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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Clima, a rischio anche la salute. Wwf: «Allarme Mediterraneo» Bianchi: Il momento per cambiare il “clima” è ora

21/03/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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A una settimana dall’Earth Hour-Ora della Terra il Wwf punta il dito verso su uno degli effetti del cambiamento climatico che ci tocca più da vicino: la nostra salute: «I cambiamenti climatici, con le ondate di calore e l’aumento delle temperature, gli eventi meteorologici estremi come alluvioni e siccità aumentano i rischi per la salute e il benessere umano.  

Oltre ai danni diretti, gli impatti influenzano l’alimentazione, l’approvvigionamento di acqua ma anche la diffusione di malattie, tramite vettori come le zecche e la zanzara tigre asiatica che aumentano il rischio di insorgenza di patologie quali la malattia di Lyme, l’encefalite da zecche, la dengue e la febbre del Nilo occidentale».

Il Wwf ricorda che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, tra il 2030 e il 2050 il cambiamento climatico potrebbe causare circa 250.000 ulteriori morti all’anno per malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore.

A livello globale, il numero di disastri legati al clima è più che triplicato dal 1960.

Questi disastri si traducono in oltre 60.000 morti, principalmente nei paesi in via di sviluppo.

Il Panda cita anche il V rapporto dell’Ipcc, secondo il quale  gli effetti del cambiamento climatico sulla salute sono destinati ad esacerbare i problemi pre-esistenti, inclusi quelli derivanti dalle condizioni cliniche (disturbi psichici, depressione, patologie cardiocircolatorie). 

«Durante l’ondata di calore del 2003 in Europa, ad esempio, sono stati registrati oltre 70.000 morti oltre la media. 

Le alte temperature alzano anche i livelli di ozono e altri inquinanti, esacerbando le malattie respiratorie e cardiovascolari – sottolineano gli ambientalisti – Si estenderà anche la diffusione dell’asma, con l’aumento della diffusione di pollini e altri allergeni favorito dal caldo estremo.  

L’Europa meridionale e il Medio Oriente costituiscono una delle regioni del mondo che rischiano gli impatti negativi peggiori del cambiamento climatico.  

Stiamo già affrontando forti aumenti degli eventi estremi, con ondate di calore e diminuzioni nelle precipitazioni e della portata dei fiumi, che hanno incrementato il rischio di siccità gravi, di calo dei rendimenti dei raccolti, di perdita della biodiversità e di incremento del rischio di incendi boschivi.  

Se verrà superata la soglia di 1,5°C, gli effetti sul Mediterraneo e Medio Oriente potrebbero portare alcune zone a sperimentare temperature superiori a 50°C per molti giorni l’anno, rischiando così di diventare inabitabili: questo porterebbe indubbiamente all’aumento della mobilità interna ed esterna».

Tra le malattie che rischiano di diffondersi per effetto del cambiamento climatico il Wwf cita la malaria:  «Trasmessa dalle zanzare Anopheles, la malaria uccide quasi 600.000 persone ogni anno – soprattutto bambini africani sotto i 5 anni.  

L’areale della malaria si sta estendendo verso il Mediterraneo.   

La zanzara Aedes, vettore della febbre  dengue è anche molto sensibile alle condizioni climatiche, alcuni studi suggeriscono che il cambiamento climatico è probabile che continui ad aumentare l’esposizione alla dengue».

Proprio per questo, secondo la presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi, «i Paesi del Mediterraneo, Italia in testa, dovrebbero essere leader nella lotta al cambiamento climatico, visto che dal progredire della situazione attuale hanno tutto da perdere.  

Diventa sempre più urgente, poi, l’integrazione dei rischi dovuti al cambiamento climatico nei sistemi sanitari pubblici, sistemi sanitari che devono essere sempre più efficaci ed efficienti.  

Il cambiamento climatico ha volti e impatti diversi in ogni angolo del pianeta, ma la realtà è uguale per tutti: il momento per cambiare il clima che cambia è ora.  

È una sfida che centinaia di milioni di persone in tutto il mondo hanno compreso e il 25 marzo, in occasione di Earth Hour, faranno sentire la propria voce. Vogliamo che agli accordi e agli impegni seguano finalmente i fatti».

Per Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf Italia, «servono azioni concrete a cominciare dal prossimo G7 che deve sancire la volontà di accelerare l’attuazione dell’Accordo di Parigi. 

È importante che il G7 Salute affronti il tema perché è necessario integrare i rischi dovuti al cambiamento climatico nei sistemi sanitari pubblici».

Tra una settimana queste richieste verranno ribadite in occasione dell’Ora della Terra attraverso lo spegnimento simbolico per un’ora, dalle 20.30 di ciascun paese, delle luci in casa, degli  uffici, dei ristoranti.

Una grande ola di buio planetaria di 24 ore, dalla mattina di sabato 25 fino al giorno successivo, che farà il giro della Terra e alle 20.30 ‘toccherà’ il nostro paese.

Il Wwf sta organizzando per quella giornata eventi in piazza, balli, cene a lume di candela.

A Roma l’evento centrale si svolgerà  al Museo Maxxi che per la prima volta spegnerà la sua facciata.

Al buio per un’ora decine di altre icone tra cui la Basilica di San Pietro, il Colosseo, la Mole Antonelliana e l’Arena di Verona.

Nel 2016 ben 178 Paesi parteciparono spegnendo le principali icone mondiali come l’Opera House di Sydney, il Cristo Redentore a Rio de Janeiro, la Torre Eiffel, il Ponte sul Bosforo.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 17 marzo 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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