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Blitz di Greenpeace al G20 dei ministri degli esteri: “Planet Earth First” non “America first”

20/02/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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A Bonn è in corso il meeting dei ministri degli esteri del  G20 e gli attivisti di Greenpeace hanno deciso di vivacizzarlo con uno dei loro spettacolari blitz, per ricordare al presidente Usa Donald Trump che «viene prima il pianeta, non l’America».

Michael Weiland di Greenpeace Deutschland ricorda che «con il suo slogan politico, “America first”, prima l’America il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva già minacciato il mondo in campagna elettorale.  

Ma ciò che gode di popolarità soprattutto nelle aree depresse degli Stati Uniti, è un segnale disastroso per la comunità internazionale. Inoltre, sulle sfide globali, in particolare sul  riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, è solo contro tutto il mondo».

Per questo ieri gli attivisti di Greenpeace hanno protestato, prendendo simbolicamente d’assalto il summit dei ministri degli esteri del G20 di Bonn, contro «la fatale politica egoistica degli Stati Uniti», chiedendo che Trump sostituisca il suo slogan isolazionista “America first” con “Planet Earth first”, l’unico slogan che potrebbe salvare gli Usa e il mondo dalla catastrofe ambientale e climatica.

Gli attivisti di Greenpeace hanno preso di mira il Bundestag di Bonn, la storica sede del Parlamento della Germania occidentale prima della riunificazione con la Germania est.

Il Blitz di Greenpeace è cominciato sul Reno, risalito a bordo di gommoni e della nave Beluga, poi sono stati esposti gli striscioni.

Ma nel mirino di Greenpeace c’era anche il socialdemocratico Sigmar Gabriel, il ministro degli esteri tedesco, invitato da Jennifer Morgan, direttrice di  Greenpeace International,  a intervenire  sui suoi colleghi europei e sui cinesi perché convincano tutti i Paesi del G20, Usa compresi, ad applicare e rispettare gli impegni presi con l’Accordo di Parigi, che ha bisogno di un maggiore impegno da parte delle grandi economie – sviluppate ed emergenti .- del G20.

La star del G20 dei ministri degli esteri di Bonn è certamente il nuovo Segretario di Stato Usa Rex Tillerson, ex  amministratore delegato della più grande multinazionale petrolifera del mondo, la Exxon Mobil, che  Weiland  definisce «una compagnia che ha banalizzato il cambiamento climatico decenni».

Ma  Tillerson  ora rappresenta la politica estera  di  Trump e Weiland ricorda che «il suo capo ritiene il riscaldamento globale per invenzione e ha già annunciato più volte di voler uscire dall’Accordo  sul clima di Parigi». 

La politica energetica di Trump è basata principalmente sul carbone e petrolio e ignora ostinatamente l’aumento dei fenomeni climatici estremi negli Usa.

Dopo l’assalto al  Bundestag di Bonn, sulla cui facciata i climbers di Greenpeace hanno un gigantesco striscione  con la scritta “#Resist –  Planet Earth first”, Karsten Smid, esperto di climatico di Greenpeace Deutschland, ha ricordato a Tillerson  e Trump che «andare da soli è una mossa sbagliata: una minaccia come il cambiamento climatico può essere risolta solo congiuntamente».

Dopo essere risaliti dalle sponde del Reno, gli attivisti di Greenpeace hanno chiesto ai ministri degli esteri del G20  che «siano i fatti scientifici –  che sono inconfutabili – a determinano le vostre azioni» e  hanno ricordato loro che il “Global Risks Report 2017“ del World economic forum  ha definito il cambiamento climatico una minaccia esistenziale e una delle tendenze che modelleranno lo sviluppo globale nei prossimi dieci anni.

Smid conclude: «Il cambiamento climatico è un dato di fatto, non si ferma ai confini nazionali.  

Il G20, in quanto gruppo più importante del mondo, deve impegnarsi nella lotta contro di esso.  

Greenpeace continuerà a ricordare le loro responsabilità».

  

https://www.youtube.com/watch?v=su_qgPiFiOU

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 17 febbraio 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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