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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Entro la fine del secolo le Alpi potrebbero perdere fino al 70% del manto nevoso

19/02/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Le nevicate tanto attese arrivate a gennaio hanno fatto tirare un sospiro di sollievo a molti operatori turistici  delle Alpi, ma in Svizzera e in altre regioni alpine il dicembre 2016 è stato il più secco in più di 150 anni, da quando si sono cominciati a raccogliere i dati delle precipitazioni nevose ed è stato un po’ dappertutto il terzo anno di fila on scarsa neve nel periodo natalizio.

Ora lo studio “How much can we save? Impact of different emission scenarios on future snow cover in the Alps”, pubblicato  da un team d ricercatori svizzeri  su Cryosphere la rivista della European geosciences union, dimostra  che le piste da sci senza neve potrebbero essere un panorama molto più comune in futuro.

Nella nuova ricerca, dagli scienziati dell’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (Slf) e del Cryos Laboratory dell’Ecole Polytechnique Fédérale,  evidenzia che «entro la fine del secolo, le Alpi potrebbero perdere fino al 70% del manto nevoso.  

Tuttavia, se gli esseri umani riusciranno a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C, la riduzione della copertura entro il 2100. sarebbe limitata al 30%».

Oltre alle variazioni di manto nevoso, la nuova ricerca rivela che la stagione turistica invernale alpina –  quando c’è abbastanza neve naturale per poter praticare gli sport invernali – è destinata ad accorciarsi.

Il team dice che, «con l’aumento delle temperature, la stagione sciistica potrebbe iniziare tra la metà e un intero mese più tardi di quanto non faccia attualmente.  

Inoltre, entro la fine del secolo, se non tagliamo le emissioni, potrà essere garantita abbastanza neve per poter praticare gli sport invernali solo oltre i 2500 metri».

Il principale autore dello studio, Christoph Marty del Slf, spiega che «la copertura nevosa retrocederà comunque, ma controllare le emissioni future può far molto».

Maggiori emissioni di gas serra porteranno temperature più elevate sulle Alpi, ma gli scienziati non sanno ancora come e quanto il riscaldamento globale potrebbe influenzare le nevicate nella regione. 

«La maggior parte dei modelli climatici utilizzati prevedono un leggero aumento delle precipitazioni invernali verso la fine del secolo – spiega ancora Marty – Tuttavia, dato che le temperature sono chiaramente in aumento, allo stesso tempo potremmo sperimentare aumento delle precipitazioni e non la caduta di neve.  

Ci auguriamo che i nostri risultati dimostrino in modo convincente che anche l’aumento delle precipitazioni invernali non può compensare l’effetto delle forte aumento delle temperature».

Il team svizzero ha simulato la futura copertura nevosa sulle Alpi con varie  proiezioni delle temperature e delle nevicate, riuscendo così a fare previsioni più robuste su come la neve alpina cambierà in futuro e in che modo questo cambiamento avverrà nei diversi scenari di riscaldamento globale.

Uno degli autori, Sebastian Schlögl, anche lui del Slf, spiega a sua volta: «Abbiamo utilizzato i dati meteorologici e molti diversi scenari del cambiamento climatico per modellare con “Alpine3D” il futuro manto nevoso in due bacini alpini, “Alpine3D” è un modello informatico open source progettato per simulare come si distribuisce la neve nelle regioni di montagna».

Le proiezioni del team svizzero mostrano che lo strato di neve che copre le Alpi sarà meno spesso e questo in tutte le previsioni, periodi di tempo e scenari di emissione. 

Lo studio evidenzia che «la zona più colpita dal cambiamento climatico si trova a un’altitudine sotto i 1200 m, dove le simulazioni non mostrano quasi nessuna copertura nevosa continua verso la fine del secolo». 

Il problema è che, secondo skiresort.info,  circa un quarto delle stazioni sciistiche delle Alpi si trovano al di sotto questa altitudine.

Ma anche le stazioni sciistiche in quota potrebbero assistere a drastiche riduzioni dello spessore del manto nevoso: «Se il riscaldamento globale non sarà limitato a 2° C, la profondità della neve potrebbe diminuire di circa il 40% alla fine del secolo,  anche ad altitudini superiori ai 3.000 metri». 

Lo Zugspitze, la montagna più alta della Germania, è alta 2.962 metri. 

Le due più alte stazioni sciistiche delle Alpi, le francesi Aiguille du Midi a Chamonix, il Monte Bianco e il  Cervino, il paradiso dello sci svizzero-italiano, raggiungono il massimo  circa 3.900 metri e hanno impianti rispettivamente a circa 1-000 e 1.500 metri.

La diminuzione dello spessore del manto nevoso e una stagione turistica invernale più breve avranno un impatto del turismo nelle Alpi: «Dal momento che molti villaggi alpini sono fortemente dipendente dal turismo invernale, l’economia e la società delle regioni con questi centri turistici ne patiranno –  dice Schlögl – A lungo termine, l’aumento delle precipitazioni in inverno, la copertura nevosa ridotta e la scomparsa dei ghiacciai alpini altereranno la quantità di acqua che fluisce nei torrenti e fiumi alpini e come il volume dell’acqua varia nel corso del tempo.  

Questo non rappresenta solo un impatto per l’ecologia,  ma anche per la gestione dell’acqua per l’irrigazione, la produzione di energia o i trasporti».

Nonostante Questi impatti, il nuovo studio mette in evidenza quanto le comunità alpine potrebbero risparmiare mitigando i cambiamenti climatici «il fatto che si perderà il 30% della copertura nevosa delle Alpi con la lo scenario di riscaldamento globale di 2° C è triste, ma allo stesso tempo incoraggiante rispetto alla perdita di 70% se andremo avanti con business as usual», conclude Marty.

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 17 febbraio 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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