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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Francia: l’inquinamento dell’aria costa più di 100 miliardi di euro all’anno

03/03/2017
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Secondo un rapporto “Pollution de l’air: le coût de l’inaction”  della  Commissione d’inchiesta sul costo economico e finanziario dell’inquinamento dell’aria del  Senato francese, l’inquinamento atmosferico è una «aberrazione economica» che costa alla Francia 101,3 miliardi di euro all’anno in spese sanitarie, assenze dal lavoro, calo dei rendimenti agricoli e procedure di infrazioni dell’Unione europea.

La commissione, che ha stilato e votato all’unanimità il rapporto, propone di aumentare le tasse sui diesel e di aumentare quelle sulle emissioni inquinanti.

La relatrice, la senatrice verde Leïla Aïchi, ha detto che «basandosi su studi incontestabili, la commissione d’inchiesta è pervenuta a una cifra esorbitante che comprende il costo socio-economico, il costo sanitario e il costo non-sanitario e il degrado della biodiversità.  

Però, questo costo resta sottovalutato nella misura in cui non tiene conto dell’insieme degli inquinanti oggi repertoriati o degli “effetti cocktails” che non sono contabilizzati. Inoltre, è stato dimostrato che la lotta all’inquinamento dell’aria, attraverso alcune misure incentivanti, potrebbe produrre 11 miliardi all’anno di benefici netti per lo Stato.  

È quindi incontestabile che l’inquinamento dell’aria costituisca oggi non solo un’aberrazione sanitaria, ma anche un’aberrazione economica e finanziaria. Inoltre, la lotta contro l’inquinamento dell’aia rappresenta una formidabile opportunità di sviluppo per delle filiere innovative, rispettose dell’ambiente e della salute dei francesi e soprattutto creatrice di posti di lavoro.  

È quindi urgente che il governo colga questa grande sfida per i francesi e le francesi!»

Il rapporto evidenzia che l’aria della Francia è meno inquinata, ma l’inquinamento ha «cambiato natura», diventando più diffuso e meno localizzato alle aree degli impianti industriali,  soprattutto a causa dei trasporti, del riscaldamento, dell’agricoltura e dell’aria indoor.

Per questo i francesi sono preoccupati per i picchi di inquinamento sempre più ravvicinati.

I dati dell’Organizzazione mondiale della sanità dicono che ogni anno, in Francia, il particolato, uno dei principali inquinanti atmosferici insieme all’ozono a e agli ossidi di azoto,  provocano 42 000 morti premature e per la Commissione d’inchiesta il costo di cure mediche, mortalità prematura, assenteismo dal lavoro, ecc. è «tra i 68 e i 97 miliardi di euro», 3 miliardi dei quali per il solo impatto sulla sicurezza sociale.

I costi non sanitari dell’inquinamento atmosferico – calo dei rendimenti agricoli, degrado degli edifici, spese per la prevenzione, ecc. –  raggiunge i 4,3 miliardi di euro.

Intanto, la Francia è sotto procedura di infrazione Ue per non aver rispettato I limiti delle polveri sottili in diverse aree.

La Commissione di inchiesta chiede di affrontare subito il problema delle fonti di inquinamento, a cominciare dai trasporti che rappresentano il 59% delle emissioni di ossidi di azoto e tra il 16 il 19% del particolato fine.

Ma i senatori francesi chiedono soprattutto una vera fiscalità ecologica, come la tassazione delle emissioni d’azoto, di ossido di azoto e di particolato, e di completare le normative esistenti, mal definite e che non riguardano tutti gli inquinanti noti.

Il rapporto propone di allineare entro il 2020 la fiscalità per diesel e benzina, uscendo «dall’ambiguità persistente dei pubblici poteri», ma anche la deduzione dell’Iva sulla benzina e l’elettricità utilizzate dai veicoli ibridi ed elettrici.

In Francia, tra il  2009 e il 2013 l’utilizzo di prodotti fitosanitari è aumentato del 5 % e per l’agricoltura la Commissione raccomanda di studiare le cause della mortalità superiore alla media degli agricoltori e di controllare meglio  la dispersione degli inquinanti e propone di  integrare l’impatto sulla qualità dell’aria nei dossier per l’autorizzazione all’introduzione sul mercato dei prodotti fitosanitari. Istituendo progressivamente entro tre anni  l’etichettatura di questi prodotti sulla base delle loro emissioni di inquinanti volatili.

Il rapporto è stato attaccato da diverse categorie economiche che temono un impatto negativo sull’occupazione delle misure proposte, ma la Aïchi ha ribattuto che, tenuto conto dei costi sociali, sanitari e ambientali in gioco, «considerare l’ambiente e la salute come delle variabili di aggiustamento economico non sembra pertinente. Bisogna fare in modo che questo problema ambientale diventi un’opportunità economica».

 

(Articolo pubblicato con questo titolo il 27 febbraio 2017 sul sito online “greenreport.it”)

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