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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Addio velocità, ecco le città “slow traffic”

18/08/2015
in Archivi, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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L’articolo di Daniele Mastrogiacomo, pubblicato con questo titolo il 10 agosto 2015, ci aggiorna sulla nuova tendenza a guidare piano.

IL BRIVIDO al volante resterà un’emozione virtuale. 

Da provare quando stai incollato al mouse di un videogioco e ti misuri con i tuoi riflessi. 

Nella vita reale le auto del futuro sono destinate a velocità ridotte, probabilmente elettriche e sempre più spesso autonome. 

Guidate da un computer che ti porterà dritto alla meta senza stress, distrazioni e soprattutto consumi.

Slowdrive, ecodrive, il driverless da tendenze diventano imperativi per molti governi. 

Finiscono per condizionare la politica commerciale delle grandi industrie automobilistiche. 

Perché una riduzione del limite di velocità significa più vita: meno inquinamento, meno incidenti, meno traffico, meno spese per carburanti e assicurazioni.

Anche la Francia, dopo l’Olanda e la Gran Bretagna, ha deciso che la battaglia del sindaco di Valenza, nel Drôme, il repubblicano Nicolas Daragon, non è poi così folle. 

Anzi, piace a molta più gente di quello che si pensava. 

Si corre in pista, nelle gare di rally. 

Su strade e grandi arterie, nella vita di tutti i giorni, meglio portare il limite di velocità dai 120 ai 90.

Da sempre scettica, il ministro dell’Ecologia Ségolène Royal alla fine si è convinta e ha deciso di presentare un decreto sulla materia. 

“È necessario – ha spiegato qualche giorno fa – adottare delle misure per tutelare la salute delle popolazioni attraversate da tratti di autostrada“

Il sindaco della città del sudest francese si batte da anni per allentare la morsa del traffico sulla A7 che sconvolge la sua popolazione.

È l’arteria più frequentata d’Europa: un fiume di 70 mila veicoli la solca ogni giorno. 

Tremila ogni ora, 50 al minuto. 

L’emissione dei gas di scarico e delle polveri sottili ha un impatto decisivo sulla vita della comunità. 

Tanto da spingere Daragon ad imputare al traffico la morte per tumore di 55 residenti del circondario. Forte di tre studi che ha commissionato, il sindaco ha chiesto che il tratto della A7 che taglia la periferia di Valenza abbia un limite di 90 chilometri orari. 

Si è infatti accertato che anche una riduzione di soli 30 km abbassa del 5 per cento il livello di contaminazione dell’aria. 

Rilevazioni analoghe svolte a Parigi hanno dimostrato che imporre una velocità di 70 all’ora dagli attuali 80 riduce anche del 23 per cento il numero degli incidenti e del 65 per cento quello dei morti e dei feriti sulle strade.

Pochi ci riflettono ma i numeri e i confronti aiutano a capire il male che ci facciamo. 

In Francia il costo annuale dei danni da inquinamento è di 101,3 miliardi: il doppio del tabacco (47) e tre volte l’alcol (31). 

Le mini particelle di ozono sono all’origine dei 45 mila decessi legati all’aria che respiriamo. 

Il decreto dovrebbe essere applicato in 12 grandi città del paese. 

In via sperimentale. 

A Parigi ha resistito 18 mesi: guidare sempre e ovunque sotto i 70 all’ora, anche nei Périphériques, ha finito per creare enormi intralci alla circolazione.

Sulle autostrade è diverso. 

Tours, Lione, Reims, Tolone e altri grandi centri sono favorevoli. 

Renault e Citrôen hanno già messo a punto modelli con limiti di velocità predefiniti.

Le altre case costruttrici si stanno adeguando.

Fiat Chrysler in testa.

La tendenza è già futuro. 

Google, con Apple, sta progettando macchine totalmente robotizzate. 

Un computer non commette gli errori umani che sono la principale causa degli incidenti. 

A meno di essere hackerato. 

Ma questo è un altro problema.

Sebastian Thurn, coordinatore ricerche mobilità della casa di Cupertino, è certo che le auto automatizzate ridurranno del 90 per cento gli incidenti, del tempo impiegato, dell’energia usata, del numero di veicoli in circolazione.

Morgan Stanley ha valutato i vantaggi per una città come New York: un guadagno di 1,3 trilioni di dollari (8 per cento del Pil).

Nella Grande mela si è proceduto a una simulazione sui 13 mila taxi che forniscono 500 mila corse al giorno. 

Per coprire il fabbisogno basterebbero 9 mila auto robotizzate. 

I tempi di percorrenza si limiterebbero da 5 a 1 minuto; i costi sarebbero ridotti di 7 volte. 

A Rotterdam ce ne sono una decina, su piccoli e previsti percorsi. 

Funzionano. 

Come un orologio. 

Cala lo stress, cala l’inquinamento. 

Guidare torna a essere un piacere. 

Gli unici a remare contro, in un silenzio imbarazzato, sono le assicurazioni: rischiano di perdere il 70 per cento degli introiti. 

Si stanno rassegnando.

Hanno già pensato dove recuperare.

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