Scatta il conto alla rovescia per la conferenza Onu sul clima.
A Parigi dal 30 novembre i decisori mondiali sono chiamati a raggiungere un accordo che consenta di porre un argine al cambiamento climatico e scongiurare i suoi effetti più devastanti sul Pianeta.
L’obiettivo è condiviso – contenere l’aumento delle temperature entro i 2 gradi centigradi per evitare l’impennata di eventi estremi e l’innalzamento del livello del mare – ma il come sembra ancora tutto da decidere.
È un’impresa difficile, quella di trovare una sintesi tra le 195 nazioni partecipanti, e su cui non sono arrivati i progressi sperati dal vertice preparatorio della scorsa settimana a Bonn.
Nella capitale francese saranno presenti almeno 80 leader politici, dal presidente Usa Barack Obama a quello cinese Xi Jinping, al primo ministro indiano Narendra Modi.
A confermarlo, nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, spiegando che a differenza dell’inconcludente summit di Copenaghen del 2009, quando i capi di Stato e di governo intervennero alla fine dei negoziati, a Parigi saranno presenti il primo giorno per dare un “impeto politico all’inizio“.
Lo stesso Fabius, in un’audizione all’Europarlamento, ha ammesso che “molti nodi rimangono aperti” nel testo di 50 pagine in discussione, e ha elencato tre condizioni necessarie perché il vertice abbia successo: fissare a 1,5-2 gradi l’aumento massimo delle temperature entro la fine del secolo, con una clausola che permetta di valutare e rivedere gli impegni ogni 5 anni; siglare un accordo che sia “giuridicamente vincolante“; e raccogliere 100 miliardi di dollari, da parte dei Paesi ricchi, per la riduzione della CO2 e l’adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi più poveri. [vedi https://www.rodolfobosi.it/cop21-fabius-traccia-roadmap-e-priorita-verso-summit-parigi/#more-26698]
A guardare al summit sono le imprese, in primis quelle energetiche che saranno più direttamente coinvolte dalle decisioni prese, ma anche le associazioni ambientaliste, che chiedono un’intesa ambiziosa, e la Chiesa cattolica, con la pesante enciclica “Laudato Si'” di Papa Francesco e l’appello dei vescovi mondiali per “un accordo equo, giuridicamente vincolante e generatore di un vero cambiamento“.
(Articolo di Laura Giannoni, ANSA del 30 ottobre 2015, ore 21:00)
