a Parigi – per quanto riguarda «l’Italia e la stragrande maggioranza dei Paesi che sono qui l’Accordo di Parigi resta irreversibile e non negoziabile», ha dichiarato Galletti –, ma il convitato di pietra al G7 Ambiente è rimasto quello degli appuntamenti precedenti.

Anche senza il disimpegno statunitense, come spiega egregiamente l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, è l’Onu in primis ad ammettere che tutti anche tutti gli altri Paesi dovranno incrementare i propri sforzi nel ridurre le emissioni di gas serra, in media di un 20% in più rispetto a quanto concordato a Parigi.

Così non fosse, il riscaldamento globale sfonderebbe comunque la soglia di sicurezza dei +2 °C rispetto all’era preindustriale.

Anche l’Italia, da questo punto di vista, non sta facendo il proprio dovere.

Già due anni fa le emissioni di gas serra nazionali sono tornate a crescere di un +2,3%, a fronte di un aumento del Pil dello 0,8%.

Purtroppo, a puntare sempre più in alto è anche l’aumento delle temperature, che corre più velocemente in Italia rispetto alla media globale.

Il nostro Paese è in prima fila nel subire gli impatti del clima che cambia: «Il 2016 è stato l’anno più caldo a livello mondiale poiché la temperatura media superficiale ha raggiunto un incremento di 1.1°C rispetto al periodo preindustriale», osserva il comitato scientifico del Wwf Italia nell’appello rivolto ai leader del G7 Ambiente, mentre «in Italia negli ultimi venti anni si è verificata sempre un’anomalia media positiva delle temperature (rispetto al trentennio 1961-1990 è stata nel 2015 di +1.58°C).

Gli ultimi scenari per l’Italia, seguendo quelli dell’ultimo rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), prevedono incrementi della temperatura media che si collocano per fine secolo e per l’intero territorio nazionale nell’intervallo di 3°C – 6°C rispetto ai valori attuali.  

Si sta verificando un incremento della temperatura senza precedenti con un calo delle precipitazioni medie annuali, con estati in generale più secche, ed inverni più umidi, in particolare nelle regioni settentrionali.  

In generale nel nostro territorio stanno aumentando frequenza ed intensità di eventi estremi e per l’ultimo trentennio del XXI secolo è atteso un aumento dei periodi aridi, caratterizzati cioè da giornate consecutive senza precipitazioni e un aumento, in alcune aree, di eventi di intensa precipitazione (piove meno ma con più intensità).  

Su un territorio complesso e fragile come quello italiano, questi fenomeni possono portare ad una sostanziale variazione della frequenza e delle entità di frane, alluvioni e magre dei fiumi, con effetti importanti per l’assetto territoriale e i regimi idrici».

In definitiva, Trump o non Trump, l’accelerazione del cambiamento del clima «è più veloce della capacità di reazione dimostrata dagli Stati».

Anche l’Italia si muove a passo di lumaca, senza evidentemente poterselo permettere.

La partita, come noto, è complessa e richiede di essere affrontata non solo dal lato energetico: «Le città devono imparare a imitare gli ecosistemi e ridurre consistentemente il flusso di energia e materia che le attraversa», ricordano dal Wwf.

La risorsa più scarsa continua però ad essere il tempo.

Durante l’apertura del G7 Ambiente la segretaria Onu della Convenzione sul clima Patricia Espinosa ha provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo spiegando che «dispiace per la decisione Usa, ma dobbiamo far crescere gli Accordi di Parigi».

Sul come, anche il G7 Ambiente di Bologna purtroppo non ha sciolto però le riserve.

 

(Articolo di Luca Aterini, pubblicato con questo titolo il 12 giugno 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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