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Rodolfo Bosi
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La porta della laguna

16/04/2015
in Archivi, edilizia, Governo del territorio, News, Piani territoriali, Urbanistica
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Sul sito “Eddyburg” il 13 aprile 2015 è stato pubblicato con questo titolo un articolo di Paola Somma, di cui VAS condivide i contenuti.

Gli scandali veneziani non finiscono mai, e gli autori sono  sempre gli stessi. 

Lo saranno anche dopo le elezioni?  

I disegni ed il rendering della tettoia che verrà collocata all’arrivo del tram a piazzale Roma, “porta automobilistica della laguna”, hanno suscitato molti commenti negativi sull’aspetto della struttura, il cui progetto è stato approvato dal commissario straordinario che governa la città. 

Si tratta di una piastra d’acciaio lunga 32 metri, poggiante su un’unica colonna centrale per “evocare una T nel paesaggio”. 

Sarà di colore grigio scuro, in conformità alle richieste della Sopraintendenza che lo ha voluto “in tinta” con il vicino nuovo palazzo di Giustizia, il cui rivestimento in rame “invecchia malamente” e, invece di assumere la tonalità del metallo ossidato, è diventato grigio fumo.

Le più o meno futili discussioni sull’aspetto della pensilina, che verrà installata nei prossimi giorni, hanno distolto l’attenzione dall’intreccio di vicende, a scala nazionale e locale, di cui essa è, per il momento, l’ultimo atto.

Il tutto ha inizio nel 2002, quando la legge finanziaria predisposta dal ministro Tremonti ha imposto alle società di trasporto locale lo scorporo della parte infrastrutturale dalla erogazione dei servizi. 

La logica del provvedimento è simile a quella che ha portato allo smantellamento delle Ferrovie dello Stato. 

E simili sono i risultati: da un lato riduzione delle risorse per il servizio di trasporto, il che significa meno manutenzione dei mezzi, minor numero di corse, aumento delle tariffe; dall’altro grande impulso allo sviluppo immobiliare delle stazioni cedute a privati investitori.

Per effetto di tale legge, nel dicembre 2003, ACTV l’azienda comunale di trasporto pubblico di Venezia è stata scissa in due. 

È stata creata PMV s.p.a società del Patrimonio per la Mobilità, alla quale è stata conferita la proprietà di tutti i beni costituenti le reti, gli impianti e le altre dotazioni patrimoniali destinate all’effettuazione del trasporto pubblico: gli approdi del servizio di navigazione – pontoni galleggianti, passerelle d’imbarco e pontili fissi in calcestruzzo -, le pensiline di fermata del servizio bus in terraferma, nonché i depositi dei mezzi e le relative aree di parcheggio. 

Da allora PMV affitta questi beni ad ACTV, e periodicamente minaccia di impedirne l’utilizzo ai mezzi di trasporto pubblico se non verranno alzati i canoni.

Nella stessa operazione di scissione del 2003, ACTV ha conferito a PMV anche il ramo di azienda denominato “Progetti Speciali” nel quale rientra il progetto per la realizzazione del “sistema tranviario su gomma a guida vincolata per la città di Mestre Venezia”. 

Il tram era fortemente voluto dall’allora sindaco Paolo Costa (già ministro dei Lavori Pubblici ed attuale presidente dell’Autorità Portuale, nonché paladino delle grandi navi in laguna) che lo vedeva come la “spina dorsale” di una città che ha il suo fulcro nell’aeroporto e nei milioni di turisti che vi sbarcano. 

Nel 2004, inaugurando il cantiere della prima linea tra Mestre e Marghera ha detto, “spero che ne vengano aggiunte altre, in particolare quella sino a Tessera, che potrebbe poi continuare, con la sublagunare, all’Arsenale.

Un giorno, non molto lontano, con un unico mezzo si potrà arrivare dal centro di Venezia in aeroporto, in stazione a Mestre o a Marghera”.

I successivi sindaci hanno continuato ad appoggiare il progetto del tram, sebbene ognuno con motivazioni diverse e con diverse ipotesi di percorso. 

Per Massimo Cacciari era funzionale allo sviluppo del cosiddetto Quadrante Tessera, una gigantesca speculazione immobiliare adiacente all’aeroporto, e per sostenere la candidatura di Venezia alle Olimpiadi del 2020. 

Giorgio Orsoni non aveva un preciso disegno territoriale nel quale inserire il tram. 

Si limitava a valutarne le potenzialità nella contrattazione con i privati investitori che sperava di attrarre. 

Così, propose di modificare il percorso già approvato per far arrivare il tram davanti al Palais Lumière, la torre che Pierre Cardin voleva costruire a Marghera.

In ogni caso, era chiaro a tutti che per i cantieri del tram servivano molti soldi. 

Si è così deciso di alienare il deposito degli automezzi ex ACTV in via Torino, un’area di oltre trentamila metri quadrati in posizione strategica in prossimità dell’imbocco del ponte della Libertà. 

Inizialmente si è parlato di metterlo all’asta partendo da una base di 14 milioni di euro, ma poi, nel 2012, lo si è ceduto per 9 milioni ad un privato per realizzare un supermercato, una torre commerciale/residenziale e un parcheggio a raso. 

Il progetto, ha spiegato l’assessore Ezio Micelli, “tiene insieme tre elementi: sobrietà, complessità e qualità e punta sulla ricchezza funzionale dell’impostazione di fondo … è un intervento da tempo atteso, sia per ragioni di natura sociale, visto lo stato di abbandono e di degrado dell’area, che ambientali, essendo necessaria una bonifica, non solo da materiali inquinanti, ma anche da possibili residuati bellici”. 

La torre, alta 75 metri e denominata Hybrid Tower Mestre, è ora finita. 

Come dicono gli opuscoli pubblicitari, “da una parte si potrà contemplare la laguna di Venezia e il campanile di San Marco, dall’altra la conurbazione mestrina e, sullo sfondo, le dolomiti con la neve”. 

Secondo il progettista, Flavio Albanese, il ristorante panoramico negli ultimi piani dovrebbe diventare “il vero locale appeal di Mestre, in grado di richiamare migliaia di persone, solo per farci un giretto dentro, come avviene nelle metropoli. La torre, inoltre, potrebbe essere un grande totem, che di volta in volta pubblicizza eventi, segno distintivo della città … è il nuovo simbolo della Mestre del ventunesimo secolo, il primo elemento della Mestre verticale”.

Ora che il tram è arrivato a piazzale Roma – il ritardo di alcuni anni rispetto ai programmi non ha impedito ad Antonio Stifanelli, presidente di PMV, di ricevere, per il 2014, un premio di 50.000 euro – ed il grattacielo a Mestre è finito, nuovi progetti sono in vista. 

Dopo aver realizzato enormi pontili a San Marco e al Lido – più diminuiscono le corse più si ampliano le stazioni alle fermate – PMV vorrebbe costruire una grande stazione di interscambio a Mestre, in piazza Cialdini. 

Ovviamente, le risorse necessarie dovrebbero provenire dalla vendita di immobili comunali. 

A questo dovrà provvedere la prossima amministrazione comunale e stupisce che nessuno dei candidati si pronunci sulla questione, preferendo promettere crescita e sicurezza. 

Intanto, l’unica cosa certa è che, grazie al tram, chiamato anche “siluro rosso”, forse per evocare un’analogia con i freccia rossa, verranno sospese o ridotte le corse di alcune linee di autobus. 

 

 

 

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