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Rodolfo Bosi
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Home Archivi

Grandi navi, pressing degli armatori: mani libere sull’ambiente

08/06/2016
in Archivi, Governo del territorio, Natura, News, Piani territoriali
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Grande nave in laguna

Multe alle navi da crociera che inquinano.

Il rischio, per le grandi compagnie, di non poter più attraccare nei porti italiani in caso di recidiva (che si è già verificata).

E una clamorosa sentenza del Tribunale di Genova che vieta ai colossi da 3mila passeggeri di utilizzare carburanti sporchi.

Mentre gli armatori, denunciano i deputati M5S, fanno pressing sul ministero dell’Ambiente perché siano innalzati i limiti delle emissioni.

“In queste ore si sta combattendo una battaglia decisiva per la pulizia dell’aria nelle città portuali. Quelle dove ogni anno attraccano 4.556 navi da crociera che trasportano 10,9 milioni di passeggeri. Colossi che stanno a pochi metri dalle case”, racconta Arianna Spessotto (M5S) della Commissione Trasporti della Camera.

Arianna Spessotto.00

Arianna Spessotto

Basti pensare che ogni anno a Civitavecchia si contano 806 “toccate nave”, a Venezia 498, a Napoli 430.

Mentre a Savona, dove attraccano letteralmente in pieno centro storico, siamo a 231 e a Genova si arriva a 190.

“Senza contare la salute di chi è a bordo. Le navi inquinano infinitamente più delle auto”, spiega Spessotto. Tutto nasce dalle ultime contravvenzioni che le capitanerie di porto – Venezia e Genova, in particolare – hanno inflitto ad alcune delle maggiori compagnie.

L’accusa: violazione dell’obbligo di utilizzare un carburante a basso contenuto di zolfo (1,5% della massa).

Ed ecco scattare le sanzioni da 30mila euro.

Ma in una partita da molti miliardi, la vera posta è che, in caso di recidiva, il comandante o le navi rischiano di non poter più attraccare nei porti italiani.

Così ecco il ricorso presentato da Msc (ma il discorso vale anche per altri grandi operatori) al tribunale di Genova: i transatlantici da crociera, scrivono gli avvocati, non possono essere considerati navi di linea.

Questione di orari, di tragitti: “Nessuno li utilizza per spostarsi da un porto all’altro”, scrivono i legali nel ricorso.

Ma il giudice Pietro Spera del Tribunale di Genova lo ha respinto.

Una sentenza che potrebbe rivoluzionare il trasporto marittimo italiano.

Scrive il magistrato: “Una serie di traversate a scopo turistico deve essere considerata come un collegamento”. Ancora: “Dato che le direttive europee hanno lo scopo di tutelare la salute e l’ambiente riducendo le emissioni di anidride solforosa, incluse quelle prodotte durante i trasporti marittimi, detta conclusione non può essere inficiata dalla circostanza che i passeggeri di una nave da crociera beneficino di servizi supplementari, quali l’alloggio, la ristorazione e le attività ricreative”.

Infine, rileva il Tribunale, gli orari delle navi da crociera si possono reperire sui siti delle compagnie di navigazione.

Ma che cosa è in gioco davvero?

“Cambiare la classificazione di una nave significa risparmiare decine di milioni di euro. Perché le navi non di linea possono utilizzare carburante con una percentuale di zolfo del 3,5 per cento. E una nave da crociera arrivare a consumare 15 tonnellate l’ora ”, racconta un ufficiale della Costa Crociere che non vuole essere citato.

Non è soltanto una questione di denaro, assicura un ufficiale Msc, ma anche di disponibilità: “Il carburante più pulito costa molto di più. Ma è anche più difficile da trovare”.

Forse anche perché c’è poca domanda.

E c’è infine, sostengono le compagnie, la questione della concorrenza: “Servono norme uniformi, perché se in Italia si chiede carburante pulito e in Spagna no, bé… andiamo fuori mercato”.

Un business immenso, anche per i porti di accoglienza.

“Ma c’è soprattutto la salute”, ricorda Spessotto.

E non c’è soltanto lo zolfo, ma anche le polveri ultrasottili.

Come ricorda Luciano Mazzolin di Ambiente Venezia: “Secondo i rilevamenti dell’associazione ambientalista tedesca Nabu, in Laguna la situazione per il pm 2,5 talvolta è peggio che a Pechino. Il livello registrato è 150 volte superiore a quello dell’aria pulita (mille particelle per centimetro cubo)”.

Prosegue Mazzolin: “Al ponte degli Scalzi sono stati registrati picchi di particelle ultrasottili di 62.400 unità per centimetro cubo. All’Arsenale, punto di passaggio delle grandi navi, siamo a 133mila unità”.

Spessotto aggiunge: “Chiediamo al ministero di sapere se è vero, come ci risulta da fonti attendibili, che in queste ore le compagnie stanno cercando di ottenere un innalzamento dei limiti”.

Interpellato dal cronista, il ministero ha smentito incontri.

Alla successiva domanda se sia in atto un tentativo di pressing sul ministero non c’è stata risposta. E non si parla delle navi merci.

Secondo l’indagine della trasmissione Petrolio, i 20 cargo più grandi del mondo emettono più diossido di zolfo di tutte le auto in circolazione.

Ma la flotta, che trasporta il 90% delle merci mondiali, è composta di 60mila navi.

Un terzo transita per il Mediterraneo.

(Articolo di Ferruccio Sansa, pubblicato con questo titolo il 4 giugno 2016 su “Il Fatto Quotidiano”)

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