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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Contrordine Fao-Oms: il glifosato non è pericoloso per l’uomo. Ribaltato il parere Iarc

17/05/2016
in Archivi, Aree agricole, Governo del territorio, MATERIE TRATTATE, Natura, News, Piani territoriali
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immagine stop glisofato

Secondo il meeting straordinario del Panel of Experts on Pesticide Residues in Food and the Environment congiunto di Fao e Oms (Joint FAO-WHO Meeting on Pesticide Residues – JMPR), che si è tenuto a Ginevra dal 9 al 13 maggio, «è improbabile che l’assunzione di glifosato attraverso la dieta sia cancerogena per l’uomo».

Il gruppo di esperti sottolinea che «la grande maggioranza delle prove scientifiche indica che la somministrazione di glifosato e di prodotti derivati a dosi fino a 2000 milligrammi per chilo di peso per via orale, la più rilevante per l’esposizione con la dieta, non è associata ad effetti genotossici nella stragrande maggioranza degli studi condotti su mammiferi».

Il Panel of Experts on Pesticide Residues in Food and the Environment è consapevole che questo parere solleverà una grande discussione e ammette che «qualche studio ha evidenziato un’associazione positiva tra l’esposizione al glifosato e il rischio di linfoma non Hodgkin. Tuttavia l’unico studio, condotto con una grande coorte e di grande qualità, non ha trovato evidenza di una associazione per nessun livello di esposizione».

In effetti più che qualche studio il parere contraddice quello di un’altra organizzazione che fa capo alla stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ovvero l’International agency for research on cancer (Iarc) che, poco più di un anno fa, aveva dichiarato che il glifosato è probabilmente cancerogeno per l’uomo.

Da allora organizzazioni e aziende come la Monsanto, che con il Roundup ed altri pesticidi a base di glifosato assomma circa un terzo del suo fatturato da 15 miliardi di dollari, si sono apertamente schierate per difendere la bontà dei propri prodotti, suscitando sovente pesanti critiche.

Ora l’Jmpr, che si riunisce regolarmente per esaminare i residui e gli aspetti analitici dei pesticidi, per stimare i livelli massimi di residui e per rivedere i dati tossicologici e stimare le dosi giornaliere ammissibili per l’uomo, dà clamorosamente ragione alla multinazionale e il suo parere potrebbe influenzare l’atteso parere della Commissione europea sul glifosato.

Probabilmente la Monsanto, che produce anche semi Ogm che tollerano il glifosato, si avvarrà del parere prodotto dal Jmpr per difendersi contro diverse cause legali che gli hanno intentato gli agricoltori che affermano di aver contratto il cancro a causa del glifosato, e il ribaltamento del parere della Iarc potrebbe aiutare la multinazionale nella sua causa contro lo Stato della California che aveva accolto la classificazione come cancerogeno del glifosato.

Aaron Blair, del National cancer institute e il presidente dello Iarc che ha classificato il  glifosato come possibile cacerogeno, ha difeso il lavoro della propria istituzione perché si basa su una revisione scientifica approfondita e già prima della decisione del Panel Fao-Oms aveva detto di non aver problemi a discutere in merito alla revisione fatta dal Jmpr del lavoro dell’IARC: «Sono sicuro che la valutazione da parte del gruppo congiunto Fao-Oms renderà chiare le ragioni per la loro valutazione, che è ciò che è fondamentale per la stampa e l’opinione pubblica».

Ma l’esito del meeting del Jmpr era atteso anche dalle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica che temevano il risultato che poi si è davvero avuto.

I 18  esperti del Jmpr sono scelti tra gli scienziati che hanno espresso interesse ad essere coinvolti, e tutti sono «indipendenti e sono selezionati in base alla loro eccellenza scientifica, come pure sulla loro esperienza nel campo della valutazione del rischio dei pesticidi».

Ma una Coalizione statunitense che comprende il Natural resources defense council e Friends of the earth aveva espresso preoccupazione per gli apparenti conflitti di interesse di alcuni membri del Jmpr che «sembrano avere legami finanziari e professionali per la Monsanto e l’industria chimica».

La Coalizione era preoccupata per i legami di alcuni esperti Fao-Oms con il Life sciences institute (Ilsi) che è finanziato da Monsanto e da altre compagnie chimiche e del food and drug.

«Il consiglio di amministrazione dell’Ilsi comprende dirigenti di Monsanto, Syngenta, DuPont, Nestlé e altri», dice la Coalizione, mentre alcuni documenti interni dell’Ilsi sembrano suggerire che sia stato generosamente finanziato dall’industria agrochimica. 

La Coalizione Usa afferma infatti che «un documento che sembra essere la lista dei donatori principali dell’Ilsi nel 2012 mostra contributi totali per 2,4 milioni di dollari, con più di 500.000 dollari  ciascuno da CropLife International e da Monsanto».  

In una lettera del 2015 la Coalizione anti-glifosato avanzava dubbi siginificativi sul fatto che  «il Comitato sia stato indebitamente influenzato dall’industria globale dei pesticidi e in particolare dalla Monsanto, il maggior produttore di glifosato nel mondo».

Secondo la Coalizione uno di questi esperti Jmpr è Alan Boobis, professore di farmacologia biochimica e direttore dell’unità di tossicologia nella facoltà di Medicina presso l’Imperial college di Londra che in passato ha fatto parte della presidenza del consiglio di amministrazione dell’Ilsi, è stato vice-presidente dell’Ilsi Europa e presidente dell’Ilsi. 

Un altro dei membri dal Jmpr accusati di essere troppo vicini all’Ilsi è un italiano: Angelo Moretto, direttore del Centro internazionale per gli antiparassitari e la prevenzione Sanitaria, dipartimento di Medicina del lavoro – università degli Studi di Milano Ospedale Luigi Sacco.

Secondo la Coalizione, «Moretto è stato coinvolto in diversi progetti con l’Ilsi e ha lavorato nello steering team per un progetto Ilsi sui rischi delle esposizioni chimiche finanziato da compagnie agrochimici che comprendevano Monsanto». 

Un altro nome citato dalla Coalizione è Aldert Piersma, uno scienziato del National institute for public health and the environment dell’Olanda e consulente per progetti Health and environmental sciences institute dell’Ilsi.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 16 maggio 2016 sul sito “Greenreport”)

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