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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Doveva essere una civile campagna referendaria: è stata trasformata in una indecorosa campagna elettorale

01/12/2016
in Archivi, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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abbraccio-della-costituzione

Il prossimo 4 dicembre i cittadini saranno chiamati a votare a favore o contro il testo della legge costituzionale così come definitivamente approvata sulla base del disegno di legge costituzionale S 1429, presentato dal Presidente Renzi e dal Ministro Boschi, che prevedeva la modifica soltanto (si fa per dire) di 44 articoli, rispetto ai 47 poi effettivamente modificati, senza però adeguare il titolo della legge in modo che fosse comprensivo anche degli ulteriori articoli entrati a far parte della riforma.

Quella che si sarebbe dovuta aprire da quando è stata annunciata la data del 4 dicembre avrebbe dovuto essere una “campagna referendaria”, che la maggior parte dei media hanno da subito definito “campagna elettorale” e che tale è diventata del tutto impropriamente non solo di nome ma anche di fatto, soprattutto da quando Renzi ha voluto personalizzare la campagna, pensando inizialmente di ottenere dagli italiani una pronuncia plebiscitaria a suo favore, ed ha cominciato a fare annunci come «il no si giustifica solo con l’odio nei miei confronti».

Dopo che i sondaggi hanno dato in vantaggio il “No” il Presidente del Consiglio ha corretto il tiro spiegando che «personalizzare il referendum non è il mio obiettivo, ma quello del fronte del no»: ha continuato però coscientemente a fare lui per primo “campagna elettorale” perché ha definito “accozzaglia” tutti quelli che si sono pronunciati per il “NO”, senza rendersi conto che tale definizione calza abbastanza bene se riferita ai gruppi politici schierati contro di lui che mai potrebbero essere alleati fra di loro, ma è invece un autogol se la riferiamo allo schieramento che fa “campagna referendaria” e che è costituito praticamente da tutte le forze di opposizione presenti in Parlamento, lasciando ben capire come questa riforma sia stata voluta soprattutto da Renzi e dalla Boschi, che la continuano ora a mandare comparendo da tutte le parti in modo ossessivo, senza curarsi minimamente del rispetto di una par condicio, mascherando per giunta malamente che questa riforma serve prima di tutto nell’immediato a loro e solo per gli anni a venire (caso mai) anche e soprattutto per l’Italia.

Una riprova della personalizzazione della riforma costituzionale è venuta dalla lettera trasmessa agli italiani all’estero, a cui peraltro non è stato fatto sapere che con la riforma non voteranno più per il Senato.

Si chiude con una frase estremamente significativa «Aiutaci a cambiare l’Italia» e non come sarebbe stato ben più corretto «Aiuta a cambiare l’Italia sia di oggi che di domani»: in tal modo ha lasciato chiaramente intendere che a cambiare l’Italia dall’oggi al domani con una bacchetta magica sarà soltanto Renzi ed il suo Governo e non certo quelli che verranno dopo.

A tradire ancor più scopertamente questo atteggiamento megalomane del “ghe pensi mi” viene il testo dell‘Italicum dove si parla di “Capo”.

Benché in questi ultimi giorni Renzi continui a ripetere che «non si tratta di votare pro o contro il governo, ma sul merito delle riforme», continua al tempo stesso ad infarcire la sua propaganda affabulatoria di slogan accattivanti del tipo «chi vota No vuole che rimanga la casta» oppure «chi vota No vuole che rimanga la palude» (in cui sembra che abbia galleggiato bene anche lui in questi suoi anni di governo), senza rendersi conto della contraddizione in termini, dal momento che la “casta” e la “palude” in cui sguazzerebbero gli attuali politici non ha niente a che vedere con la riforma della Costituzione, perché è quella che viene determinata dalle elezioni e quindi dalla volontà degli italiani, che con le prossime elezioni potrebbero per l’appunto spazzare via tutti gli attuali parlamentari.

Nelle ultime ore il Presidente del Consiglio dei Ministri sta insistendo molto sulla leva ricattatoria della paura tornando all’iniziale «se perdo mi dimetto», pur di strappare un «voto Sì nonostante che la riforma non mi convinca molto», e lo fa affermando a destra ed a manca che lui «non ci sta a galleggiare», lasciando supporre sue dimissioni in caso di sconfitta, ma senza darle più per certe parlando però ora di «governo tecnico» (che dovrebbe succedere al suo proprio perché dimissionario), , per cui occorre comunque votare a favore della riforma, anche se si tratta di un cambiamento peggiorativo, perché altrimenti cade il governo e arrivano i “barbari” (variamente incarnati da Grillo o Salvini).

Dei suoi slogan condividiamo anche noi quello secondo cui «tutti vogliono cambiare»: quello che non condividiamo è il “come” si vorrebbe cambiare.  

L’errore più grande fatto a mio giudizio da tutti coloro che da entrambe le parti hanno voluto far scadere la “campagna referendaria” in una squallida ed inqualificabile “campagna elettorale”, fatta di insulti (fino alla rissa) e comunque di demonizzazione ossessiva dell’avversario (mischiandovi anche fatti di cronaca riguardanti in un modo o nell’altro tutti i gruppi politici ma che non hanno nulla a che vedere direttamente con la riforma costituzionale), è il presupposto non affatto dimostrato né dimostrabile (se non altro in termini statistici) che ogni cittadino italiano imiti fedelmente e soprattutto acriticamente (senza ragionare invece con la propria testa) qualunque politico a cui si sente più vicino che dichiari come voterà domenica (al pari di quanto ha fatto per ultimo Prodi proprio ieri). 

Voglio augurarmi che i cittadini non si facciano abbindolare più di tanto né dagli slogan accattivanti di Renzi (che per lo più non sono nemmeno termini di paragone strettamente calzanti come quello della «meno burocrazia») né dalle dichiarazioni roboanti di un Matteo Salvini o di un Beppe Grillo o di quelle più “civili” di personaggi comunque noti, né si facciano condizionare dalla minaccia-ricatto della caduta del Governo e votino domenica prossima pensando convintamente, dopo avere dato almeno una sommaria valutazione nel merito del testo, in che misura la riforma della Costituzione serva veramente all’Italia del domani e quindi di tutte le future maggioranze di governo e non soltanto se non esclusivamente del Renzi di oggi come unico salvatore della patria, senza alcun rischio quindi per la tenuta democratica del nostro paese.

Ieri sera da Vespa Renzi ha dichiarato che se vince il No vorrà dire che è stato lui a sbagliare, perché il popolo ha sempre ragione.

 

Dott. Arch. Rodolfo Bosi

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