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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Gestione dei rifiuti radioattivi, a che punto siamo in Italia?

05/06/2016
in Archivi, Governo del territorio, News, Piani territoriali
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Il Rapporto preliminare del programma nazionale (Rr) pubblicato nel marzo scorso ha aperto il procedimento di Valutazione ambientale Strategica (Vas) per le azioni di gestione dei rifiuti radioattivi.

Un percorso con gravi ritardi quello verso il deposito nazionale: il programma nazionale, che doveva essere presentato alla Commissione Ue ad agosto scorso, muove, ora e in Italia, i primi passi, molto incerti come vedremo; tra le istituzioni competenti a fornire osservazioni manca l’Ispettorato per la sicurezza nucleare (Isin) che, non costituito dopo la nota gaffe del Governo, viene surrogato da Ispra; la Guida tecnica 29 rilasciata due anni fa da Ispra fornisce i criteri per la localizzazione del deposito per i rifiuti radioattivi di categoria I e II, il maggior quantitativo, ma omette ogni riferimento ai rifiuti di alta attività, categoria III, che, seppur in minor quantità, sono i più temuti; infine la carta dei siti potenzialmente idonei per il deposito (Cnapi) giace da un anno nel cassetto governativo, e soggetta, come appare evidente, a esigenze elettorali rischia qui da noi di rimanere un “oscuro oggetto del desiderio”.

Nel merito il Rp scorda il reattore Galileo e le attività a Pisa presso il Camen, oggi Cisam, proponendo anzi per quest’ultimo impianto di non considerare i rifiuti provenienti da attività militari, che invece sono sempre stati inventariati e il cui conferimento era previsto al deposito nazionale.

Il Rp sorvola agilmente sulle indicazioni della Commissione d’inchiesta parlamentare sul ciclo dei rifiuti e della Commissione Stato – Regioni che, a partire dal 1999, avevano indicato la costituzione di un’Agenzia ad hoc per la gestione dei rifiuti, a garantire terzietà e scientificità delle procedure, dando così per scontato il ruolo della Sogin, che nello stesso periodo di tempo ha dato molteplici e crescenti prove di inadeguatezza a svolgere il compito, anche prima dell’attuale stallo del gruppo dirigente.

Per scontata viene anche data l’esistenza, a latere del deposito, del parco tecnologico, introdotto come “incentivo” nel fallito tentativo di rilancio del nucleare del Governo Berlusconi (2011) e che abbiamo già proposto in un precedente convegno che venga cassato, lasciando mano del tutto libera agli enti territoriali coinvolti.

Viene poi assunta l’interpretazione, falsa, che l’invio del combustibile irraggiato al riprocessamento in Francia, sia stato conseguente all’opposizione delle comunità locali allo stoccaggio a secco.

Questa falsificazione appare chiaramente strumentale a sbrigare in poche righe la questione del dove mettere l’alta attività:  “…durante il periodo transitorio di permanenza dei rifiuti radioattivi ad alta attività nel deposito stesso sarà individuato il loro smaltimento in un deposito geologico, anche tenendo conto delle opportunità offerte in futuro nel quadro degli eventuali accordi internazionali per realizzare una struttura di smaltimento.”

Un modo ingenuamente furbo per alimentare la speranza di una soluzione “all’estero”, presentando come un assioma la convivenza tra smaltimento definitivo della bassa attività e deposito provvisorio dell’alta attività, mentre questo dovrebbe essere il punto di arrivo di una procedura.

Una vera chicca appare poi affidare la verifica dell’inventario dei rifiuti radioattivi ai Carabinieri.

Al di là della complessità delle misure e delle procedure necessarie che richiedono competenze elevate e specifiche, il governo dimentica che l’autorità di controllo, Ispra, ha in materia i poteri dell’autorità giudiziaria.

Analisi senz’altro più approfondite il programma nazionale dovrà dedicare alla questione dei cask e, soprattutto, a quella attualmente più rilevante della cementazione dei rifiuti liquidi ad alta attività.

Auspichiamo infine che il governo bocci la pratica dell’incenerimento dei rifiuti radioattivi, vietata da quasi tutte le autorità nazionali per la sicurezza nucleare ma programmata da Sogin.

E restiamo a disposizione di tutti gli stakeholder che richiedessero un supporto tecnico-scientifico.

 

(Articolo di Massimo Scalia, pubblicato con questo titolo il 27 maggio 2016 su “greenreport.it”)

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