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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Deposito nucleare, lo Stato vuole dialogo e trasparenza

17/06/2015
in Archivi, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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(ANSA del 13 giugno 2015, ore 18:05) dell’inviata Stefania De Francesco.

L’AUBE (FRANCIA) – Dialogo e condivisione.

Sul futuro deposito unico nazionale di rifiuti radioattivi questa volta si cambia.

Un percorso inedito, per non rivedere le proteste del 2003 a Scanzano Ionico.

Un’opera pubblica di altissima sicurezza, che promette investimenti per 1,5 miliardi in 4 anni, 1.500 posti di lavoro, infrastrutture, incentivi al territorio che condivide la presenza del deposito e di un parco tecnologico dedicato alla ricerca.

Oggi i rifiuti sono distribuiti in più siti e questo non dà sicurezza.

Peraltro, l’Italia è l’unico Paese dell’Ue a non avere il deposito come richiesto da Bruxelles.

Il percorso non è breve e senza ostacoli ma la Sogin (la società di Stato che se occupa) è determinata ad affrontare qualsiasi scoglio.

“Abbiamo certezza nella validità della procedura, ci aspettiamo un’ampia rosa di candidature” dice il direttore del deposito, Fabio Chiaravalli.

Fabio Chiaravalli.

Fabio Chiaravalli

Entro martedì 16 giugno Sogin consegnerà a Ispra e ai ministeri dello Sviluppo e dell’Ambiente la mappa delle aree (alcune decine) potenzialmente idonee per ospitare il deposito, migliaia di pagine fra testi e cartografie.

Nonostante sia rimasta top secret, la Sardegna ha dissotterrato l’ascia di guerra: “Mai sull’isola“.

Timori espressi con meno foga anche da qualche parlamentare dell’Emilia Romagna.

Per il resto c’è attesa.

Ragionevolmente sino agli inizi di luglio quando i due dicasteri daranno l’ok per renderla pubblica.

I mesi passeranno tra confronti e soprattutto spiegazioni.

“Vogliamo assicurare massima trasparenza” spiega Chiaravalli parlando con toni a volte accorati, svelando di avere “il sogno che ci siano subito almeno due auto candidature“.

Il percorso proseguirebbe in discesa.

In Svezia, è successo.

Mappa depositi nucleari.

In Francia, dove si convive con le centrali nucleari, l’auto candidatura non è stata immediata ma poi le comunità della regione Champagne-Ardenne dopo anni di confronto hanno compreso e ci hanno guadagnato, tanto che si autocandidano per accogliere un ulteriore deposito che dovrà essere costruito (un secondo per rifiuti a bassissima attività sorge a poca distanza).

Sogin ha valutato questo esempio virtuoso e lo ha studiato a fondo.

Avvolto e nascosto alla vista da un bosco di faggi e querce, il deposito de l’Aube, a 250 chilometri a sud est di Parigi, aperto nel 1992 e il più grande di superficie del mondo, non ha messo a rischio il pregiato champagne che si produce nei vigneti ad una ventina di chilometri di distanza.

 Deposito nucleare Aube.1.

Deposito nucleare Aube.

Nessun incidente ha messo rischio la zona.

Il sito, quasi 100 ettari con una capacità di stipare circa un milione di metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità, attorno ha distese di grano e orzo e pascoli di vacche, che danno prodotti doc; nel raggio di una quarantina di chilometri, un paio di centinaia di piccole e medie aziende vitivinicole.

Dopo oltre vent’anni dall’apertura del deposito gestito dall’Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi ‘Andra’, che ha dato iniziali 10 milioni in totale di una tantum alle comunità locali per accompagnare il territorio con infrastrutture e versa 13 milioni di imposte annuali, si sono ingrandite e oggi forniscono uva alle grandi maison di champagne.

Qualcuna produce anche con etichetta propria.

I 13 milioni di imposte sono suddivisi fra “Autorità della sicurezza a cui vanno 4 milioni, Comune di Soulaine a cui paghiamo 1,1 milioni, alla comunità di 21 Comuni circostanti che ricevono 1,5 milioni, al Dipartimento che riceve 2 milioni e il resto allo Stato” spiega Patrice Torres direttore del deposito de l’Aube, che occupa 250 persone.

Imposte che arricchiscono le comunità locali.

Sinora nelle 117 celle di cemento armato del deposito francese sono stati stipati quasi 14mila fusti contenenti rifiuti, quasi il 40% delle sue capacità.

Nei sotterranei ci sono corridoi per controllare eventuali perdite di acqua contaminata.

Andra compie ogni anno oltre 12mila analisi fisico-chimiche dalle acque all’aria, al sottosuolo ai prodotti alimentari nel raggio di 15 chilometri dal deposito per controllare eventuale presenza di radioattività.

Possibili ulteriori analisi possono essere disposte privatamente dalle comunità locali in un laboratorio indipendente per verificare i valori indicati da Andra.

“Tutto è pubblico, ogni informazione è pubblicata sul nostro sito web perché ci sia massima trasparenza” assicurano da Andra.

Un esempio, quello francese, a cui si ispira Sogin.

Non che tutto sia stato semplice.

Anche a l’Aube e nei comuni circostanti ci furono proteste prima della costruzione del deposito.

“Il nucleare per noi significava Hiroshima, c’era una totale ignoranza” ricorda Gilles Gerard, all’epoca vice sindaco di Epothemont, il comune più vicino all’impianto, 180 abitanti.

Antinuclearista, politicamente indipendente, lanciò un referendum e l’80% della popolazione disse no.

Ora, però, la stessa percentuale è favorevole.

“Quello che serve è informare, spiegare, in totale trasparenza” suggerisce Gerard che oggi è presidente delle Commissioni locali ambiente e informazione.

Dunque, la svolta è stata data dal dialogo, dalla trasparenza, dal confronto continuo.

Un esempio che l’Italia ha studiato e vuole mutuare.

Sullo stoccaggio, in verità, siamo già oltre la Francia.

 Prima barriera depositi nucleari.

Seconda barriera depositi nucleari.

Terza barriera depositi nucleari.

Quarta barriera depositi nucleari.

Nel sistema di matrioske di protezione dei rifiuti (fusti, moduli e celle di cemento, copertura del sito con argilla a formare una colllinetta), è previsto un ulteriore contenitore per un livello di schermatura e di quindi di sicurezza in più.

 

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