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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

“Diciamo No a tutta questa democrazia d’investitura”

13/06/2016
in Archivi, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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Io difendo la Costituione

“La riforma crea una democrazia di investitura, quella di un leader e del suo programma”.

Così sintetizza uno dei motivi del “No” Mario Dogliani, professore di diritto costituzionale tra i firmatari dell’appello dei 56 costituzionalisti contro le modifiche alla Carta.

Lo ha detto ieri al cinema Eliseo di Torino al “Referendum Day”, un incontro del comitato piemontese “Salviamo La Costituzione”, presieduto da Antonio Caputo.

Oltre a loro due in molti sono intervenuti per esprimere il parere contrario alla riforma voluta dal governo Renzi: il professore ed ex partigiano Gastone Cottino, l’ex segretaria nazionale di Magistratura democratica Rita Sanlorenzo, il filosofo politico Maurizio Viroli e il direttore del Fatto Marco Travaglio.

“Con questa riforma ci privano di una parte importante del potere sovrano, ci privano della possibilità di eleggere i parlamentari. Le leggi verranno imposte dall’alto ”, ha detto Viroli, professore di filosofia politica (e opinionista del Fatto).

Insomma, secondo lui si contraddirà l’articolo 1 della Costituzione, secondo cui “la sovranità appartiene al popolo”: “Saremo meno cittadini e più sudditi”.

Per Rita Sanlorenzo, ex segretaria nazionale di Magistratura democratica, la riforma non tiene conto delle considerazioni della minoranza, facendo venire meno la “casa comune, un patto che unisce tutti, senza uno che vince e l’altro che perde senza possibilità di opporsi”.

Per lei “Renzi dovrebbe pensare quello che potrebbe succedere quando l’attuale maggioranza si troverà in minoranza”.

“Siamo ormai quasi al termine della raccolta firme – ha dichiarato Caputo -. Abbiamo voluto fortemente allestire un nuovo momento di partecipazione e di confronto per poter spiegare ai cittadini quanto queste riforme mettano in pericolo la democrazia”.

  Pubblichiamo parte della lettera che Mimmo Calopresti ha inviato per l’appuntamento di Torino sul No al referendum di Ottobre in difesa della Costituzione.

“In tutto questo mio muovermi, affaccendarmi alla ricerca di qualcosa che abbia senso raccontare, mi accorgo che scompare sempre di più qualcosa intorno a noi senza che noi quasi ce ne accorgiamo.  

I negozietti sotto casa, il senso di appartenenza, le classi sociali e il ceto medio, le periferie perdono visibilità, il lavoro perde centralità, perché non c’è; i pensionati, perché in pensione non si andrà più e scompaiono i servizi sociali, scompaiono i bambini in un paese senza nascite, la ricerca e le università soffrono e così scompaiono gli studenti.

Sento dire da tempo che abbiamo la montagna del debito che ci soffoca e allora non abbiamo soldi e posto per tutti nella società, si fanno sparire i problemi si pongono obbiettivi sempre più lontani, la crescita diventa una priorità allora bisogna far fuori tutti quelli che pongono problemi e sono un costo: il capo e suoi amici devono lavorare.

Mi sembra che si stia esagerando, non son importanti i risultati elettorali qualunque essi siano ci dicono, non si capisce perché.  

È imporre la riforma elettorale che è importante, l’Europa ci guarda e voi professoroni, siete vecchi e noiosi. Ritiratevi.  

E i sindacati che la smettano di porre problemi.

È impossibile andare avanti così.  

Noi vogliamo cominciare a dire no a questo potere politico sovrumano, che non vuole neanche che ci sforziamo di votarlo, si è imposto e dobbiamo solo assentire.  

Dobbiamo cominciare a resistere come fecero un pugno di ribelli nell’Italia fascista: decisero contro tutti, anche contro la maggioranza, che avrebbero detto basta a quel baraccone che Mussolini aveva messo in piedi.

E così che siamo arrivati a quella che viene definita la Costituzione più bella al mondo.  

Mi sono fermato a riflettere su questo imperituro bisogno per il Paese di fare il più in fretta possibile la riforma costituzionale e poi una legge elettorale che permetta a qualcuno di andare alle elezioni con una legge che consentirà a un premier di avere la possibilità di governare senza troppe scocciature e impedimenti.  

Mi sono informato e ho deciso che al referendum costituzionale voterò NO, e in questi mesi d’impegnarmi per riuscire ad arrivare alle famose urne per vincere.

Far vincere le ragioni del No.  

Non mi piace in nessuna parte.  

A essere radicali sarebbe stato meglio abolirlo il Senato e invece no si continua nella direzione dei nominati, non degli eletti, si va avanti per controllo di gruppi di persone nella logica del capo bastone, e così come si fa’ ormai nella politica italiana dove si elegge poco e si nomina molto.  

Si promette molto e si mantiene poco.  

Ci si sovraespone per coprire il vuoto.  

Il NO è un atto di resistenza.“

 

(Articolo di A. Giamb., pubblicato con questo titolo  oggi 13 giugno 2016 su “Il Fatto Quotidiano”)

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