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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Come gestire al meglio i siti italiani patrimonio mondiale dell’Unesco

04/03/2017
in Archivi, Beni culturali, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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Gli organizzatori del convegno “Gestione efficace dei siti del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO di scala territoriale: una riflessione su alcuni casi-studio italiani”, sottolineano che «”Patrimonio mondiale Unesco” è un attributo di grande eccellenza, che dovrebbe garantire la presenza di servizi e misure in grado di proteggere, conservare e fruire al meglio un patrimonio.  

Spesso però il marchio si riduce a segnale attrattivo per i turisti e rischia di funzionare soprattutto per operazioni di marketing, non sostenute da un adeguato apparato di misure di tutela e di servizi: in particolare nei siti estesi, che interessano ampie parti di territori nei quali la popolazione vive, lavora, si muove, e dove ai problemi di gestione ordinaria (tutela, manutenzione, flussi di visitatori) se ne aggiungono molti altri, che richiedono azioni e politiche adeguate.  

Sono numerosi i richiami ufficiali rivolti dal Comitato del patrimonio mondiale – ultimo quello di recente rivolto a Venezia, che con la sua laguna è uno dei siti Unesco più estesi al mondo – in merito alla gestione dei singoli siti: le valutazioni critiche riguardano in particolare le carenze dei piani di gestione dei siti, le pressioni infrastrutturali ed edilizie, i carichi turistici».

L’università Iuav di Venezia, che ha organizzato il convegno in collaborazione col ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact), ricorda che «il problema non riguarda solo Venezia (prototipo del sito complesso) né solo l’Italia, ma diventa per il nostro Paese un nodo strategico rispetto alle potenzialità straordinarie del proprio patrimonio territoriale.  

La gestione dei siti del patrimonio Mondiale UNESCO, infatti, può essere un laboratorio di sperimentazione importante per la gestione del patrimonio territoriale di tutto il paese.  

Riuscire a gestire con efficacia questi siti significherebbe non solo migliorare la reputazione dei riconoscimenti UNESCO, ma anche disporre di buone pratiche esemplificative per molti altri territori».

 Il convegno vuole rispondere ad alcune domande: «Come fare, da dove partire, cosa migliorare?» e per questo punta, riunendo una serie di esperti, a definire «una mappa mentale comune dei progressi utili e necessari».

Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del ministero dei beni culturali con delega ai beni Unesco, ha detto che «la corretta gestione dei siti Unesco situati in Italia, specialmente quella dei siti complessi, deve essere garantita dal nostro Paese al fine di assicurare un’adeguata protezione e valorizzazione del patrimonio.  

A partire dal 2004, il Mibact ha fornito le linee guida per la realizzazione dei Piani di gestione dei siti Unesco ma c’è ancora molto lavoro da fare per concretizzare il progetto.  

Il convegno vuole mettere in luce aspetti positivi e criticità, favorendo un momento di confronto tra istituzioni governative e figure di spicco nella gestione del patrimonio italiano, al fine di configurare una strategia operativa comune».

Il rettore Iuav Alberto Ferlenga, ha aggiunto che «riflettere sulla gestione dei siti Unesco a Venezia dopo le recenti polemiche su questo tema ha un significato particolare.  

Ma, in generale, è una discussione sulla politica di salvaguardia messa in atto in questi anni dall’organizzazione internazionale ad essere necessaria a circa quarant’anni dall’istituzione dei primi siti.  

In quarant’anni molte cose sono cambiate e i rischi al patrimonio culturale derivano da fronti opposti e non sempre percepiti come tali.  

Se infatti i conflitti che imperversano in molte parti del mondo costituiscono un pericolo per monumenti straordinari, dalla Siria all’Iraq, in altre nazioni è la crescita esponenziale del turismo che mette in pericolo edifici singoli ed intere città, rispetto alla possibilità, per esempio che la presenza dei visitatori possa convivere con quella degli abitanti.  

E ciò non riguarda solo ragioni economiche e culturali, ma sempre più interseca nodi identitari delicati e inediti nelle loro attuali e drammatiche manifestazioni.  

Per questo Iuav, partendo da una lunga tradizione di attenzione a questi temi, ha organizzato un incontro, convocando e mettendo a confronto chi, a diverso titolo, è intervenuto in questi anni sulla questione a partire da ruoli diversi.  

Saranno infatti presenti dirigenti di Unesco ed esponenti del Ministero dei beni culturali ma anche sindaci ed amministratori di comuni o regioni toccati dal problema e ricercatori che stanno indagandone le implicazioni più recenti».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 3 marzo 2017 sul sito online “greenreport.it”)

 

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