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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Clima, l’Italia sta rispettando gli impegni Ue ma è in ritardo sulla ratifica dell’Accordo di Parigi

11/09/2016
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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ermete-realacci-00

Ermete Realacci

Il ministro dell’ambiente Gianluca Gallessti, rispondendo a un’interrogazione del presidente della Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, Ermete Realacci, ha assicurato che il governo invierà alle Camere il disegno di legge di ratifica  dell’Accordo sul Clima di Parigi entro settembre.

Poi in un’intervista a L’Unità Galletti ha detto che «entro tre mesi ratificheremo l’accordo, Al più presto, entro la fine dell’anno».

Nella sua interrogazione Realacci ricordava  che «l’Accordo sul clima negoziato alla 21esima Conferenza ONU delle Parti (COP21) di Parigi, nel dicembre del 2015, ha come obiettivo proteggere gli equilibri ambientali del pianeta, contenendo le emissioni di gas climalteranti e l’innalzamento della temperatura media atmosferica e dei mari al di sotto dei due gradi; con un impegno a «portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi».

Per farlo, chiede ai Paesi firmatari trasformazioni profonde che possono produrre una nuova economia;  secondo il nuovo Pacchetto europeo Clima Energia al 2030 l’Italia dovrebbe ridurre le emissioni di gas serra del 40 per cento rispetto ai valori del 1990.

Per fare ciò è necessario mettere in campo, strutturalmente, misure per la riduzione delle emissioni nei comparti della produzione di energia, dei trasporti, dell’edilizia e dell’efficientamento energetico, dell’agricoltura; in base all’articolo 4 del sopraddetto Accordo, tutti i Paesi «dovranno preparare, comunicare e mantenere» degli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che «rappresentino un progresso» rispetto agli impegni precedenti e «riflettano ambizioni più elevate possibile».

I paragrafi 23 e 24 della decisione sollecitano i Paesi che hanno presentato impegni al 2025 «a comunicare entro il 2020 un nuovo impegno, e a farlo poi regolarmente ogni 5 anni», e chiedono a quelli che già hanno un impegno al 2030 di «comunicarlo o aggiornarlo entro il 2020».

«La prima verifica dell’applicazione degli impegni è fissata al 2023, i cicli successivi saranno quinquennali; l’Accordo sul clima diventerà giuridicamente vincolante, se ratificato da almeno 55 paesi che insieme rappresentino almeno il 55 per cento delle emissioni globali di gas serra e sarà aperto alla firma presso le Nazioni Unite fino al 21 aprile 2017; in occasione del recente Summit G20 di Hangzhoi, con uno straordinario atto politico di portata globale, Cina e Stati Uniti, che assieme producono il 38 per cento delle emissioni di CO2 nel mondo, hanno ratificato quanto deciso a Parigi. 

Facendo così salire a 23 il numero dei Paesi che, secondo il diritto internazionale, aderiscono all’intesa».

Il presidente della Commissione ambiente sottolinea che «l’Europa e l’Italia mancano per ora all’appello, nonostante l’Unione europea in passato abbia assunto un ruolo di leadership per le politiche di riduzione delle emissioni e sia stata determinante nel tenere in vita il processo avviato con il Protocollo di Kyoto del 2005; anche il nostro Paese, già presente ai negoziati francesi dello scorso dicembre, ha solennemente sottoscritto gli Accordi sul clima raggiunti a Parigi lo scorso 22 aprile al Palazzo di Vetro di New York ma non li ha ancora ratificati».

Per questo Realacci chiedeva a Galletti: «Quando il Governo intenda avviare la ratifica degli Accordi di Parigi e trasmettere il relativo disegno di legge alle Camere al fine di poter completare ’iter parlamentare prima della 22esima Conferenza ONU delle Parti che si terrà a Marrakech, in Marocco, dal prossimo 7 novembre, in modo da dare maggiore forza e credibilità all’Italia».

Ecco cosa ha risposto galletti a Realacci: «Con riferimento all’interrogazione relativa all’Accordo sul clima negoziato alla ventunesima Conferenza Onu  delle Parti di Parigi (COP21), si evidenzia, innanzitutto, che l’Europa e l’Italia continuano a mantenere un ruolo di Leadership nella lotta al Cambiamento Climatico. 

Basti ricordare che l’impegno preso dalla Ue nell’ambito dell’accordo di Parigi (- 40% delle emissioni domestiche rispetto al 1990) continua a rappresentare ancora oggi, in assoluto, l’impegno più alto preso dai Paesi firmatari. 

Inoltre, si rammenta che l’Europa cumulativamente e l’Italia singolarmente, sono in linea con il proprio obiettivo di riduzione delle emissioni al 2020, come da emendamento di Doha. 

Rispetto al processo di ratifica dell’Accordo di Parigi, l’Italia è a lavoro per definire la sua legge di ratifica. Il i Ministero dell’ambiente, in qualità di co-proponente, ha curato, in collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, la predisposizione di un apposito schema di disegno di legge volto a ratificare l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. 

In data 22 luglio 2016 lo schema di disegno di legge è stato trasmesso, a cura del Ministero degli affari esteri, a tutte le Amministrazioni interessate per i pareri di competenza. 

Pertanto, la fase di concertazione interministeriale appare prossima alla conclusione, ed è quindi prevedibile che il testo possa essere sottoposto al Consiglio dei Ministri, e poi trasmesso alle Camere, entro il mese di settembre, nella prospettiva di portare a termine l’iter parlamentare nel più breve tempo possibile».

Realacci non sembra del tutto soddisfatto dalla risposta del ministro: «C’è il rischio che, senza un’adeguata attenzione dell’esecutivo, l’iter di ratifica non venga concluso prima della COP22 di Marrakech.   

Arrivare preparati alla prossima Conferenza Onu sul Clima è un passaggio importante, tanto più dopo l’avvenuta ratifica da parte di Stati Uniti e Cina.

 All’appello dei 23 Stati che hanno aderito all’intesa mancano ancora l’Europa e l’Italia, nonostante l’Unione europea in passato abbia avuto un ruolo di leadership per le politiche di riduzione delle emissioni e sia stata determinante nel tenere in vita il processo avviato con il Protocollo di Kyoto del 2005. 

Andare a Marrakech avendo già ratificato l’intesa è  determinante per dare maggiore forza e credibilità alla nostra azione nelle sedi internazionali. 

Essere nel gruppo di testa aiuta anche la nostra economia ed è importante che la Legge di Stabilità contenga misure che vanno nella direzione indicata dall’Accordo sul clima siglato a Parigi».

(Articolo pubblicato con questo titolo il 9 settembre 2016 sul sito online “greenreport.it”)

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